Mercedes ha ottenuto un risultato straordinario nel Gran Premio di Montréal, conquistando sia la vittoria che due posizioni sul podio. Nonostante le difficoltà riscontrate in altre gare con temperature simili, questa volta la W16 ha dimostrato di poter eccellere anche con i quasi 50°C dell’asfalto. Esaminiamo il contesto più ampio per comprendere meglio questa performance.
Il drammatico incidente tra Lando Norris e Oscar Piastri quasi ha messo in ombra un fine settimana eccezionale per la Mercedes, che ha dominato la competizione fin dalle prove del venerdì, segnando una vittoria e due posizioni sul podio in una pista che si è dimostrata particolarmente favorevole.
In diverse occasioni precedenti, come in Cina, Arabia Saudita e Imola, la scuderia tedesca era stata vicina a conquistare la pole position, ma le mancava sempre quel piccolo margine che avrebbe potuto cambiare le sorti della gara. Tuttavia, la loro prestazione in gara a Montréal ha sorpreso positivamente.
Analizzando la stagione, si nota che la monoposto è generalmente più performante nei giri singoli piuttosto che nell’intera durata della gara, specialmente quando trova la giusta “finestra di operatività”. Questo dipende molto dalle condizioni ambientali e dalle temperature, con la W16 che tende a esprimersi meglio in condizioni di clima fresco piuttosto che in caldo estremo.
Il successo a Montréal, nonostante i 50°C sull’asfalto, è stato quasi inaspettato, ma per comprendere appieno questo risultato bisogna considerare diversi fattori. Come osservato nell’analisi del venerdì, il circuito di Montréal presenta caratteristiche uniche. È una pista dal design stop&go con intense frenate, zone di trazione e numerose chicane che richiedono grande fiducia nella vettura per attaccare e sfruttare i cordoli. Inoltre, l’asfalto liscio contribuisce a mantenere più bassa la temperatura e a limitare il degrado degli pneumatici.
In generale, le curve lente non sono il punto di forza della W16, ma è importante notare che non tutte le curve lente sono uguali. Nei segmenti a bassa velocità più “secchi”, la Mercedes riesce a tenere il passo con la concorrenza. Le difficoltà emergono nelle curve lente e prolungate, dove è cruciale lavorare bene sull’anteriore per evitare il sottosterzo, un problema su cui la scuderia ha lavorato durante l’inverno.
A Montréal, i tratti lenti e prolungati che sollecitano fortemente l’anteriore sono pochi, e questo ha giocato un ruolo chiave. È anche uno dei motivi per cui, allargando lo sguardo, la McLaren non è riuscita a replicare il livello di competitività mostrato in altri appuntamenti.
Questi elementi sono cruciali per comprendere la prestazione eccezionale della Mercedes a Montréal. Durante le sessioni di prova del venerdì, le temperature dell’asfalto erano ancora piuttosto basse, circa 40°C, e la pista era sporca con poche curve che potessero innescare picchi di energia sugli pneumatici, creando condizioni ideali per il graining, specialmente sull’anteriore sinistro.
Nel corso del weekend, la pista ha migliorato notevolmente il grip, ma il graining non è stato completamente eliminato a causa delle caratteristiche intrinseche del circuito. Anche se sabato e domenica le temperature dell’asfalto sono aumentate fino a 50°C, è essenziale inserire questi dati in un contesto più ampio.

Stefano Lombardi è giornalista Formula 1. Da dodici anni segue ogni Gran Premio, da Monaco a Suzuka. Le sue analisi tecniche e strategiche svelano i segreti di team e piloti. Il suo stile chiaro ti guida ad ogni curva.