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Domenica 18 Settembre 2016 - ore 17:25
Velasco al FestivalFilosofia: ''Fondamentale delegare. Il cancro è quando non si impiega del tempo per la squadra.''

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Il Coach argentino: "Dobbiamo insegnare ai nostri giovani a vincere e a perdere, non a evitare la competizione. Dobbiamo creare le sfide ai nostri giovani. Perdere è parte di un processo di apprendimento e crescita: non è mai una sconfitta. E' opinione diffusa che chi ha vinto ha fatto tutto bene, e chi ha perso ha fatto tutto male. Nello sport non basta fare le cose bene, bisogna farle meglio degli altri."
Tutte le piazze erano gremite di appassionati, pallavolisti e non, che desideravano incontrare una leggenda dello sport sottorete. L'argentino ha incontrato una città intera, spiegando come si vince, come ci si approccia ad una partita. Non è con la somma di individualità che si alzano trofei, ma con la coralità di un team.
Velasco, che con la Squadra del Secolo ha vinto tutto - tranne l'alloro olimpico - è considerato uno dei più grandi motivatori della storia dello sport.
"Io credo che sia fondamentale delegare." - ha detto. "E' molto comune sentir dire: <<Perdo piu tempo a spiegarlo che a farlo io.>> Questo è un cancro per il gioco di squadra. Il gioco di squadra è dei collaboratori, non dei giocatori. Io devo perdere tempo - se mai si puo usare questa parola -, devo dedicare del tempo affinchè la gente che lavora con me lavori bene in squadra."
Tuona così il CT della Nazionale Argentina contro una disciplina che tende sempre di più ad accentrare il gioco, che si risolve sempre più nelle schiacciate e nelle alzate, e sempre meno nella forza della squadra nella sua interezza.
Il coach rincara la dose: "Dobbiamo insegnare ai nostri giovani a vincere e a perdere, non a evitare la competizione. Dobbiamo creare le sfide ai nostri giovani. Perdere è parte di un processo di apprendimento e crescita: non è mai una sconfitta." Mai parole furono più azzeccate in un'era in cui regna l'apatia e l'indolenza fra gli adolescenti. Non importa l'esito della sfida, l'importante è essere scesi in campo.
Conclude con una considerazione che è la vera discriminante tra gli atteggiamenti sportivi: "E' opinione diffusa che chi ha vinto ha fatto tutto bene, e chi ha perso ha fatto tutto male. Nello sport non basta fare le cose bene, bisogna farle meglio degli altri."
Era un visionario - nel senso migliore del termine - negli Anni Novanta. Lo è anche adesso.
Video
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