Il fine settimana di Ferrari a Montréal è stato uno da lasciarsi alle spalle, aggravato da errori e complicazioni che hanno influenzato negativamente le performance sin dalle prime sessioni di prove libere, costringendo a decisioni azzardate in gara. Anche un cambio di strategia non avrebbe, però, alterato il risultato: a Canada è mancata l’efficacia che in altri GP aveva contraddistinto il team.
Analizzando il weekend della Ferrari in Canada, è difficile immaginare il team di ritorno in Europa con un sorriso. Non solo per le performance non ottimali, ma anche per la mancanza di precisione nelle operazioni, che ha reso ancora più arduo un Gran Premio già complicato.
Charles Leclerc, dopo la gara, ha apertamente discusso il suo errore durante le prove libere, il quale ha comportato danni al telaio dopo un’uscita di pista, così come ha riconosciuto l’opportunità mancata in qualifica di lottare per le prime posizioni, fattori che hanno pesantemente influenzato i risultati, al di sotto delle aspettative e delle speranze più ottimistiche.
Guardando le qualifiche, confrontando le prestazioni di Oscar Piastri e Lewis Hamilton, la seconda fila sembrava un traguardo raggiungibile per il pilota monegasco, mentre appariva molto più difficile scalzare George Russell e Max Verstappen dalle prime due posizioni.
Charles Leclerc, Ferrari
Hamilton ha subito un incidente con una marmotta dopo circa dieci giri, con un danno al fondo che ha ridotto di venti punti il carico aerodinamico, influenzando negativamente la sua gara. Per l’altro pilota della Ferrari, partire dall’ottava posizione ha imposto una strategia più audace, come quella adottata da McLaren con Lando Norris.
La scelta di partire con gomme hard mirava sia a girare in aria pulita per mantenere un ritmo costante sia a sfruttare eventuali episodi favorevoli come l’ingresso della Safety Car nel momento più opportuno. Dopo la gara, si è discusso molto riguardo la strategia, in particolare su cosa sarebbe potuto accadere se la squadra avesse seguito i consigli di Leclerc, che proponeva un unico pit stop.
“Ero abbastanza convinto durante la prima parte della gara, soprattutto quando ho visto che Russell aveva appena cambiato le sue gomme hard e non stava andando molto più veloce di me. Era più rapido, ma solo di quattro decimi o qualcosa del genere”, ha raccontato Leclerc a fine gara, aggiungendo poi che la strategia non avrebbe comunque fatto la differenza.
In realtà, il ragionamento di Leclerc aveva una sua logica, perché nei primi giri del suo secondo stint il distacco da Russell, fino a quando i due non si sono ricongiunti, è stato mediamente di circa tre decimi. È per questa ragione che il monegasco desiderava indirizzare il suo team verso una gara a una sola sosta, credendo che ci fosse il potenziale per mantenere la posizione e tentare qualcosa di diverso.
Charles Leclerc, Ferrari
Tuttavia, realisticamente, la scelta di restare fuori, come poi ammesso dallo stesso Leclerc dopo la gara, non avrebbe fatto davvero la differenza e non avrebbe portato a un risultato diverso, perché le variabili non erano esattamente a suo favore, tanto che anche la McLaren ha scelto di virare verso i due pit stop.
“Dopo la gara ho parlato con Charles: ha ragione nel dire che, quando sei dietro al gruppo, non hai molto da perdere. Possiamo prenderci qualche rischio, ma per noi è stato un po’ troppo ottimistico fare uno stint di 50 giri con quella gomma, considerando la durata prima della perdita di prestazione. Probabilmente ci sono mancati anche alcuni giri nel weekend per poterlo stimare correttamente”, ha spiegato Vasseur.
In effetti è vero che altri piloti hanno tentato la strategia a una singola sosta, completando ben più di cinquanta giri, ma con un passo totalmente diverso, decisamente più lento di quello tenuto da Leclerc.

Stefano Lombardi è giornalista Formula 1. Da dodici anni segue ogni Gran Premio, da Monaco a Suzuka. Le sue analisi tecniche e strategiche svelano i segreti di team e piloti. Il suo stile chiaro ti guida ad ogni curva.