Cronaca » Politica

Venerdì 04 Marzo 2016 - ore 13:44

Dal Consiglio comunale / Muzzarelli: ''dimissioni di Cavazza? Le respingerei''

Muzzarelli interviene in Consiglio nel dibatto sulla mozione presentata da Galli (Forza Italia) sui risultati della mostra al Mata e sulle politiche del settore. La richiesta di dmissioni avanzata da Forza Italia respinta dal Consiglio. Astenuta M5S

“Il vice sindaco Cavazza ha operato in linea con gli indirizzi di politica culturale dell’Amministrazione, in coerenza con il programma di mandato e in raccordo con il sindaco e la giunta. Non si vede pertanto il motivo per il quale dovrebbe rassegnare le dimissioni, che, per quanto di mia competenza, sarebbero certamente respinte”. Lo ha affermato il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli concludendo il suo intervento nel dibattito sull’ordine del giorno proposto dal capogruppo di Forza Italia Andrea Galli che chiedeva, appunto, le dimissioni di Cavazza in seguito ai risultati della mostra al Mata “Il Manichino della storia” (“un flop annunciato e puntualmente verificato”, secondo Galli)  e di una programmazione culturale “che pare improvvisata, senza radici scientifiche e con un respiro poco più che provinciale”.

Il sindaco ha ribattuto che “la nostra politica culturale porta scritto il segno più: più investimenti, più strutture, più qualità, più coordinamento, più sinergie”. E ha sottolineato che “non si può ridurre la politica culturale dell'Amministrazione al capitolo mostre”; in termini di bilancio – ha spiegato Muzzarelli – rappresenta al massimo la decima parte degli impegni complessivi del settore che sono di circa dieci milioni di euro. “La politica culturale della città – ha aggiunto Muzzarelli –si è dispiegata in varie direzioni (teatro, cinema, biblioteche, eventi celebrativi, filosofia) e praticamente in tutte ha incontrato il favore dei cittadini e dei visitatori. La mostra ‘Il Manichino della storia’ è stata finanziata con risorse e contributi straordinari e, come abbiamo più volte sottolineato, non ha sottratto fondi alle altre attività”.

Il sindaco, rispetto alla mostra, ha ricordato che il Comune non ha mai annunciato o proposto obiettivi di quantità dei visitatori, ma ha puntato alla qualità della proposta culturale. “Naturalmente – ha aggiunto Muzzarelli – non sottovalutiamo i numeri: anche se la mostra ha registrato un numero di presenze superiore a tutte le mostre recenti di Modena, ci avrebbe fatto piacere un afflusso ancora più consistente. Ma fin dall'inizio abbiamo posto l'accento sulla qualità e sul gradimento dei visitatori; qualità e gradimento attestati dal registro, dalla stampa specializzata e da autorevoli esperti”.

Il sindaco ha poi ricordato che fin da subito si disse che si sarebbe trattato di un evento unico, pensato per presentare Modena nel contesto delle iniziative dell'Expo, e “non di un metodo per il futuro”. L’idea era quella di “far emergere ciò che il territorio era stato capace di raccogliere e valorizzare negli anni a proposito della pittura e scultura contemporanee”.

Rispetto ai flussi turistici, Muzzarelli ha spiegato che le difficoltà si sono registrate su tutto il territorio nazionale, mentre sull’affito dei locali alla Manifattura Tabacchi ha ribadito che “sono stati scelti per sopperire ad una carenza di spazi espositivi e per offrire una opportunità in più alla città nei prossimi anni. Se altri spazi fossero stati disponibili il problema non si sarebbe nemmeno posto”.

RESPINTA LA RICHIESTA DI DIMISSIONI DI CAVAZZA

A favore dell’odg solo FI, contro Pd, Sel, Fas e Per me Modena, non voto del M5s

Il Consiglio comunale ha detto no alla richiesta di dimissioni dell’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza contenuta in una mozione proposta dal capogruppo di Forza Italia Andrea Galli. Si è espresso a favore della mozione il solo gruppo proponente, contro Pd, Sel, Futuro a sinistra e Per me Modena, mentre il M5s si è avvalso del non voto.

Il documento denunciava quello che il consigliere ritiene un “flop annunciato e puntualmente verificato” della mostra ‘Il Manichino della storia’, esprimeva “rammarico per i pessimi risultati conseguiti, ottenuti malgrado notevoli investimenti economici e aspettative rilevanti”, “disappunto per una programmazione culturale che pare improvvisata, senza radici scientifiche e con un respiro poco più che provinciale” e “sconcerto per la mancata presa d’atto sulle motivazioni che hanno portato a questo flop in termini di presenze, di riconoscimenti culturali, di ritorni economici che, compresi ingressi, cataloghi, visite guidate, hanno coperto solo il 5 per cento delle spese sostenute”.

Nella mozione Galli ricordava che “da oltre un anno risulta vacante il ruolo di direttore della Galleria Civica di Modena, fino al 19 dicembre 2014 occupato da Marco Pierini, dimessosi in aperta polemica con la (mancante) politica culturale dell’Amministrazione”. Denunciava inoltre che la mostra “è stata annunciata senza nessuna preventiva comunicazione o passaggio in Commissione Cultura, né tantomeno in Consiglio Comunale”, che “non è stata gestita ‘in casa’ ma, nei fatti, appaltata a un soggetto privato che ha operato mediante una persona di sua fiducia, operatore culturale italoamericano, sconosciuto a gran parte degli operatori culturali nazionali” e che il filo logico seguito era “troppo debole per interessare un pubblico di appassionati al di là dei confini del Secchia e del Panaro”. Il documento sottolineava che “la sede scelta, all’interno dell’ex Manifattura Tabacchi ha seguito logiche diverse da quelle della idoneità del luogo a mostre culturali, come del resto ammesso dallo stesso Emilio Mazzoli”, ed evidenziava la volontà dell’Amministrazione a procedere  a un investimento di 550 mila euro, “rilevante se paragonato agli standard delle rassegne modenesi” e aggravato dall’aggiunta dell’Iva, nonostante le “previsioni preoccupate” delle minoranze consiliari.

GLI INTERVENTI IN AULA SULL’ODG PER LE DIMISSIONI DI CAVAZZA

Prima del voto contrario del Consiglio hanno preso la parola alcuni consiglieri

Il no del Consiglio comunale di Modena alla richiesta di dimissioni dell’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza, contenuta in una mozione proposta dal capogruppo di Forza Italia Andrea Galli (a favore FI, contro Pd, Sel, Futuro a sinistra e Per me Modena, non voto del M5s) è arrivato dopo l’intervento di alcuni consiglieri nel merito.

Ad aprire il dibattito, nella seduta di giovedì 3 marzo, è stato il capogruppo Pd Paolo Trande che, nel respingere l’ordine del giorno come “destituito di fondamento” ha affermato che “valutare la riuscita di un’iniziativa complessa come quella della mostra al Mata solo sulla base del numero dei visitatori è sbagliato e fuorviante e dimostra che fate confusione tra politica culturale e marketing territoriale”. Il consigliere si è detto “deluso ma non meravigliato che un esponente della destra scriva un ordine del giorno in cui si dice che se non si portano a casa migliaia di euro, e non si guadagna il doppio di quanto si è investito, l’iniziativa è un fallimento. Qui però non stiamo parlando di patate ma di cultura. Bisogna tenere conto degli incassi ma soprattutto degli effetti: con Il Manichino, Modena ha avviato una nuova stagione di promozione della cultura”.

“Ma cosa ha fatto il sindaco se non promuovere la città e non la cultura? Questo è proprio marketing territoriale e pagato a caro prezzo”, ha replicato Adolfo Morandi per Forza Italia. “La promozione culturale non si fa in questo modo – ha sostenuto il consigliere – e avremmo opere di notevolissimo spessore che andrebbero valorizzate e su cui si dovrebbe spingere. Una promozione culturale la fa Modena antiquaria, che è diventato un evento di rilevanza nazionale, mentre un evento come quello del Mata fa ridere. Io avrei chiesto direttamente le dimissioni del sindaco perché è evidentissimo che l’assessore Cavazza fa quello che vuole il sindaco”. Per Andrea Galli “il dato di fatto è che la mostra è stata un flop: i numeri in democrazia sono importanti e la mostra è stata venduta come un successo ma non è stata vista. Non sono figlio – ha proseguito il consigliere – di una cultura per cui un euro speso deve produrre un euro: la cultura è importantissima, i numeri lo sono e sono convinto che, nel futuro, la cultura produca un volano multiplo rispetto a quanto fa nell’immediato. Mi aspettavo una parola da parte dell’assessore sulla svista fatta perché questa mostra è stata sbagliata in tutto: nella programmazione, nella costruzione e nella realizzazione. Se le dimissioni non si chiedono per questo – ha concluso – per cosa lo si fa?”.

Per Francesco Rocco di Futuro a sinistra “le perplessità sulla mostra ci sono state, anche da parte di persone competenti. É innegabile e oggettivo che ci siano stati dei problemi – ha proseguito – che probabilmente sarebbero stati minori se ci fosse stata una maggiore partecipazione, ma non si possono chiedere le dimissioni ogni volta che si presenta un problema”.

Domenico Campana di Per me Modena ha affermato che “la vicenda della mostra al Mata è complessa e ha sicuramente delle ombre ma dedurre da questa la richiesta di dimissioni dell’assessore è insensato, perché le dimissioni sono una cosa seria. Sulla mostra possiamo anche essere molto critici – ha aggiunto – ma valutare la politica culturale è un problema più complesso, costituito da molteplici elementi, e la sintesi che deriva dalle scelte che si fanno è largamente impredicibile”. Marco Chincarini, osservando che “sulla cultura i soldi vanno spesi e vanno affrontati i rischi conseguenti”, ha invitato Forza Italia a ritirare l’ordine del giorno “perché i numeri sono necessari per capire la ricaduta di una proposta ma attraverso le nuove proposte come il Mata è stato dato avvio a una nuova prospettiva di proposta culturale. Il dibattito – ha aggiunto – deve riguardare ciò che vogliamo proporre alla città: non è su una mostra che non è piaciuta che si chiedono le dimissioni ma su una politica culturale che si ritiene più o meno buona”.

Pur condividendo le considerazioni espresse dall’ordine del giorno, Elisabetta Scardozzi (M5s) ha dichiarato di non condividerne la richiesta. “Siamo consapevoli – ha detto la consigliera – che l’assessorato alla Cultura è uno dei più complessi da gestire, e i risultati non si possono definire solo sulla base di numeri e incassi. L’organizzazione della cultura modenese nell’ultimo anno, anche a causa dell’assenza del direttore della Galleria civica e di un programma vero e proprio, ha portato a spendere soldi pubblici pensando prima ai contenitori che ai contenuti. Ma mettere in discussione un assessore significa valutarne l’operato a 360 gradi e per questo non siamo d’accordo con l’ordine del giorno e non lo voteremo”.

SÌ UNANIME ALL’ODG “VERITÀ E GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI”

Il Consiglio ha approvato la mozione presentata da Marco Cugusi di Sel. Il documento chiede che si faccia luce sulla morte in Egitto del ricercatore italiano

Sollecita il Governo italiano ad attivarsi in tutte le sedi internazionali per fare luce sulla morte di Giulio Regeni l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Modena giovedì 3marzo, che invita inoltre il Comune di Modena ad aderire alla campagna di Amnesty international “Verità per Giulio Regni” affiggendo uno striscione al balcone del Municipio.

Sottoscritto da Sel, Pd, Per me Modena, Fas e M5s, l’ordine del giorno è stato presentato in aula dal capogruppo di Sel Marco Cugusi che, dopo aver ricordato le circostanze della morte del ventottenne ricercatore italiano, ritrovato senza vita a Giza, in Egitto, il 3 febbraio, ha sottolineato le torture che gli sono state inflitte evidenziando allo stesso tempo che l’Egitto è però tra le nazioni che hanno sottoscritto il Patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni unite e la convenzione Onu contro la tortura oltre allo Statuto della Corte penale internazionale. Il consigliere ha ricordato inoltre che Amnesty international ha avviato una campagna intitolata “Verità per Giulio Regeni”, nel cui ambito il 25 febbraio si è svolto un sit in davanti all’ambasciata egiziana a Roma e che sono già state presentate alla Camera diverse interrogazioni sugli eventi e le responsabilità legate alla morte di Giulio Regeni.  

Nel dibattito sono intervenuti Federica Di Padova, Tommaso Fasano, Federica Venturelli e Chiara Susanna Pacchioni per il Pd, e Domenico Campana di Per me Modena.

 

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