L’inaspettata partenza di Christian dalla Red Bull crea diverse nuove possibilità: è chiaro che il britannico non si unirà a Maranello dove si stanno delineando differenti strategie. A Milton Keynes hanno deciso di sacrificare il CEO per mantenere Verstappen. Esploriamo le possibili cause di questa frattura e le future destinazioni di Horner…
Dopo l’annuncio che ha sorpreso la Red Bull, lo sguardo della Formula 1 si proietta verso il futuro. Il team di Milton Keynes è ora guidato da Laurent Mekies, che ha avuto una rapida ascesa nella carriera passando in breve tempo da direttore sportivo della Ferrari a team principal della Red Bull, dopo una tappa alla Racing Bulls.
Laurent Mekies, team principal Red Bull
Horner rimarrà legato alla Red Bull fino al 2025 a causa delle clausole del suo gardening leave e, come ha rivelato lui stesso durante il suo discorso di addio in fabbrica, continuerà a ricevere uno stipendio dalla squadra con la quale ha conquistato quattordici titoli mondiali.
Resta da vedere quale sarà il futuro di Christian, poiché è difficile immaginarlo lontano dalla F1 a soli 51 anni, essendo uno dei leader più vincenti del paddock con una profonda conoscenza nella costruzione di una squadra vincente da zero.
Un punto è sicuro: non si unirà alla Ferrari. Nonostante i contatti passati con il presidente John Elkann, la Scuderia non intende avvalersi delle competenze del manager britannico, poiché la loro strategia si sta dirigendo verso un’altra direzione che non include Horner.
La Red Bull, dopo aver risolto il contrasto con la parte austriaca del gruppo tramite l’allontanamento del CEO, deve ora assicurare a Max Verstappen che il team di Milton Keynes rimarrà una scuderia di punta capace di competere per il titolo mondiale. Tuttavia, il punto debole potrebbe essere il motore, soprattutto dopo la partenza di figure chiave come Adrian Newey, Bob Marshall e Jonathan Wheatley.
Sede centrale di Red Bull Powertrains
Christian Horner ha ideato Red Bull Powertrains in risposta al ritiro annunciato inaspettatamente da Honda alla fine del 2021, trovandosi senza un motore per il nuovo ciclo tecnico delle power unit 2026, che avranno il 50% della potenza elettrica. Questo passaggio audace, sebbene costoso e complesso, ha trasformato i “bibitari” in eccellenti costruttori di telai e ora anche in produttori di motori, mettendoli in competizione diretta con colossi come Mercedes, Ferrari, Honda e la nuova entrante Audi.
Questo non era il “piano” che Dietrich Mateschitz, il fondatore dell’impero Red Bull, aveva in mente: il visionario austriaco, prima di morire per un tumore nell’ottobre 2022, aveva pianificato il futuro della squadra in F1 cercando una solida partnership con Porsche, interessata a rientrare nei GP, per continuare una storia straordinaria. La casa tedesca avrebbe accettato un ruolo paritario nel team, assicurando lo studio, la progettazione e la costruzione della power unit.
Tuttavia, Red Bull sarebbe diventata la squadra ufficiale Porsche: inizialmente tutto sembrava perfetto, ma Christian Horner aveva paura che l’arrivo del management tedesco potesse ridimensionare il ruolo di chi gestiva la struttura di Milton Keynes. Le case automobilistiche non sono solite accettare un ruolo secondario quando investono risorse significative, quindi Christian temeva di perdere il controllo del team e ostacolò l’accordo, causandone il fallimento.
Red Bull Ford Powertrains
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Stefano Lombardi è giornalista Formula 1. Da dodici anni segue ogni Gran Premio, da Monaco a Suzuka. Le sue analisi tecniche e strategiche svelano i segreti di team e piloti. Il suo stile chiaro ti guida ad ogni curva.