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Venerdì 11 Marzo 2016 - ore 10:46

Dal Consiglio Comunale / In Commissione Seta l'accordo sul Sant'Agostino

l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli nella seduta del Consiglio comunale di Modena di giovedì 10 marzo ha risposto all’interrogazione del M5s, illustrata da Elisabetta Scardozzi, sul polo culturale Sant’Agostino.

Lo ha annunciato l’assessore Vandelli rispondendo all’interrogazione della consigliera Scardozzi (M5s) sul progetto del futuro polo culturale

Martedì 15 marzo l’accordo procedimentale relativo al percorso di valorizzazione del polo culturale Sant’Agostino sarà illustrato in Commissione Seta. Da qui partirà una fase di discussione e confronto con il Consiglio e con la città rispetto al progetto culturale del Sant’Agostino, che non si limiterà all’ex struttura ospedaliera ma si allargherà alla piazza, al Museo e a tutti gli edifici nell’area, compreso l’ex ospedale Estense.

Lo ha annunciato l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli nella seduta del Consiglio comunale di Modena di giovedì 10 marzo rispondendo all’interrogazione del M5s, illustrata da Elisabetta Scardozzi, sul polo culturale Sant’Agostino.

La consigliera ha chiesto, in particolare, “per quali ragioni, pur in presenza delle autorizzazioni del Ministero dei Beni Culturali e delle sue amministrazioni periferiche del nuovo polo culturale sant’Agostino, dell’approvazione da parte del Consiglio Comunale del progetto stesso e, addirittura, in vigenza di un permesso di costruire dello stesso, l’Amministrazione comunale promuove una procedura volta a ottenere approvazioni per atti già approvati”. Scardozzi ha quindi domandato se gli uffici comunali non hanno ritenuto opportuno “sottomettere a una profonda revisione l’impostazione del progetto del polo culturale Sant’Agostino a fronte della posizione di debolezza emersa nel contenzioso giudiziario allora in essere e dovuta sia all’iter approvativo, sia alle violazioni delle normative di tutela dei beni architettonici e storici”. L’interrogazione chiedeva inoltre perché non si è ritenuto necessario “informare adeguatamente la città delle ragioni di evidente gravità che hanno spinto la Giunta ad avviare un nuovo percorso di approvazione degli strumenti urbanistici per la realizzazione del polo culturale Sant’Agostino” e se, “a seguito della recente sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, l’Amministrazione intenda proseguire con il progetto originale o rivedere lo stesso”.

L’assessore ha precisato che “quando la Giunta si è insediata ha analizzato il progetto con l’intenzione di evitare che su un intervento così importante ci fosse anche solo il minimo dubbio rispetto alla regolarità degli atti. La sentenza del Tar – ha proseguito – dice che si doveva seguire un’altra procedura per superare la prescrizione della Legge regionale 20, che specifica come sugli spazi pubblici si possa andare in deroga e disapplicare nell’interesse pubblico il vincolo che impedisce l’incremento volumetrico”. Vandelli ha precisato che da subito gli uffici comunali hanno iniziato a lavorare con il Ministero e la Fondazione per non bloccare un progetto importante per la città: “Abbiamo avviato tutte le procedure cautelative per mettere in sicurezza il percorso – ha detto – garantendo la massima trasparenza e condivisione. La nuova procedura individuata rimette al centro il progetto culturale su cui gli uffici comunali lavoreranno di concerto con gli altri e su cui verrà aperta una fase di coinvolgimento della città. Al termine della prima fase si avvierà una conferenza tra gli Enti coinvolti che porterà alla definizione della variante necessaria per consentire la realizzazione del progetto, la quale verrà sottoposta all’approvazione del Consiglio comunale”.

Nella replica, Scardozzi si è detta “fiduciosa” sull’apertura al dialogo e al confronto annunciata rispetto al progetto. La consigliera ha però lamentato il ritardo con cui il Consiglio viene messo a conoscenza dei contenuti dell’ultimo accordo “che risale al 19 gennaio” e le caratteristiche della “conferenza dei servizi che si occuperà del progetto, che viene ridotta nei suoi componenti”. Scardozzi ha infine parlato di “scippo alla democrazia per uno degli atti più importanti degli ultimi 30 anni in città: al Consiglio – ha concluso – spetterà infatti solo l’approvazione finale”.

MASERATI, “PRODUZIONE E RICERCA RIMANGANO A MODENA”

L’assessore Andrea Bosi ha risposto a un’interpellanza del Pd. Nel dibattito il sindaco Muzzarelli ha ricordato “l’impegno per il confronto e la collaborazione con l’azienda”

“Mettere in campo ogni azione possibile perché sia l’attività di ricerca che la produzione di Maserati rimangano sul nostro territorio è una priorità per l’Amministrazione modenese. E la presenza a Modena, il prossimo 17 marzo, di Sergio Marchionne sarà certamente l’occasione per acquisire ulteriori informazioni sui progetti dell’azienda e approfondire un confronto costruttivo”. È quanto ha dichiarato Andrea Bosi, assessore al Lavoro del Comune di Modena, rispondendo oggi, 10 marzo, in Consiglio comunale all’interrogazione, poi trasformata in interpellanza, presentata per il Pd da Marco Malferrari. Ricordando le preoccupazioni “di nuovo molto forti per il futuro dello stabilimento modenese” e il provvedimento di Cassa integrazione che in febbraio ha coinvolto 304 tra operai e impiegati, il consigliere ha chiesto “che si possano avere informazioni e garanzie sulle prospettive occupazionali dello stabilimento produttivo di Modena e sul futuro dell’attività di progettazione e ricerca”.   

Maserati è radicata nel territorio modenese, “ed è qui che deve trovare nuovo slancio” ha affermato Bosi, ribadendo che l’Amministrazione “metterà in campo ogni possibile azione, con l’obiettivo di garantire le prospettive occupazionali dello stabilimento, per far sì che le attività di ricerca e produzione rimangano a Modena. Bisogna che si apra un ragionamento ampio per definire su quali prodotti investire per il futuro”.

In febbraio Maserati ha fatto ricorso all’ammortizzatore della cassa integrazione per quattro giorni per un totale di 304 addetti. “Pare inoltre – ha detto l’assessore – che tra la fine di marzo i primi giorni di aprile l’azienda aprirà una nuova procedura di cassa integrazione ordinaria di nove giorni che riguarderà 250 lavoratori in produzione e 54 impiegati, motivata con esigenze legate alla necessità di allineare i volumi di vendita alla capacità produttiva”.

Intervenendo nel dibattito, il sindaco Muzzarelli ha ricordato “l’impegno costante dell’Amministrazione per il confronto con l’azienda, nel rispetto delle parti e delle funzioni. Assicuriamo la nostra collaborazione per garantire la necessaria flessibilità che i mercati richiedono al sistema produttivo, ma sempre nel rispetto del lavoro, costruendo scelte di strategia e aumentando l’attrattività della città. Credo che Marchionne sia consapevole del valore del territorio di modena, di un sistema che si fonda su creatività, capacità e lavoro. Su imprese artigiane di alta qualità che garantiscono la filiera produttiva”. Il sindaco ha poi ricordato che, “per la prima volta dopo anni, la Ferrari ha sottoscritto una convenzione con l’Università di Modena per ricerche sui motori e che il nuovo Centro di ricerca di Alfa Romeo e Maserati, creato a Modena e di cui nessuno mai si ricorda, impiega 800 ricercatori. Questi sono i risultati delle scelte fatte per fare di Modena l’hub nazionale dei motori”.

Per Mario Bussetti, M5s, situazioni come quella di Maserati “dimostrano che il pubblico non può intervenire direttamente sulle dinamiche di un’azienda privata, ma tirare per la giacca gli imprenditori perché non se ne vadano dà risultati scarsi. Quello che serve è rendere attrattivo il territorio in modo che defezioni siano compensate da nuovi arrivi. È un’attività difficile, che ha bisogno di una visione di lungo periodo e sarebbe giusto riconoscere che i risultati finora sono stati modesti e cambiare impostazione”.

Paolo Trande, Pd, ha messo in evidenza che se aziende del calibro di Maserati hanno deciso di insediarsi a Modena “di sicuro non l’hanno fatto perché possono pagare salari più bassi ma perché qui ci sono le condizioni propizie per la qualità finale del loro prodotto”. Il consigliere ha poi definito “stridente il fatto che Maserati a Modena aumenti il fatturato ma nello stesso tempo confermi la cassa integrazione”. Secondo Antonio Montanini (CambiaModena) invece è un fatto che può accadere: “Maggior fatturato non significa necessariamente aumento della capacità di produzione e non è detto che l’aumento corrisponda a uno stabilimento specifico, magari hanno bisogno di ruoli diversi rispetto a quelle che hanno. Sono dinamiche normali credo che la cosa più importante sia creare le condizioni di base perché il nostro territorio sia attrattivo per l’azienda”.

Nella replica, Marco Malferrari ha commentato che l’Amministrazione “sta facendo molto per mantenere il territorio attrattivo sia per le aziende che ci sono e che si sono sviluppate a livello internazionale, sia per quelle che potranno arrivare” Per il consigliere “è positivo che si insista su investimenti per ricerca e sviluppo ma vorrei che rimanesse qui anche la produzione, perché questo dà maggiore garanzia della volontà dell’impresa di rimanere sul territorio”.

GARAGE FERRARI, IL COMUNE HA PRESENTATO RICORSO

Lo ha annunciato l’assessore Vandelli rispondendo all’interrogazione di Chincarini (Per me Modena) sulla vicenda della struttura di viale Trento Trieste

Nella giornata di ieri, mercoledì 9 marzo, il Comune di Modena ha presentato ricorso al Consiglio di Stato rispetto alla sentenza del Tribunale amministrativo regionale del gennaio scorso relativa al garage Ferrari di viale Trento Trieste, che impone entro sei mesi la demolizione dell’intero fabbricato con le spese interamente a carico del Comune. Lo ha annunciato l’assessore all’Urbanista Anna Maria Vandelli rispondendo nella seduta del Consiglio comunale di oggi, giovedì 10 marzo, a un’interrogazione di Per me Modena, illustrata da Marco Chincarini, sul garage Ferrari in viale Trento Trieste 31.

Il consigliere ha richiamato la vicenda della realizzazione del garage Ferrari, la sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) dell’Emilia Romagna che “annullava gli atti amministrativi e ordinava la demolizione della parte costruita abusivamente” e ha chiesto a sindaco e Giunta come l’Amministrazione intenda dar seguito alle disposizioni del Tar in materia di demolizione dell’immobile, a quanto ammontano i costi dell’operazione e se saranno a carico del Comune.

L’assessore, nella sua risposta, ha ripercorso gli avvenimenti a partire dal 1988, con il permesso di costruire concesso, il ricorso di cittadini residenti in zona e la sentenze del Tar del 2013, confermata dal Consiglio di Stato, di annullamento “del solo permesso di costruire, senza ordine di demolizione. Il Tar – ha spiegato Vandelli – ha dichiarato abusivo il fabbricato in quanto la cubatura realizzata superava quella massima consentita, ma la norma non dice che se viene annullato il titolo edilizio è automatico demolire; si può ad esempio valutare se è possibile sanare la situazione e in questo caso sarebbe stato necessario demolire una parte dell’edificio”. Nel maggio 2014, l’Amministrazione ha avviato un procedimento per darne esecuzione, valutando la possibilità della demolizione parziale, relativa ai due piani superiori, in quanto l’immobile, benché di proprietà privata (la società B.A. Service spa), costituiva “un’importante servizio indispensabile per le esigenze pubbliche della sosta del centro storico” e, da questo punto di vista, rappresentava una struttura di “pubblico interesse”. Tale demolizione “avrebbe però compromesso anche la parte conforme della struttura – ha proseguito l’assessore – e per questa ragione l’Amministrazione ha deciso di chiudere il procedimento prevedendo l’applicazione di una sanzione pecuniaria a carico del proprietario come sanatoria rispetto alla mancanza di titolo edilizio. Con l’ultima sentenza, il Tar ha dichiarato nullo tale provvedimento ritenendo come unica sanzione applicabile la demolizione totale del fabbricato, ha nominato il provveditore regionale per le Opere pubbliche commissario ad acta per eseguire il provvedimento di demolizione e ha stabilito che i costi dell’intervento siano a carico del Comune”. L’assessora, dopo l’annuncio del ricorso, ha precisato che “l’Amministrazione sta già collaborando con il provveditore regionale, in quanto rispetta le sentenze del Tar anche se quando non le condivide”.

Nella replica, Chincarini ha ringraziato per la risposta puntuale e ha detto di prendere atto “che stiamo riaprendo un altro capitolo di questa storia infinita, che probabilmente vedremo andare avanti ancora a lungo con ulteriori costi. Stiamo facendo un ricorso – ha aggiunto – perché abbiamo fatto commettere un abuso concedendo il permesso di costruire e ora demolire parte del fabbricato comprometterebbe anche la parte conforme. Prendo atto quindi che chiediamo di non farlo demolire”.

CASSE NAVIGLIO, VERSO LA FINE I LAVORI DEL PRIMO STRALCIO

L’assessore Guerzoni, rispondendo alle interrogazioni sugli allagamenti, ha fatto il punto sugli interventi previsti per il nodo idraulico sollecitando Aipo a completarli

“Le aree a monte dei Prati di San Clemente, e in particolare le zone collegate alle vie Dotta, Munarola e Cavo Argine, saranno in condizioni di elevata sicurezza idraulica una volta completato, da parte di Aipo, l’intervento sulle casse di espansione del canale Naviglio”. Lo ha spiegato l’assessore all’Ambiente Giulio Guerzoni rispondendo, oggi giovedì 10 marzo, alle interrogazioni sull’allagamento di via Dotta e delle zone limitrofe di Albareto e sulla situazione del nodo idraulico e delle procedure di emergenza messe in atto proposte rispettivamente da Luca Fantoni del M5s e da Giulia Morini del Pd.

Ricordando che si sta concludendo il primo stralcio, sui tre previsti, dei lavori alle casse di espansione del Naviglio (Prati di San Clemente), con il sovralzo degli argini esterni dei cavi Minutara e Argine e la realizzazione dell’argine di chiusura della cassa, Guerzoni ha affermato che “dobbiamo pretendere Aipo realizzi l’opera nei tempi stabiliti, insieme all’ampliamento della cassa di espansione del Secchia, che aspettiamo da troppi anni”.

Via Dotta è, storicamente, sempre stata soggetta a episodi di allagamenti dovuti al rigurgito delle acque del Naviglio, fenomeno a sua volta direttamente conseguente alla chiusura delle porte vinciane di Bomporto. La via e le aree circostanti, ha spiegato ancora l’assessore, sono classificate, nel Ptcp 2009 della Provincia di Modena, come aree depresse a elevata criticità idraulica, con possibilità di permanenza dell’acqua a livelli maggiori di 1 metro. Durante l’emergenza per le piogge del 28 e 29 febbraio non sono state effettuate manovre o altri interventi di gestione per la regimazione delle acque: la chiusura dei portoni vinciani a Bomporto non ha permesso il regolare deflusso del canale Naviglio e dei cavi Argine e Minutara determinando l’invasamento dei Prati di San Clemente, che sono cassa di laminazione del Canale Naviglio. I cavi Argine e Minutara, non riuscendo a loro volta a defluire nel Naviglio, hanno determinato un rigurgito progressivo che ha causato un riflusso nelle campagne limitrofe che si è aggiunto ai ristagni d’acqua già presenti a causa del riempimento dei canali irrigui, ai terreni saturi e alla naturale morfologia del terreno di quelle zone. Nella mattina dell’1 marzo, quando sono stati aperti i portoni Vinciani, le acque hanno potuto defluire e la situazione è migliorata.

“Per capire quanto è accaduto – ha sottolineato Guerzoni – dobbiamo tenere presente che nelle 72 ore tra il 27 e il 29 febbraio, secondo i dati dell’Osservatorio geofisico dell’Università di Modena e Reggio Emilia, sono caduti 70.9 millimetri di pioggia, per un totale di 178.4 millimetri nell’arco del mese. Negli stessi due giorni, il vento di scirocco e le temperature alte, con lo zero termico a 1900 metri, hanno provocato lo scioglimento della neve in montagna e il conseguente ulteriore ingrossamento dei fiumi”.

Rispondendo infine alla domanda, posta dal Pd, sulle azioni messe in campo nel corso della fase di allarme, l’assessore ha sottolineato come le procedure di monitoraggio e assistenza siano iniziate già nel pomeriggio di domenica 28 febbraio, con l’apertura h24 del Centro unificato provinciale (Cup) di protezione civile di Marzaglia al quale, dalla mezzanotte, si sono aggiunti i Coc comunali. In tutti i comuni fronte Secchia sindaci, Protezione civile, Vigili del fuoco, Aipo, Stb e la Regione hanno lavorato insieme, “senza soluzione di continuità”, nei tre giorni dell’emergenza: durante la fase di allarme si è controllato che i manufatti idraulici funzionassero perfettamente, e che la circolazione dell’acqua nei canali non fosse impedita, e che tronchi o altri ostacoli non bloccassero il corretto deflusso delle acque. Protezione Civile e Aipo hanno monitorato gli argini dei corsi d’acqua principali. Nella zona di via Cavo Argine, dove sono presenti tre edifici abitati da sette nuclei familiari, la Protezione civile, che si mantiene in contatto con gli abitanti delle zone più esposte, è intervenuta con pompa idrovora e sacchi di sabbia per dare seguito a un intervento che i singoli privati avevano fatto su un fosso di loro pertinenza. Nelle giornate dell’1 e 2 marzo sono continuati i sopralluoghi e gli interventi nella zona di via Dotta e cavo Argine per impedire che i ventilabri dei fossi fossero ostruiti da rami o altri detriti.

Nella replica, Luca Fantoni si è augurato che “gli abitanti di via Dotta siano stati messi al corrente del fatto che vivono su un’area a rischio, perché per quello che mi risulta non ne sono consapevoli. Noi discutiamo sempre – ha proseguito – di quello che dovrebbe fare l’Amministrazione ma in realtà il soggetto che deve fare i lavori è Aipo che è sempre in ritardo”. E Giulia Morini affermando che “spiace che ancora una volta si parli di problemi legati al Naviglio” si è però detta “soddisfatta di vedere una concordanza tra le richieste dei cittadini e l’orientamento del Comune”.

DTM, “SOLLECITARE IL GOVERNO PER TROVARE I FONDI”

“Ci confronteremo subito con la Regione e con Roma”. L’assessore Guerzoni ha risposto all’interrogazione sul Modello digitale del terreno presentata da Giulia Morini

“Nel comune di Modena, come negli altri comuni emiliani, la rilevazione del territorio con il Modello digitale del terreno (Dtm) 1 metro per 1 metro è effettuata esclusivamente in prossimità delle aste fluviali, dove il rischio di allagamento è maggiore. Al momento il ministero dell’Ambiente non dispone delle risorse necessarie per ampliare la rilevazione ad altre porzioni del territorio ma mi confronterò subito con la Regione per sollecitare il Governo a trovare i fondi per proseguire con il Piano di rilevamento nell’arco del 2016”.

Lo ha detto l’assessore all’Ambiente del Comune di Modena Giulio Guerzoni, rispondendo in Consiglio comunale, giovedì 10 marzo, all’interrogazione presentata dal Giulia Morini (Pd) che rilevava “l’insufficiente copertura del territorio modenese con il sistema Dtm 1 metro per un metro, necessaria per realizzare i piani alluvionali” e chiedeva appunto di promuovere l’ampliamento del sistema di rilevamento.

“Il Comune e anche la Regione – ha proseguito Guerzoni – possono richiedere al ministero dell’Ambiente, cui spetta la competenza, di ampliare le aree rilevate con Dtm 1 metro per 1 metro, e ribadisco che porterò la richiesta in Regione, ma dobbiamo avere chiaro che la risposta dipenderà dalla disponibilità di fondi a livello nazionale e dalla priorità, valutata dalle Regioni e assegnata a ogni territorio”.

Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza, il consigliere del Pd Vincenzo Walter Stella, cofirmatario dell’interrogazione, ha sottolineato che il rilevamento 1 metro per 1 metro del territorio modenese “è fondamentale così come la richiesta da parte del Comune di un’attenzione costante al nodo idraulico”. Il consigliere ha poi suggerito che le risorse a disposizione della Regione per riparare i danni “siano investite per interventi che li prevengano o ne riducano la gravità”.  

Anche Giulia Morini, nella replica, ha ribadito l’importanza di sollecitare il governo, anche attraverso gli eletti modenesi in Regione e a Roma, affinché investa fondi nella mappatura del territorio perché i piani alluvionali ci aiutano non solo a reagire ma anche a conoscere meglio il nostro territorio”.

FUTURO A SINISTRA DIVENTA FAS – SINISTRA ITALIANA

Cambio di denominazione per il gruppo rappresentato in Consiglio da Francesco Rocco

Il gruppo Futuro a sinistra del Consiglio comunale di Modena cambia denominazione e diventa Fas – Sinistra Italiana. Ad annunciare la modifica intervenuta, nella seduta di giovedì 10 marzo, è stata la presidente del Consiglio Francesca Maletti.

Il consigliere Francesco Rocco, rappresentante di Futuro a sinistra nell’Aula cittadina, nei giorni scorsi, ha infatti comunicato formalmente la nuova denominazione del suo gruppo consiliare.

SORVEGLIANZA SERGIO, “DOVEROSA MISURA DI PRUDENZA”

Il sindaco Muzzarelli ha risposto all’interrogazione di CambiaModena sull’attività di vigilanza per la dirigente comunale richiesta dal prefetto

Le attività di vigilanza svolte a tutela dell'ingegner Maria Sergio devono essere classificate "fra le normali e doverose misure di prudenza che si devono‎ adottare in questo e in altri casi simili, a tutela delle persone coinvolte, degli edifici pubblici e di tutte le persone che li frequentano". Lo ha affermato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli rispondendo oggi, giovedì 10 marzo, in Consiglio comunale a un'interrogazione di Antonio Montanini (CambiaModena) sulla "scorta o sorveglianza leggera" per la dirigente comunale.

Per il sindaco queste attività fanno parte “delle azioni per la sicurezza e la legalità e rappresentano la prova della sensibilità, tempestività e versatilità della nostra Polizia municipale, che per questa e altre dimostrazioni di professionalità meriterebbe soltanto elogi e sostegno e non polemiche sindacali e politiche”.

Il consigliere Montanini nell’interrogazione partiva, appunto, dalle notizie apparse sulla stampa per domandare in cosa consiste e quanto costa l’attività di sorveglianza della dirigente, che è la moglie del sindaco di Reggio Emilia e ha subito minacce nell’ambito di un’inchiesta sulla criminalità organizzata, e sulla base “di quali norme e o regolamenti la Polizia municipale possa essere impiegata in servizi solitamente di competenza dei Corpi di Polizia nazionali”.

Il sindaco ha chiarito che l’assegnazione di una scorta a protezione di persone soggette a rischi correlati alla criminalità organizzata esula dalla competenze del sindaco e della Polizia municipale che, invece, nel contesto delle funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale ed ausiliarie di pubblica sicurezza, così come nell’ambito del sistema integrato di sicurezza previsto dal Patto per Modena città sicura, “svolge a pieno titolo anche l’azione di vigilanza a scopo preventivo nelle sedi comunali ove sia segnalata una necessità o per la tutela del patrimonio pubblico”. E Muzzarelli ha ricordato che ciò accade già in diverse situazioni (per esempio, dove ci può essere conflittualità con l’utenza), mentre nel caso specifico, è stato il prefetto di Modena con due comunicazioni riservate a chiedere, prima, di “sensibilizzare l’ingegner Sergio in quanto oggetto di misure di protezione individuali attuate da Forze di Polizia dello Stato”, poi, venerdì 19 febbraio, di “attivare tramite la Polizia municipale opportune misure di vigilanza all'interno dello stabile sede di lavoro”.

E’ stata quindi predisposta un’immediata ispezione preventiva degli uffici e poi, da lunedì 22 a lunedì 29 febbraio “un servizio di discreta vigilanza da parte di una pattuglia di agenti dell’Unità Nucleo problematiche del territorio che svolge normalmente servizio in abiti civili: si tratta quindi – ha sottolineato Muzzarelli – di servizi svolti all'interno di un edificio sede di uffici comunali, limitati ad attività rientranti nelle competenze della Polizia locale”.

Come ha spiegato il sindaco, “il servizio di vigilanza, in ossequio alla riservatezza e alla ricerca della minima interferenza con le attività d'ufficio del Settore di cui si tratta, è stato disposto mediante un agente per turno, in abiti civili, che, come già accaduto in altri casi, ha seguito gli spostamenti della dirigente in orario di lavoro tra i diversi uffici”. Sulla base delle informazioni assunte, si è ritenuto che le professionalità presenti al Comando consentissero di effettuare questa attività di vigilanza “in piena sicurezza per gli operatori e quindi per i luoghi e le persone ivi operanti”.

Nelle settimane precedenti il 22 febbraio nessun servizio era stato disposto dalla Polizia municipale, mentre altri organi di Polizia eseguivano propri servizi dinamici di vigilanza esterni, mentre dal 29 febbraio il servizio è stato trasformato per un ulteriore breve periodo in vigilanza dinamica, svolta da pattuglie di agenti in uniforme. Il costo per il periodo dal 22 al 29 febbraio è stato complessivamente di 1.726, 53 euro.

“Su legalità e sicurezza le divisioni sono dannose – ha affermato il sindaco – e stupisce che misure di attenzione e tutela, che ovviamente sarebbero adottate in qualsiasi altra circostanza e per ogni altra persona nelle medesime condizioni, siano divenute motivo di dissidio sindacale e politico. Avremmo compreso un richiamo nel caso opposto, qualora cioè ci fossimo lavati le mani, venendo meno a un principio di prudenza e facendo mancare la collaborazione richiesta dagli organi dello Stato”. E Muzzarelli ha concluso dicendo che “i cittadini modenesi devono sapere due cose: la prima è che noi non lasceremo nulla di intentato, per quanto di nostra competenza, al fine di garantire legalità e sicurezza; la seconda è che la nostra Polizia municipale dispone di tutte le professionalità necessarie per svolgere i propri compiti di istituto, ivi compreso quello di concorrere alla sicurezza pubblica, benché il ruolo prioritario e fondamentale sia e resti in capo alle Stato e alle sue Forze dell'ordine”.

Nella replica, il consigliere Montanini ha espresso “insoddisfazione e delusione” per la risposta del sindaco: “Credo sia legittimo e doveroso che le forze politiche si interroghino e pongano queste questioni – ha affermato – come anche i cittadini e i sindacati. Far passare questa operazione come un atto di legalità e sicurezza dei luoghi dell’Amministrazione comunale, a fronte di tanti commercianti che combattono l’insicurezza e vivono situazioni di rapina e aggressioni, mi sembra una forzatura”.

OSPEDALI, LA LEGIONELLA È COSTATA OLTRE 4,5 MILIONI DI EURO

Interventi e spese sostenute dalle Aziende sanitarie negli ultimi dieci anni. L’assessore Urbelli risponde a un’interrogazione di M5s sull’impianto idrico di Baggiovara

Dal 2005 al 2014 le Aziende sanitarie locali hanno speso oltre 4 milioni e mezzo per interventi di contrasto alla legionella negli ospedali di Modena e provincia. Più precisamente, l’Ausl ha sostenuto costi per oltre 3,6 milioni di euro riferiti agli ospedali di Baggiovara, Carpi, Castelfranco, Mirandola, Pavullo e Vignola; l’Azienda Policlinico per quasi 780 mila euro e l’Ospedale di Sassuolo per circa 130 mila euro.

I dati forniti dalle Aziende sanitarie sono stati comunicati al Consiglio comunale giovedì 10 marzo dall’assessora a Welfare e Sanità Giuliana Urbelli in risposta a un’interrogazione del M5s sul rifacimento dell’impianto idrico del Nuovo Ospedale Civile S. Agostino-Estense. In particolare, Marco Bortolotti ha chiesto “perché si è atteso sino ad oggi per finanziare con fondi pubblici un intervento che poteva essere a carico dell'impresa; se sono stati chiesti danni; quali le condizioni degli impianti idrici di Policlinico e degli altri ospedali; come si combatte la legionella; se si sono dovuti effettuare interventi sull'impiantistica”.

Per quanto riguarda l’ospedale di Baggiovara, l’Ausl ha spiegato che “il deterioramento delle tubature ha cominciato a emergere nel 2009 ed è stato oggetto di attenzione durante il collaudo. Le cause principali sono state attribuite all’azione corrosiva conseguente al contrasto alla legionella con interventi di bonifica dell’impianto idrico attraverso shock termici e di iperclorazione, come indicato dalle allora vigenti Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi, comportando un'importante usura della rete idrica. In particolare, si è evidenziato che la zincatura di protezione delle tubazioni è particolarmente sensibile alle temperature superiori a 60 gradi e al cloro e, una volta intaccata, la corrosione diventa inarrestabile. Lo studio del 2010 dal Dipartimento di Ingegneria dei Materiali dell’Università, a cui sono state affidate le indagini chimico-fisiche di laboratorio, non ha evidenziato difetti costruttivi o nella qualità dei materiali. Il problema è anche stato oggetto di indagini nel quadro delle contestazioni raccolte dal collaudatore e, appurato che non sussistevano fondate responsabilità a carico Raggruppamento temporaneo di imprese che ha realizzato l’ospedale, si sono monitorati gli effetti della corrosione con interventi localizzati di tipo manutentivo. Di conseguenza non sono emerse motivazioni che potessero supportare una richiesta di risarcimento danni al costruttore, né un'azione legale”.

L’Ausl ha confermato di aver avviato la progettazione e la programmazione di un intervento di lungo periodo per la sostituzione graduale della rete idrica dell’ospedale di Baggiovara anche con l’obiettivo di migliorare l’azione di prevenzione della legionella.

Anche negli altri ospedali della provincia fino al 2009-2010 sono stati fatti interventi di bonifica shock che, alla luce delle nuove linee guida Regionali e dell’esperienza, sono stati poi abbandonati a favore di interventi mirati con dosaggi  più contenuti per periodi prolungati, e con l’installazione di impianti di immissione in continuo di sanitizzante, riducendo così gli effetti corrosivi”.

Procedure analoghe sono adottate dall’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico dove, oltre agli interventi preventivi di routine, è in funzione un sistema di sorveglianza attiva dei casi di legionellosi che prevede, in casi sospetti, l’invio dei campioni al Laboratorio di Microbiologia del Policlinico, riferimento regionale per la diagnosi clinica di legionellosi. Fenomeni corrosivi si registrano negli di Carpi, dove dal 2008 si è proceduto alla sostituzione delle reti principali di distribuzione, e di Sassuolo dove la rete idrica ha analoghi problemi ma più contenuti rispetto a Baggiovara.

Marco Chincarini di Per me Modena ha chiesto la trasformazione in interpellanza per sottolineare: “Stiamo dicendo che la zincatura delle tubature si è corrosa perché abbiamo portato acqua a temperature superiori a 55 gradi. Cioè, una prassi normale di manutenzione, che deve essere fatta e quindi prevista, ha rovinato l’impianto”.

L’interrogante Marco Bortolotti del M5s si è detto perplesso per la differenza tra i costi di Baggiovara (1,8 milioni) e quelli del Policlinico (780.000) precisando che ritrovarci a dover rifare un impianto dopo dieci anni non è una spesa completamente giustificabile con i cittadini. L’ospedale di Sassuolo ha gli stessi anni ma non gli stessi problemi; un errore c’è stato e bisognerebbe sapere chi l’ha commesso. Chiediamo all’Amministrazione una verifica di quanto accaduto, per garantire meglio gli impianti nuovi anche se comporterà a un aumento dei costi”.

Replicando l’assessore Urbelli ha parlato di “preoccupazioni condivisibili”, spiegando che “il batterio della Legionella è diffuso in tutte le strutture sanitarie e difficile da estirpare soprattutto se i ceppi sono molto aggressivi come accaduto a Baggiovara. Ma – ha precisato – questi non sono interventi di normale manutenzione, sono prassi straordinarie di disinfezione dovute a concentrazioni batteriche elevate. La buona notizia è semmai che si sono modificate le prassi e le modalità di disinfezione con interventi costosi ma preventivi e prevedibilmente esaustivi”.

GALLERIA ESTENSE, DAL COMUNE SOSTEGNO A VALORIZZAZIONE

Cavazza ha risposto a un’interrogazione di Chincarini (Per me Modena) confermando la prospettiva di ampliamento nell’ambito del progetto S. Agostino

Il Comune di Modena “sta garantendo piena collaborazione e assoluto sostegno all’attività di promozione e valorizzazione della Galleria Estense, nel rispetto dell’autonomia dell’istituto statale”. Lo ha affermato l’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza rispondendo giovedì 10 marzo in Consiglio comunale all’interrogazione di Marco Chincarini (Per me Modena) che chiedeva, in particolare, come porre “rimedio alla cronica mancanza di uno spazio mostre della Galleria Estense” e suggeriva, tra le altre cose, di sfruttare alcuni dei locali dell’ex Ospedale Estense.

L’assessore Cavazza ha ricordato la vicenda storica che ha portato alla collocazione attuale della Galleria e della Biblioteca Estense (a fine Ottocento per impedire il trasferimento fuori dalla città delle opere che dovevano lasciare Palazzo Ducale per fare posto all’Accademia, il Comune acquistò l’attuale Palazzo dei Musei per collocarvi tutte le collezioni cittadine) per sottolineare “il legame profondo tra quegli istituti culturali e la comunità modenese, un legame che merita sicuramente di essere rinnovato e rinsaldato oggi che la Galleria è uno dei musei nazionali autonomi ed è inserito nel progetto del ministero sulle Terre Estensi”.

La Galleria Estense fa parte dei percorsi turistici della città e del territorio provinciale e ora, come ha riferito Cavazza, la direttrice Martina Bagnoli ha avviato un percorso di rafforzamento delle attività di promozione e valorizzazione dell’istituto che passa anche dall’attività di comunicazione, nuovi strumenti per i visitatori e per le scuole, mostre.

“Sugli spazi a disposizione del percorso museale è aperta una riflessione importante – ha aggiunto Cavazza – nell’ambito del dibattito che riguarda il Polo del Sant’Agostino che nel nuovo percorso comprende anche Palazzo dei Musei, piazza ed ex Ospedale Estense. La prospettiva è proprio quella di offrire, nell’ambito di quel progetto, anche spazi e opportunità per l’ampliamento della Galleria e la valorizzazione del patrimonio”. E Cavazza ha citato proprio una recente intervista del consigliere Chincarini che suggeriva di liberare spazi per la Galleria con il trasferimento della Biblioteca Estense.

 “La proposta di trasferire la biblioteca – ha affermato Chincarini nella replica – voleva infatti attirare l’attenzione sulla necessità di valorizzare la Galleria Estense anche ampliandone gli spazi. Apprezziamo che l’assessore voglia aprire un dialogo con la direttrice e assecondare il lavoro del museo. È positivo anche che si stiano valutando tutte le possibili opzioni, compresa quella di liberare altri spazi, ma ci auguriamo di capire presto come si chiuderà il cerchio”.

 

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