Radja Nainggolan non si nasconde e in una lunga intervista ha attaccato a 360 gradi: dalla Juventus al VAR, passando per colleghi di centrocampo e possibili piani per il futuro. Le sue parole hanno acceso discussioni e rivelano una personalità diretta, pronta a mettere in dubbio certezze del calcio italiano.
Perché ha sempre evitato la Juventus: la mentalità dietro la scelta
Nainggolan ha spiegato la sua riluttanza a trasferirsi alla Juventus con un ragionamento personale. Confessa di preferire una sfida diversa rispetto al dover vincere per obbligo.
Secondo lui, la vittoria con una squadra come la Roma resta memorabile per anni. Con la Juve, invece, si vive sotto la pressione del successo continuo.
«Non cercavo il club più forte per il gusto di vincere ogni stagione», ha detto a modo suo, riferendosi anche a scelte fatte nei giochi simulati come Football Manager.
Accuse di favoritismi all’Allianz: i suoi ricordi arbitrali
Nainggolan è entrato nel vivo con episodi precisi avvenuti allo stadio della Juventus. Li ha raccontati come esperienze personali che secondo lui rivelano un problema più ampio.
Gli episodi che ricorda
- Partita con il Cagliari: penalty controverso assegnato alla Juve, secondo lui inesistente.
- Primo incontro al ritorno con la maglia della Roma: due rigori assegnati dall’arbitro, che lui ritiene concessi oltre l’area.
Nainggolan sostiene che molte immagini parlino da sole, ma che in pochi giungano a dichiararlo pubblicamente. Ha definito la questione delicata e difficile da ammettere per alcuni.
VAR sotto accusa: perché preferirebbe il calcio “tradizionale”
Il suo giudizio sul VAR è netto. Per Nainggolan, l’introduzione della tecnologia non ha eliminato errori chiave.
La sua proposta è drastica: se il controllo video non risolve gli sbagli, allora tanto vale tornare alle decisioni umane.
Ritiene che il fascino del gioco risieda anche nell’imperfezione degli arbitri, e invita a valutare con attenzione se il VAR stia davvero migliorando il calcio.
Il confronto con i colleghi di centrocampo: chi l’ha convinto
Nel tracciare un bilancio della sua carriera, Nainggolan ha paragonato il proprio rendimento a quello di alcuni avversari e compagni di reparto.
- Arturo Vidal e Daniele De Rossi sono stati indicati come pari livello nel suo periodo migliore.
- Su Paul Pogba ha espresso un giudizio più critico, sostenendo che il francese abbia avuto solo pochi anni davvero di alto profilo.
Ha anche rivendicato la propria importanza nelle squadre in cui ha giocato, mettendo l’accento su intensità e applicazione tattica.
Verso una carriera da allenatore? I piani e le ambizioni
Guardando al futuro, Nainggolan non esclude la strada da allenatore. Ha parlato dell’idea di conseguire le qualifiche tecniche e di mettersi alla prova in panchina.
Pur con la sua tipica modestia, ha ammesso che l’esperienza sul campo può tradursi in capacità di guida e gestione di un gruppo.
Tra dubbio e determinazione, il suo percorso post-giocatore sembra orientarsi verso lo studio e la formazione tecnica, per trasformare l’istinto in metodo.
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Marco Rossi è giornalista calcio. Con dieci anni di esperienza, analizza trasferimenti, tattiche e successi dei club europei. Offre analisi precise e coinvolgenti. Il suo stile chiaro ti aiuta a comprendere i punti chiave di ogni partita.