Calcio » Carpi

Lunedì 17 Giugno 2013 - ore 01:41

Commento / Il Carpi entra nella storia: prima promozione in serie B

di Andrea Rughetti
La festa sotto la curva nel dopo partita

'Davide' batte 'Golia': i biancorossi stendono il Lecce superfavorito alla vigilia del campionato e dopo la vittoria dell'andata impongono il pari al ritorno rimontando una rete iniziale di Bogliacino e grazie ad una punizione (la seconda in due settimane) di Kabine. E' la vittoriadi un gruppo solidissimo, di una squadra con giovani dal sicuro avvenire e uomo esperti bene assemblati, ma è soprattutto il risultato di una programmazione da parte di una societò seria che ha portato il club dall'Eccellenza alla serie B in pochi anni: e sicuramente Bonacini, che è un ambizioso, non vorrà fermarsi qui.

E' fatta. Il Carpi è in serie B per la prima volta nella sua storia. Ieri al Via Del Mare i biancorossi hanno coronato una stagione memorabile con il pareggio che serviva per salire di categoria, l'hanno fatto disintegrando il Lecce sotto il piano fisico, correndo il doppio e finendo senza nemmeno soffrire troppo. Nel computo delle due gare di andata e ritorno, il Carpi di Brini ha dimostrato di meritare più dei salentini, se poi allarghiamo al campionato (contro il Carpi il Lecce non ha mai vinto) ecco che la promozione diventa più che legittima. Merito di un gruppo compatto, che ha saputo soffrire e sacrificarsi nei momenti difficili, di un tecnico che è arrivato risollevando una squadra a pezz,i portando fiducia e soprattutto un gioco, ma grande merito va alla società, per il lavoro svolto in questi anni, perchè i successi partono sempre dall'alto e si costruiscono nel tempo. E il gruppo Bonacini da quando è arrivato anni fa a Carpi ha quasi sempre solo vinto (l'anno scorso è stata un'amara parentesi dalla quale è stato bravo a riprendersi in fretta) perchè ha saputo investire ma anche programmare sulle persone giuste (vedi il diesse Giuntoli) e creare una società amministrata come una vera azienda. Il capolavoro, poi, l'hanno fatto loro, i giocatori, finendo per piegare quella che avrebbe dovuto essere (e forse sulla carta lo era) la corrazzata del campionato, quella che doveva distruggere tutto e tutti. Ma solo i nomi non fanno la squadra e lo ha dimostrato una volta di più il Carpi dei giovani e degli sconosciuti (tanti sono quelli che arrivavano dalle categorie inferiori) che ha fatto dell'umiltà e della concretezza le proprie armi migliori. Peccato per quella pausa prolungata dopo il girone d'andata, costata tanti punti e che avrebbe potuto essere pagata a caro prezzo, se non fosse scattata la molla dell'orgoglio mossa da mister Brini. Senza quella sei o sette partite in cui il Carpi non si riconosceva più, forse i biancorossi, che avevano chiuso l'andata al comando della classifica, avrebbero potuto anche risparmiarsi la fatica, il sudore e l'incognita dei play-off: sarebbero arrivati sicuramente primi. Merito anche della società che ha saputo vedere in questa squadra le potenzialità per arrivare fino in fondo e apportare nel mercato di gennaio quei cambiamenti che sono stati poi decisivi, primo fra tutti l'inserimento di Della Rocca, ma senza dimenticare Melara e gli altri. Dunque, impresa riuscita, della quale avremo tempo di riparlare ripercorrendo le varie tappe e cercando di sviscerare i segreti di un club che può sicuramente essere preso d'esempio, al pari del Sassuolo, anche se le potenzialità sono diverse. Per restare lla gara di ieri, c'è da dir che non era iniziata come ci si apsettava: pronti e via e un minuto i salentini erano già in vantaggio, grazie a Bogliacino, che da fuori area ha fatto partire un pallonetto scavalcando il portiere Sportiello e sorprendendolo fuori dai pali. Alzi la mano chi a quel punto, tra quelli che erano a casa a vedersela in Tv, al Cabassi davanti al maxischermo o in curva (un plauso a quei cento che hanno affrontato la lunga trasferta) non ha pensato a quel punto che la partita s sarebbe trasformata in una debacle paurosa e che il Lecce avrebbe maramaldeggiato sui 'poveri' biancorossi. Niente di tutto questo è avvenuto, anche se le avvisaglie c'erano tutte (lo stadio dopo il gol iniziale è diventato una bolgia e la tribuna stampa un ammasso di vetri dopo che un giornalista locale ha spaccato una vetrata per la troppia gioia). Si è pensato che il giovane Carpi sarebbe caduto sotto i colpi del più esperto Lecce: invece no. E' bastato solo qualche minuto al Carpi per riorganizzarsi sia tatticamente che mentalmente e per prendere in mano il filo del gioco. Al 14' Pasciuti con un tiro di sinistro colpisce il palo a Benassi battuto, ma è solo l'inizio di un predominio territioriale che nella ripresa sfocerà nel pareggio e in altre occasoni da gol non concretizzate. Il Lecce, con Chevanton in panchina perchè a mezzo servizio, ha cercato nei giovani Chricò e Foti la linfa giusta per aggredire il Carpi e qualche volta c'è riuscito, ma i tentativi dei due all'altezza della mezz'ora del primo tempo hanno portato più spavento che altro (ottimo il recupero di Gaglioli su Foti lanciato in area, a conferma che l'ex Imperia è davvero un giocatore da categporia superiore). Poi è stato solo Carpi: già in chiusura del primo i biancorossi avrebbero potuto pareggiare, prima con una punizione dal limite al 36' di Pasciuti che stava per infilarsi nell'altro angolo, poi con un tentativo di testa di Poli su angolo. Il Carpi è andato al riposo sotto di un gol, ma nel gioco si era intravvisto che qualcosa poteva cambiare nella ripresa. E infatti i biancorossi sono rientrati in campo con uno spirito ancora più aggressivo, prendendo il Lecce sul piano del ritmo. La macchina da guerra del Lecce si è ben presto piantata fisicamente (come era accaduto al Cabassi) mentre sul prato verde del via Del mare i biancorossi viaggiavano come gazzelle. Un secondo tempo dominato e vinto ancora una volta da mister Brini, che ha ripetuto la scelta della domenica precedente (fuori Pasciuti, dentro Kabine) venendo premiato. Quasi lo stesso minuto della domenica precedente, stessa punizione dalla sinistra, anche se più centrale, e stesso 'buco' della difesa leccese e che si è aperta e del portiere Benassi che non ha visto partire il tiro. La palla si è infilata nell'angolo alla destra del portiere giallorosso, facendo impazzire di gioia i tifosi e lo stesso giocatore di Casablanca, il 're' delle due finali play-off. A quel punto (era il 29') tra il Carpi e la B mancavano 16' minuti più recupero. Minuti che non passavano mai, ma che il Carpi ha saputo gestire nella maniera migliore, senza chiudersi a difesa del pareggio ma lanciando continui segnali in contropiede ad un Lecce ormai sulle gambe. avrebbe potuto vincere, il Carpi, con i tiri di Potebnza e Kabine e qualche azione di rimessa non sfruttata adeguatamente, ma il pareggio andava più che bene a mister Brini, che nel fionale, per non correre rischi, si è coperto con gli inserimenti di Potenza e di Terigi. Il Lecce ha provato la carta Chevanton, bloccato da una lussazione alla spalla, ma anche l'esperto attaccante ha potuto fare poco di fronte all'attenta copertura difensiva dei biancorossi. E alla fine è stata festa grande (prima sul campo e sotto la curva dei carpigiani), poi negli spogliatoi, quindi nel piazzale e sul pullman che riportava la squadra all'aeroporto di Brindisi. Una festa che è durata tutta la notte a Carpi, quando i biancorossi sono rientrati allo stadio Cabassi. E la festa continuerà oggi (forse allo stadio) e nei prossimi giorni. Un evento di questa portata merita qualche giorno di delirio collettivo prima di mettersi a pensare al domani.
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