
C'è una data da segnare in rosso sul calendario: il 4 ottobre 2012. E non perché si festeggia San Francesco d'Assisi. Ma perché per allora andrà completato il processo di soppressione-accorpamento delle Province italiane. Che potrebbe coinvolgere fino a 60 enti. Se non addirittura 74 se anche le Regioni a statuto speciale seguissero l'esempio di quelle ordinarie. E a partire dal 1° gennaio 2014 all'elenco si aggiungeranno anche le 10 città metropolitane. LA RISPOSTA DI SABATTINI Premesso che non ho mai fatto una difesa d�??ufficio delle Province, penso che il governo debba decidere una volta per tutte se questi enti sono utili oppure no. E se l�??utilità si misura in base alle competenze che vengono attribuite, credo che l�??unica scelta possibile a questo punto sia la soppressione, ponendo fine a questa agonia istituzionale». Emilio Sabattini, presidente della Provincia di Modena, commenta così il decreto legge approvato il 5 luglio dal Consiglio dei ministri che prevede la riduzione e l�??accorpamento delle Province in base alla dimensione territoriale e alla popolazione.
«In attesa di conoscere i parametri in base ai quali si procederà agli accorpamenti �?? spiega Sabattini �?? trovo in generale la proposta poco convincente. Ho sempre sostenuto la necessità di un grande processo di riorganizzazione dell�??assetto istituzionale, che non ravviso in questo decreto. Il disegno di riassetto che esce da quel provvedimento, estremamente penalizzate per il sistema degli enti locali e ancora troppo vago sulla ridefinizione degli uffici periferici dello Stato, sancirebbe di fatto l�??inutilità delle Province al di là della loro dimensione, con la cancellazione della quasi totalità delle funzioni».
La misura illustrata dal governo, infatti, attribuisce alle Province le sole competenze relative all�??ambiente, soprattutto per il settore discariche, ai trasporti e viabilità. «Quanto alla prima �?? osserva Sabattini �?? è quasi un paradosso, dal momento che in tutti i documenti di programmazione approvati dal nostro ente si indica la scelta di andare al superamento delle discariche».
Sabattini mette in evidenza, poi, un altro elemento di forte criticità, quello della riduzione dei trasferimenti alle Province che ammonta a 500 milioni di euro nel 2012 e mille milioni dal 2013. «Tagli ancora più significativi sono a carico dei Comuni, e questo �?? osserva �?? preclude la possibilità, per la Provincia di Modena e i Comuni colpiti dal terremoto, di concorrere alla ricostruzione degli edifici scolastici anche con risorse proprie".
COSA PREVEDE IL DECRETO LEGGE La norma non prevede direttamente l'eliminazione ma dà mandato a una deliberazione del Consiglio dei ministri, che dovrà arrivare entro 10 giorni, di fissare i parametri per la "dieta forzata" a cui saranno sottoposte le amministrazioni provinciali. Stabilendo sin d'ora quali dovranno essere: la dimensione territoriale e la popolazione residente. Mentre, rispetto alla versione originaria del Dl, scompare il terzo parametro (numero minimo di Comuni). Quanti abitanti e quale estensione servirà per continuare a sopravvivere lo deciderà il Cdm. Ma dovrebbero passare i criteri individuati dal ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, e dalla sua collega dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. L'ambito ottimale dovrebbe dunque essere individuato in 3mila chilometri quadrati; la popolazione minima in 350mila. Per continuare a esistere le Province dovranno possederli entrambi a meno che non siano capoluoghi di Regione oppure non confinino con una Città metropolitane e Province appartenenti a regioni diverse (ed è il motivo per cui La Spezia non sarebbe cancellata, ndr). Nel complesso la "sforbiciata" riguarderà 60 enti su 107 nei territori ordinari. O meglio riguarderebbe visto che entro 40 giorni dalla decisione governativa ogni Consiglio delle autonomie locali potrà varare «un piano di riduzioni e accorpamenti» alternativo. Ciò significa che la geografia delle amministrazioni provinciali illustrata qui accanto potrebbe ancora cambiare. Per garantirsi la sopravvivenza alcuni enti sembrano anche disposti a mettere da parte rivalità storiche. Si pensi ad esempio alla Toscana. Per evitare che resti in vita la sola Firenze (peraltro trasformata in Città metropolitana dal 2014), Pisa e Livorno potrebbero addirittura pensare di fondersi. E lo stesso potrebbero fare Arezzo e Siena. Soluzioni analoghe potrebbero riguardare la Lombardia per aggiungere altre sedi alle "sopravvissute" Milano e Brescia oppure l'Emilia Romagna. Altrimenti accanto a Bologna resterebbe solo Parma. I Consigli delle autonomie non potranno però temporeggiare più di tanto. Entro 20 giorni dalla conversione del decreto spending (e cioè entro il 24 settembre) l'Esecutivo potrà "vidimare" soppressioni e accorpamenti decisi sul territorio. Se manca la delibera dei Consigli toccherà alla Conferenza unificata esprimersi nei 10 giorni successivi. E si potrebbe arrivare così al 4 ottobre. Un discorso a parte lo meritano le Regioni a statuto speciale. Che avranno sei mesi per scegliere di subire la stessa sorte riservata al resto dello Stivale. Se decidessero di farlo, ma appare un'ipotesi alquanto remota, scomparirebbero 14 Province. Oltre a essere più che dimezzate le amministrazioni provinciali perderanno numerosi compiti. A cominciare dalle funzioni amministrative che saranno trasferite ex lege ai Comuni. Nelle loro vesti di enti di area vasta continueranno a occuparsi solo di due materie: pianificazione territoriale provinciale e valorizzazione dell'ambiente; pianificazione dei servizi di trasporto. Dal 1° gennaio 2014 il ridisegno sarà completato dalla nascita di 10 Città metropolitane che prenderanno il posto delle rispettive Province. Alle già citate Milano, Bologna e Firenze si sommeranno Roma, Torino, Venezia, Genova, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Avranno un sindaco metropolitano e un consiglio formato al massimo da 16 membri. Soddisfatto per le scelte del Governo Patroni Griffi che ha parlato ieri di «svolta» a proposito di una normativa che eliminerà una serie di «microfeudi». E un sì alla riforma è giunto anche dall'Upi che però posto l'accento sui tagli ulteriori (1,5 miliardi nel biennio 2012-2013 definendoli «insostenibili». La norma dà mandato a una deliberazione del Consiglio dei ministri, che dovrà arrivare entro 10 giorni, di fissare i parametri di dimensione territoriale e popolazione per evitare la soppressione delle province, che dovrebbe comunque riguardare 60 enti su 107. L'ambito ottimale dovrebbe essere individuato in 3mila chilometri quadrati; la popolazione minima in 350mila. Per continuare a esistere le Province dovranno possederli entrambi a meno che non siano capoluoghi di Regione oppure non confinino con una Città metropolitana e Province appartenenti a regioni diverse . I POSSIBILI ACCORPAMENTI La via d'uscita per evitare la cancellazione è l'accorpamento, da determinare entro 40 giorni dalla decisione governativa dei nuovi parametri LE REGIONI SPECIALI Le regioni a statuto speciale avranno sei mesi di tempo per decidere se subire la stessa sorte delle altre regioni. Ipotesi poco probabile CITT�? METROPOLITANE Ne nasceranno 10: Milano, Bologna e Firenze, Roma, Torino, Venezia, Genova, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Avranno un sindaco metropolitano e un consiglio di massimo 16 componenti