“Sono italiano e ne sono fiero”: la verità inattesa su Jannik Sinner e la sua lingua madre

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“Sono italiano e ne sono fiero”: la verità inattesa su Jannik Sinner e la sua lingua madre

Un ragazzo venuto dal nord (molto nord!)

Jannik Sinner non è solo il volto pulito del nuovo sport italiano, ma anche la risposta vivente a una domanda che gira da tempo: ci si può sentire profondamente italiani pur crescendo parlando tedesco a casa? La storia di Jannik è la storia di un successo che parte da molto in alto, e non solo in senso metaforico. Nato e cresciuto in Alto Adige, provincia autonoma dove il tedesco è lingua madre per molti, Sinner ha subito attirato curiosità e, talvolta, qualche dubbio.

A Bolzano e dintorni, i dialetti germanofoni si intrecciano con l’italiano e l’austriaco, in una terra di montagne che regala grandi sciatori. Non a caso, tra i 7 e i 12 anni, il piccolo Jannik era già tra i migliori giovani sciatori d’Italia. Lui correva sulle piste bianche e, dettaglio da non trascurare, lo faceva fianco a fianco con coetanei italiani, anche se a casa le prime parole erano in tedesco.

Identità: domande, risposte e… olimpiadi mancate

Ma tutto questo parlare di lingue e appartenenza nazionale è saltato fuori più volte nel corso della carriera di Sinner. Nel 2021, infatti, la scelta di non rappresentare l’Italia alle Olimpiadi di Tokyo aveva scatenato critiche e titoloni. Ancora, quando decise di rinunciare alla prima delle due imprese azzurre in Coppa Davis nel 2023, qualcuno si interrogò sul suo senso di italianità.

Fortunatamente, Jannik non si tira mai indietro davanti alle domande personali. In un’intervista a Vanity Fair Italia, pochi giorni dopo il trionfo agli Australian Open nel febbraio 2024, fu chiaro:

  • “Sempre, e ne sono molto fiero”, ha risposto a chi gli chiedeva se si sentisse italiano.
  • Ha voluto ricordare che fin da piccolo ha partecipato a campionati di sci con altri ragazzi italiani.
  • Che già a 14 anni, quando si è allenato in Liguria al Piatti Tennis Center, i compagni erano italiani.
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Diversità linguistica: da Bolzano a Palermo (il problema è il dialetto!)

E poi, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa (da tennis), Jannik ha anche sottolineato come la peculiarità linguistica non sia solo un affare dell’Alto Adige. “Parliamo il nostro dialetto tedesco, ma anche in Sicilia si parlano dialetti che in altre parti d’Italia sono incomprensibili, no?” Il punto è chiaro: l’Italia è un mosaico di storie, lingue e accenti, e sentirsi parte di tutto questo non dipende solo dalla lingua madre.

Da quel gennaio 2024, quando ha riportato in Italia un titolo Slam maschile dopo 48 anni – l’ultimo era stato Adriano Panatta nel 1976 al Roland Garros – Jannik è rimasto sotto i riflettori. Cinque mesi dopo, ha fatto la storia diventando il primo italiano a raggiungere la vetta del ranking mondiale maschile, e da lì non ha più mollato la posizione. Come a dire: Sinner è italiano, nei fatti oltre che nei sentimenti, e portavoce di un’Italia che si riconosce nella sua diversità.

Un esempio oltre lo sport

In fondo, la parabola di Sinner dimostra che:

  • Si può crescere in un ambiente diverso e sentirsi comunque parte integrante della propria comunità nazionale.
  • Lo sport unisce oltre ogni lingua, e le imprese degli atleti possono diventare simbolo per tutti.
  • Essere italiani, come ha ricordato Sinner, è anche una questione di cuore (oltre che di passaporto… e di rovescio a due mani!).

Morale? Fate come Jannik: siate fieri delle vostre radici, ma correte liberi sulle strade che scegliete. E magari ricordatevi che il vero segreto è saper sorridere con più di una lingua… perfino quando si impugna una racchetta!

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