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Cagliari Calcio: la regina sarda che sfida la storia tra trionfi, cadute e orgoglio tifoso

Le radici: dalla fondazione al trionfo del 1970

Sin dal 1920, il Cagliari Calcio rappresenta un pilastro identitario per la Sardegna. Unico club isolano ad aver militato nelle due divisioni principali del calcio italiano, è universalmente conosciuto come i Rossoblù o Casteddu, quest’ultimo omaggio in sardo alla propria città. La storia del club prende davvero il via nel 1902 con una curiosa sfida tra studenti locali e marinai genovesi: una sconfitta, certo, ma anche la miccia per immaginare la nascita di una squadra ben consolidata. Dal 1920, guidato inizialmente da Gaetano Fichera e Giorgio Mereu – il primo chirurgo, il secondo avvocato e poi presidente – il Cagliari si tuffa prima nei tornei regionali, poi affronta mille peripezie, tra crisi finanziarie e spostamenti di stadi, finché nel 1930 non conquista la sua prima promozione in Serie B.

Gli anni di passione e ricostruzione non mancano: retrocessioni, scioglimenti, nuove associazioni come l’Unione Sportiva Cagliari. Ma la vera gloria arriva nel 1969-1970, quando sotto la guida di Manlio Scopigno e con il leggendario Gigi Riva (tre volte capocannoniere della Serie A e miglior marcatore della nazionale) la squadra conquista uno storico Scudetto, primo assoluto del Mezzogiorno d’Italia. Da lì in poi, i rossoblù entrano nell’élite: tra le pochissime italiane ad aver vinto la Serie A, B e C.

Difficoltà, cambi di marcia e ritorni clamorosi

La storia del Cagliari, però, non è solo oro e gloria. Anzi, spesso somiglia a una montagna russa emotiva degna della miglior telenovela. Dopo l’apice dello Scudetto, la squadra si trova ad affrontare una lunga fase di flessioni: alternanze tra Serie A, B e C, crisi economiche, amministrazioni problematiche e anche penalità (cinque punti per il caso Totonero-bis degli anni ‘80). Ogni decade regala agli isolani un eroe da idolatrare, ma anche sudate salvezze o dolorose retrocessioni.

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Negli anni ‘70 e ‘80, cambi di allenatori, ritorni di fiamma e salvezze all’ultima giornata sono la norma. I tifosi si consolano con qualche stagione spettacolare — ad esempio il settimo posto nel 1979-80 o la semifinale di Coppa Italia persa contro il Napoli di Maradona, che non era uno qualunque.

Nel tempo più recente, con l’arrivo di Massimo Cellino e poi Tommaso Giulini, la squadra alterna promozioni lampo, stagioni dai due volti (forte in casa, fragile in trasferta) e il classico valzer di allenatori. La squadra nel 2015-2016 vince la Serie B, poi si stabilizza in A, vive cali di rendimento, rischia ancora la B, ma spesso si rialza più ostinata di prima. Ultima prodezza: la promozione in A nel 2023 con Claudio Ranieri in panchina e uno sprint nei playoff che pareva scritto per il grande schermo.

Colori, stemmi e simboli: il Rossoblù è fede

Se c’è una cosa che resiste a tutte le tempeste, sono i colori sociali: rosso e blu, come la città e la sua bandiera. E il simbolo dei quattro mori, autentico emblema della Sardegna e marchio di fabbrica sulle maglie — passate dalla bianca “chirurgica” delle origini al classico quartato rossoblù. Con leggeri restyling negli anni, i più affezionati ricordano lo storico completo bianco con lo scollo rossoblù, la fortuna della casacca degli anni di Riva, e le recenti aggiunte del terzo kit variopinto. Tra esperimenti stilistici e sponsor cambiati col vento, la tradizione rimane solida.

Non manca il folklore: la mascotte Pully, un fenicottero rosa scelto nel 2023 dai bambini della Scuola di Tifo, e l’assenza di un inno ufficiale, nonostante le passate tentate hit di artisti sardi e il recente brano “Tifo Cagliari e boh!!” che fa vibrare la Unipol Domus.

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Passione, statistiche e rivalità (con venature da thriller)

La tifoseria rossoblù è una delle più calde e numerose d’Italia (dati 2023: ottavo club per numero di sostenitori) – lo confermano i 483.000 “cuori rossoblù”. I record non mancano, dal minor numero di gol subiti nello Scudetto ai bomber leggendari come Riva e Suazo. Molti i giocatori internazionali “adottati” dalla Sardegna: dagli uruguaiani agli africani, dai sudamericani ai portoghesi titolati.

Il Cagliari non si fa mancare nemmeno le rivalità accese: la Torres di Sassari per il classico campanilismo isolano, o il Napoli — un astio sbocciato negli anni ‘90 e divampato nel 1997 durante uno spareggio-salvezza a Napoli, tra aggressioni e tensioni extra-calcistiche. Un capitolo da giallo sportivo, insomma!

Conclusione
Il Cagliari Calcio è molto più di una squadra: è uno specchio della Sardegna, con la sua fierezza, resilienza e passionalità. A chi si avvicina ai Rossoblù, il consiglio è semplice: preparate il cuore alle emozioni forti, perché questa squadra non fa sconti né ai suoi tifosi né agli avversari. E occhio: la fede rossoblù, come il vento di Maestrale, non si placa mai.

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