Analisi del Comportamento di Jannik Sinner sul Campo
Il nostro esperto biblista ci offre uno sguardo approfondito su un tratto distintivo di Jannik Sinner: il suo comportamento durante le partite. Questo aspetto lo differenzia notevolmente dagli altri giocatori e rimane costante, nonostante le circostanze, anche quando il pubblico non è a suo favore.
foto Ray Giubilo
Oggi, mi allontano momentaneamente dai testi biblici per avventurarmi nel mondo della filosofia classica. Questa riflessione mi è sorta spontanea ieri sera, mentre guardavo con grande ammirazione il modo in cui Jan (23 anni) si è comportato in campo contro Nole (38 anni).
Per chi non ha assistito all’evento, ecco un breve contesto. Si trovavano sul campo Philippe Chatrier a Parigi, per la semifinale del Roland Garros. Erano presenti circa 15.000 spettatori, tra cui francesi generalmente meno inclini a sostenere un italiano, serbi e altri fan di Djokovic, che speravano di vederlo conquistare il suo 25° titolo dello Slam il giorno seguente. Ma non solo facevano il tifo per Nole, legittimamente, ma alcuni si spingevano a tifare contro Sinner, esultando ai suoi errori e disturbando i suoi servizi con rumore e schiamazzi. La “vecchia volpe” serba, un campione esperto, consapevole di essere meno veloce e forte di Jan quel giorno, ha anche incitato la folla a suo favore e ha messo in scena alcune proteste verso l’arbitro per cercare di scoraggiare il giovane italiano. Jan avrebbe avuto tutte le ragioni per perdere la calma, come molti altri giocatori avrebbero probabilmente fatto.
Come ha reagito il numero 1 del mondo? Ha vinto in tre set, dopo una battaglia tenace, neutralizzando contro-break e salvando tre set point molto pericolosi. Al termine dell’incontro, durante l’intervista sul campo, ha persino ringraziato il pubblico. I filosofi stoici dell’antichità avrebbero definito questa capacità di mantenere la calma apátheia, una virtù che significa “assenza di passioni” o imperturbabilità, ben diversa dalla nostra apatia, che implica insensibilità o indifferenza depressiva.
Epitteto (50-130 d.C.), un filosofo che ha vissuto una vita difficile tra schiavitù, esilio e altre avversità, nel suo Manuale, un compendio del suo pensiero, spiega: “Ci sono cose che dipendono da noi e altre che non dipendono. Da noi dipendono il nostro giudizio, i nostri impulsi, i desideri, le avversioni e, in generale, le nostre azioni. Non dipendono da noi il nostro corpo, i possedimenti, le opinioni altrui. Aggiungi sempre davanti a ogni pensiero doloroso: ‘Sei solo un’immagine e non la realtà’. Poi esamina la situazione con le regole che conosci, chiedendoti prima di tutto se è qualcosa che puoi controllare o meno. Se non puoi, allora non ti riguarda”.
Epitteto, un vero mental coach, avrebbe trovato in Jan un esempio eccellente di come concentrarsi solo su ciò che si può controllare, nonostante le tipiche nevrosi dei tennisti. L’atteggiamento di Jan è veramente ammirevole: nel peggiore dei casi, mostra solo un leggero corrugamento del viso, un’espressione di disappunto, o al massimo uno sguardo severo verso qualcuno nel suo angolo o nel pubblico.
Mentre si riposa oggi, forse Jan potrebbe leggere il Manuale di Epitteto, e ricordare le parole di Paolo di Tarso nella Lettera ai Filippesi: “Ho imparato a bastare a me stesso in ogni circostanza. Sono allenato a tutto”. Questo insegnamento gli sarà utile domani, contro il formidabile Carlos…
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Matteo Conti è giornalista tennis. Da cinque anni segue i Grandi Slam, i circuiti ATP e WTA. I suoi articoli offrono analisi tattiche e reportage esclusivi con i protagonisti. Il suo stile conciso ti porta nel vivo di ogni match.