Rivederlo sorridere dopo quelle lacrime. La storia di Grigor Dimitrov nelle ultime settimane sembra quasi il trailer di una serie TV di riscatto sportivo: crolli, pause, dubbi, e oggi voglia di prendersi il palco. Dall’addio forzato a Wimbledon, fino al ritorno nel circuito con uno sguardo nuovo e una leggerezza appena riconquistata.
Dal dramma di Wimbledon al ritorno a Parigi
Quando lo abbiamo visto l’ultima volta su un campo da tennis, Dimitrov usciva dal Centre Court di Wimbledon in lacrime. Era in vantaggio di due set a zero contro Jannik Sinner negli ottavi di finale, ma il pettorale destro ha detto basta. Una scena da spezzare il cuore anche al più cinico degli appassionati. Tre mesi e mezzo dopo, e con un intervento chirurgico nel mezzo, il bulgaro – attualmente numero 38 del mondo – si presentava alla Paris La Défense Arena con un grande sorriso. Occhi che tradivano impazienza e contentezza per questo ritorno tanto atteso.
Dimitrov, rilassato e felice di essere solo presente, ha mostrato la sua determinazione durante le innumerevoli sessioni di allenamento nella nuova sala parigina, in vista del match d’esordio contro il francese Giovanni Mpetshi Perricard. Lo si leggeva in faccia: pronto a ricominciare, pronto a godersi ogni secondo.
Un’estate diversa, fuori dal circuito
Il bulgaro ha colto quest’occasione per staccare dal tennis, per la prima volta dopo quasi vent’anni. Dal 2010 non aveva mai saltato un torneo dello Slam, fino a quando, a fine agosto, ha dovuto rinunciare agli US Open. “Sto molto bene, prendere un po’ di distanza dal tennis mi ha davvero fatto bene”, ha confessato serenamente.
Per un’estate intera è stato a casa. Gli aggiornamenti dal circuito? Solo in sottofondo. Ha scelto di non restare sempre connesso e ha imparato che è normale essere infortunati e non giocare tutte le settimane. “Ho accettato tutto questo e sono solo molto felice di tornare”, riconosce. Una finestra di normalità in una vita sempre frenetica.
- Ritorno al lavoro dopo il break estivo
- Sedute d’allenamento intense ma con altra testa
- Nessun rimpianto nel godersi il proprio tempo libero
Nuovi inizi e nuove riflessioni
Settembre ha segnato anche la fine della collaborazione di due anni con Jamie Delgado, allenatore con cui Dimitrov aveva raggiunto la finale di Bercy nel 2023 e quella di Miami l’anno precedente. Il bulgaro ha ripreso ad allenarsi parzialmente alla Mouratoglou Academy con Daniel Vallverdu, nella speranza di definire presto un nuovo staff.
Il ritiro traumatico contro Sinner ha scosso tanti, ma Dimitrov si è sforzato di non rimuginare troppo. “Ho fatto di tutto per non pormi quella domanda. È impossibile avere una risposta. Si sa come va il nostro calendario: tornei, settimane, carichi di lavoro… Si rischia sempre. Sfortuna? Forse. Calendario troppo intenso? Forse. Mancanza di preparazione? Forse. Ma non lo sapremo mai e non serve a nulla sprecare energie per spiegazioni che non arriveranno.”
Sorprendentemente, Dimitrov si dice forte: non ha vissuto l’episodio come un fallimento assoluto, anche se il dubbio ogni tanto busserà sempre alla porta. “Dire che tutto si sia svolto perfettamente sarebbe falso, ma so come gestire queste cose. Non solo gli infortuni, anche quello che riguarda la testa.”
Introspezione, amicizia e piacere ritrovato
“Ho usato questo periodo per una vera introspezione. Quando ti allontani, ti vedi come un osservatore esterno, giudicandoti diversamente senza le aspettative del circuito e dei tifosi. Tutto si è un po’ dissolto e mi ha fatto un bene enorme”, riflette il bulgaro. Dubbi sul tornare al 100%? “Certo che vengono. Sarò competitivo? Posso ancora vincere?” Non si sa mai, ma l’importante – insiste Dimitrov – è dare a se stessi la vera opportunità di provarci. Ed è quello che sta facendo.
Per festeggiare questo ritorno, Dimitrov si è concesso anche una parentesi speciale nel doppio, accettando l’invito dell’amico Nicolas Mahut, icona del tennis francese che chiuderà qui la sua carriera a 43 anni. I due si conoscono dai Challenger del 2009 e nel 2023 avevano già condiviso il campo in doppio a Rotterdam e Washington. “Sarà un momento speciale per lui, ma anche per me: è un onore – racconta Dimitrov –. Lo conosco molto bene, abbiamo vissuto grandi battaglie ed è un bravissimo ragazzo. felice di giocare con lui in questo torneo. Ha avuto una carriera magnifica: promette di essere un gran bel momento e spero di non deluderlo.”
Lezione di Dimitrov? Anche dopo le lacrime si può scegliere di vedere la luce. Non sempre serve una risposta, ma piuttosto la volontà di godersi ogni passo – fra introspezione, amici fedeli e nuovi inizi. E se ogni tanto serve un sorriso in più, allora che sia quello di chi torna in campo dopo aver saputo aspettare, con pazienza e voglia di vivere ogni attimo fino in fondo.
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Marco Rossi è giornalista calcio. Con dieci anni di esperienza, analizza trasferimenti, tattiche e successi dei club europei. Offre analisi precise e coinvolgenti. Il suo stile chiaro ti aiuta a comprendere i punti chiave di ogni partita.