Cronaca » Giudiziaria
Mercoledì 10 Gennaio 2018 - ore 18:16
Neonato morto a Sassuolo, è ''negligenza''

Come dicevamo i fatti risalgono all’estate del 2016 quando una sassolese di 38 anni, già madre di tre figli, era giunta all’ospedale alla 38esima settimana di gravidanza ed era stata ricoverata per forti dolori. Poco dopo fu sottoposta d’urgenza a un cesareo. Il piccolo Adam morì circa 20 minuti dopo per soffocamento. Dal primo momento la famiglia ha sporto denuncia per quanto accaduto, sostenendo che la donna avesse chiesto un taglio cesareo programmato visti anche alcuni problemi di salute legati alla sua obesità, come pressione alta e diabete gestazionale. In più la famiglia accusò l’ospedale di aver rimandato più volte a casa la partoriente che si era recata al pronto soccorso a causa di forti dolori. Accessi confermati anche dalla direzione dell’ospedale che li definì “controlli di routine”. In una nota dopo il decesso del nascituro dall’ospedale dissero che “la gravidanza, arrivata alla 38esima settimana più tre giorni, si era svolta in modo regolare e che tutte le manovre di rianimazione neonatale messe in atto dai sanitari purtroppo erano risultate vane”.
A un anno e mezzo di distanza da quei fatti due persone andranno a processo per colpa “consistita in negligenza, imprudenza e imperizia viste anche le condizioni della madre del neonato affetta da grave obesità, diabete gestazionale e ipertensione arteriosa”. Tra le accuse quella di aver omesso l’utilizzo di monitoraggio ecografico fetale diretto, e quella di aver disposto in ritardo l’infusione di ossitocina per indurre un parto naturale che comunque era pericoloso vista la situazione di stress del feto. Secondo l’accusa dalla constatazione della situazione di emergenza al momento di estrazione del feto passarono 67 minuti.





