Allarme scuole: il 91% degli adolescenti non fa attività fisica. L’Italia si scopre pigra e, peggio ancora, senza strutture adeguate per invertire la rotta. Dietro i dati freddi si nasconde una realtà che riguarda tutti, dalle famiglie alla scuola, dallo sport ai valori con cui cresciamo le nuove generazioni. Siamo pronti a correre ai ripari? O almeno a camminare…
Un’Italia a corto di movimento: la fotografia preoccupante
L’Osservatorio Valore Sport 2025, promosso da The European House Ambrosetti in collaborazione con CONI, CIP, ICSC e Sport e Salute, ha scattato una foto nitida (e non filtrata!) sul livello di attività fisica nel nostro Paese. Il risultato? Oltre l’80% degli italiani non raggiunge nemmeno i livelli minimi di attività fisica raccomandati dalle autorità sanitarie. E dire che basta mezz’ora di camminata al giorno per essere considerati “attivi” secondo alcuni standard…
Ma è guardando ai ragazzi tra gli 11 e i 15 anni che la situazione diventa drammatica. L’Italia si piazza mestamente all’ultimo posto tra i Paesi OCSE: più del 91% degli adolescenti è fisicamente inattivo. Per farsi un’idea: la media regionale si ferma intorno all’80%. I nostri giovanissimi battono tutti… ma solo nella gara del divano!
Ragazze e scuola: il quadro si fa ancora più grigio
Come se non bastasse, l’analisi si fa ancora più allarmante quando si focalizza sulle ragazze. Qui l’inattività fisica è ancora più diffusa rispetto ai coetanei maschi. Un segnale che non si può ignorare, perché le conseguenze non riguardano solo la salute dei singoli, ma ricadono sull’intero sistema Paese, influendo su salute pubblica e sostenibilità economica. Insomma, quando diciamo che il benessere costa, non è soltanto una battuta!
E la scuola? Il contesto scolastico riflette la più generale carenza di strutture sportive. Il nostro Paese presenta un deficit del 30% rispetto alla media europea nel numero di impianti sportivi disponibili. Significa che molte scuole sono ancora prive di una palestra degna di questo nome, mentre quelle che esistono spesso hanno bisogno di un (urgente) restyling. Secondo la roadmap “2050 – Italia In Movimento”, l’obiettivo sarebbe riqualificare almeno il 5% l’anno del patrimonio impiantistico, includendo anche le strutture scolastiche. Sembra poco? Nel tempo può fare la differenza. Ma bisogna iniziare.
La via d’uscita: obiettivi e azioni concrete
Lo studio indica alcuni traguardi da raggiungere. Il più ambizioso? Raddoppiare la quota attuale di bambini fisicamente attivi, secondo i parametri dell’OMS. L’obiettivo finale è quello di far entrare l’Italia nella top-5 dei Paesi OCSE per l’attività fisica tra i giovani. Per riuscirci è indispensabile un lavoro corale, fatto di azioni coordinate. Tra le proposte che emergono:
- La riqualificazione delle infrastrutture sportive, con particolare attenzione alle scuole;
- La promozione di attività fisica accessibile a tutti, senza barriere economiche o sociali;
- La valorizzazione della funzione educativa dello sport, coinvolgendo anche le realtà associative e il mondo scolastico.
In questo scenario, il Consorzio Vero Volley gioca un ruolo di primo piano. Durante il Vero Volley Day, il Consorzio ha ribadito il proprio impegno nel promuovere l’attività fisica tra i più giovani. Le parole della presidente Alessandra Marzari suonano come un manifesto: “I campioni devono essere modelli, non bersagli di aspettative. Devono trasmettere ai ragazzi l’idea che la disciplina sportiva è un percorso di miglioramento e consapevolezza, anche nei contesti più fragili”.
Inoltre, il Consorzio collabora con la Comunità di San Patrignano, convinto che l’attività fisica possa rafforzare anche chi sta attraversando percorsi complessi di recupero dalle dipendenze. La promozione di uno sport accessibile e aperto resta uno dei pilastri dell’impegno quotidiano.
Conclusioni: la sfida è di tutti
L’allarme lanciato dai dati dell’Osservatorio Valore Sport non può essere ignorato. Troppi giovani, troppe ragazze (e anche tanti adulti) stanno fermando i loro passi più di quanto sia salutare, per loro e per la collettività. Serve un cambio di passo – letteralmente! – che coinvolge famiglie, scuole, istituzioni e associazioni sportive. D’altronde, come recita un antico proverbio non confermato dallo studio (ma dal buon senso sì): chi si ferma è perduto. E allora, che aspettate a muovervi?
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Marco Rossi è giornalista calcio. Con dieci anni di esperienza, analizza trasferimenti, tattiche e successi dei club europei. Offre analisi precise e coinvolgenti. Il suo stile chiaro ti aiuta a comprendere i punti chiave di ogni partita.