Il giorno della fondazione del paese dell’Europa Centrale, l’ex presidente del Comitato Olimpico Internazionale è stato insignito del titolo di Dottore Honoris Causa dall’Università Ungherese di Scienze dello Sport a Budapest, un riconoscimento che ha celebrato la sua leadership e impegno nei valori sportivi.

Thomas Bach, che ha presieduto il CIO dal 2013 fino a giugno 2025, ha partecipato a una cerimonia ricca di simbolismo e memoria olimpica. Davanti a un pubblico gremito di autorità, atleti e accademici, ha sottolineato l’importanza dell’istituzione per il paese, affermando che essa è “un vero pilastro dello sport ungherese” che combina perfettamente “sport, scienza ed educazione”.

La cerimonia ha visto la presenza di figure di spicco del mondo politico e sportivo, come il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio Péter Szijjártó; il Presidente del Comitato Olimpico Ungherese Zsolt Gyulay; e il membro ungherese del CIO Balázs Fürjes. Tra di loro c’erano anche diversi campioni olimpici e alcuni degli atleti più importanti della nazione, inclusi i schermidori Ildikó Rejtő, Lídia Sákovicsné Dömölky, Pál Schmitt, Jenő Kamuti, László Csongrádi e Emese Szász, oltre alla nuotatrice Ágnes Kovács.

L’università ha reso omaggio all’ex presidente del CIO attraverso il discorso di Lajos Mocsai, ex rettore dell’istituzione e attuale presidente del consiglio di amministrazione della fondazione. Mocsai ha evidenziato la statura personale e professionale di Bach e ha ricordato la sua carriera sia come atleta che come leader, notando che “il percorso di vita di Thomas Bach irradia un amore per lo sport; come atleta e come leader sportivo, è stato una figura di spicco nello sport internazionale.”

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L’accademico ha anche ripercorso la carriera di scherma del leader tedesco, dove ha vinto l’oro a Montreal nel 1976 con la squadra di fioretto della Germania Ovest, oltre a diversi titoli mondiali. “Il suo straordinario percorso di vita lo rende degno di essere un dottore onorario,” ha sottolineato Mocsai, che ha enfatizzato la resilienza di Bach di fronte alle crisi globali durante la sua presidenza olimpica. “Durante il suo mandato, Thomas Bach ha affrontato numerose sfide, come la pandemia di Covid, e le ha gestite tenendo a mente gli interessi dello sport.”

Mocsai ha spiegato che questo titolo va ben oltre un riconoscimento accademico. Lo ha definito con solennità, sottolineandone il peso simbolico: “Il dottorato honoris causa non è una semplice distinzione, ma il massimo riconoscimento, che non solo riconosce i risultati passati ma rappresenta anche una sorta di alleanza. Da ora in poi, Bach è l’ambasciatore dell’università ungherese nel mondo. Lo sport non è solo competizione, ma il linguaggio comune che ci unisce.”

La cerimonia è proseguita con l’attuale rettore dell’università, Tamás Sterbenz, che ha collegato l’omaggio al centenario dell’istituzione. Nel suo discorso, ha ricordato che “Nel centesimo anno di esistenza dell’istituzione, conferiamo il titolo di dottore onorario a una delle figure di spicco dello sport internazionale, Thomas Bach.” Ha aggiunto che la nomina esprime anche la missione internazionale dell’università: “Il dottorato honoris causa di Bach non solo rafforza il suo riconoscimento internazionale, ma segnala anche l’impegno dell’università verso l’ideale olimpico, l’eccellenza sportiva professionale e la diplomazia sportiva globale.”

Il momento clou della giornata è arrivato quando Bach ha ricevuto il diploma di Dottore Honoris Causa dalle autorità universitarie, un titolo che, secondo il tedesco, “riguarda l’intero CIO e persino il Movimento Olimpico.” Le sue parole hanno incluso riferimenti all’eredità dell’olimpismo, e ha persino ricordato il pensiero di Coubertin, notando che “il padre delle Olimpiadi moderne, il Barone Pierre de Coubertin, intendeva rendere il mondo un posto migliore attraverso lo sport, e questo compito rimane ancora oggi.”

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Bach ha congratulato i presenti in occasione della festa nazionale ed ha evocato ricordi personali legati all’Ungheria. Ha menzionato la sua prima relazione con lo schermidore Jenő Kamuti e ha parlato della sua partecipazione ai Campionati del Mondo del 1975 a Budapest. Lo ha fatto senza compiacimento, ma con onestà. Ha detto che “non è un ricordo piacevole per lui, il quarto posto raggiunto qui nella gara a squadre, che ha definito la peggiore posizione, per la quale si ottiene una medaglia di legno.” Sebbene abbia riconosciuto la frustrazione, ha spiegato che l’esperienza gli ha insegnato una lezione che ancora oggi mantiene: “Non accettare la sconfitta; considerala come la madre delle future vittorie.”

L’ex presidente del CIO ha anche riflettuto sulla situazione internazionale e sui conflitti armati in corso, avvertendo che “ha fatto riferimento alle guerre attualmente in corso nel mondo e ritiene che sia compito sia dei politici che degli atleti creare la pace.”

La cerimonia si è conclusa con un gesto solenne: la scopertura di una targa di marmo con i nomi di tutti i dottori onorari dell’università ungherese, tra cui ora figura anche Bach. Si unisce così a figure di fama mondiale come Lord Sebastian Coe, doppio campione olimpico e presidente di World Athletics; Juan Antonio Samaranch, che ha presieduto il CIO tra il 1980 e il 2001; e Jacques Rogge, suo successore nel ruolo dal 2001 al 2013.