Wimbledon 2001: il miracolo incredibile di Goran Ivanišević

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Un jet privato atterra a Spalato tra urla e bandiere. Sullo scalino scende Goran Ivanisevic, ancora stordito dall’incredibile settimana di Church Road. Quel ritorno racconta di una carriera al limite, di sofferenze e di rinascite. E di un torneo che ha riscritto la sua storia e lasciato un segno profondo nel cuore del tennis.

Da enfant prodige a gigante incompreso

Goran cresce nel clima popolare di Split. Scoperto da Niki Pilic alla fine degli anni ’80, mostra subito qualità fuori dal comune.

  • Vince titoli in tutte le superfici.
  • Raggiunge la top ten e sale fino al n.2 nel 1994.
  • Resta però legato all’erba londinese, palco dei suoi sogni e delle sue ferite.

Il suo stile era schietto e a tratti imprevedibile. Un tennista che parlava più con le azioni che con le parole.

Le finali perdute che pesano sull’anima

Prima di Wimbledon 2001, Goran conosce il sapore amaro delle occasioni svanite. Diverse finali sul prato di Londra gli erano già sfuggite di mano.

  • 1992: sconfitta al quinto set contro Andre Agassi.
  • 1994: Pete Sampras gli nega il titolo in tre set.
  • 1998: un’altra battaglia persa con Sampras, con rimpianti intensi.

Quegli insuccessi lasciano segni profondi. Seguono anni di crisi, eliminazioni precoci e una fiducia vacillante.

Il baratro e la svolta: la wild card che cambia tutto

Nel 2001 il Queens regala una debacle. A farne le spese è Cristiano Caratti.

La rinuncia dai grandi risultati fa percepire a molti che sia il canto del cigno. Eppure il Comitato di Wimbledon gli concede una wild card alla carriera. Per tanti un atto di commiato. Per Goran, l’ultimo appiglio.

Arriva a Londra senza aspettative e con la spalla dolorante. E con una leggerezza nuova: non ha più nulla da perdere.

La cavalcata: avversari, match e sorprese

Sul prato Goran ricomincia a far parlare il suo servizio e la sua imprevedibilità. Vincono il gioco, il coraggio e l’istinto.

  • Primo turno: convincente avvio contro Jonsson, 6-4 6-4 6-4.
  • Secondo turno: elimina Carlos Moyà, ex numero uno e vincitore del Roland Garros.
  • Segue la vittoria su Andy Roddick, promettente diciannovenne americano.
  • Poi Greg Rusedski, battuto grazie a un servizio incisivo e a pochi scambi prolungati.

Ogni successo alimenta la fiducia. E il tabellone si ribalta: anche i grandi cadono. Pete Sampras viene eliminato da un giovane svizzero, Roger Federer.

Il servizio: l’arma che racconta la sua carriera

Il servizio di Ivanisevic è leggenda. Lancio basso, esplosività e precisione. Un mix che lo rende imprendibile nei momenti decisivi.

Più di 10.000 ace in carriera attestano la sua efficacia al servizio. Quel colpo è il suo timbro: potente e capace di chiudere i punti con poche risposte.

Accanto alla potenza, però, c’era anche il raziocinio tipico dei grandi giocatori di fondo. Questo equilibrio gli consente di sopravvivere ai momenti di tensione.

Il quarto e la semifinale: Safin e l’impresa sotto la pioggia

Ai quarti incrocia Marat Safin, giovane e già nel gotha del tennis mondiale.

Safin non ama l’erba. Goran sfrutta la superficie e gioca una partita alta di intensità. Con freddezza e coraggio conquista la semifinale.

La gara contro Tim Henman diventa epica per le interruzioni meteorologiche e per l’altalena dei punteggi. Il match si dilata su più giorni.

  • Sospensioni ripetute per pioggia.
  • Un tie-break determinante.
  • Per la prima volta la semifinale si conclude di domenica e la finale slitta a lunedì.

Alla fine Goran prevale e si qualifica per la sua quarta finale a Wimbledon, a trenta anni suonati. Lacrime, gioia e la dedica al padre riassumono il peso emotivo di quel momento.

La finale contro Patrick Rafter: cinque set e trionfo

Il lunedì porta in campo Patrick Rafter, australiano elegante e abile nel serve and volley.

La partita è un alternarsi di emozioni. Goran vince il primo set, perde il secondo e riprende il terzo. Rafter contrattacca nel quarto e rimanda tutto al quinto.

Il decisivo è una battaglia di nervi. Sul 7 pari Goran trova il break. Il servizio gli regala i punti decisivi.

Al terzo match point la palla non trova la linea di Rafter. Goran crolla in lacrime, incredulo e liberato. Sul centrale di Wimbledon esplode l’applauso.

Il ritorno a casa: festeggiamenti e riconoscimenti

Il mattino dopo vittoria, il volo di ritorno diventa un trionfo. Accolto come un eroe, Goran sbarca tra fiumi di gente e cori festosi.

Subito dopo viene persino imbarcato su una nave che lo conduce su un lungomare strapieno di croati. Si dice che fossero oltre 100.000 le persone ad attenderlo.

La sua dedica più sentita è per Srdan Ivanisevic, il padre che credette in lui e sacrificò tanto. Quel gesto ricorda quanto il successo sia frutto anche dell’amore e del sostegno familiare.

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