Ben Shelton ha vissuto una notte amara agli US Open: battuto in quattro set da Alexander Zverev, l’americano ha lasciato il campo con la delusione per l’occasione sprecata e la consapevolezza di aver imparato molto. Nell’immediato dopogara ha analizzato luci e ombre della sua prestazione e ha spiegato cosa intende cambiare per tornare più competitivo nei prossimi appuntamenti.
Bilancio della finale: cosa è mancato a Shelton
La partita non è mai stata completamente nelle mani di Shelton. Ha faticato a trovare continuità dalla linea di fondo e a trasformare le poche chance in break.
- Pressione sul servizio avversario: l’americano è riuscito a strappare la battuta a Zverev solo una volta.
- Errore di incisività con il dritto, soprattutto nella fase centrale del match.
- Difficoltà nel gestire le transizioni verso la rete e nel finalizzare le azioni offensive.
Perché Zverev è un avversario così ostico
I punti di forza del tedesco
Zverev combina un servizio pesante con un gioco d’attacco moderno. Non è solo potenza; è diventato completo anche a rete e nei recuperi.

- Servizio tra i più efficaci del circuito.
- Movimento sorprendente per la sua altezza.
- Buona preparazione atletica e capacità difensive.
Le aree di miglioramento indicate da Shelton
Il campione statunitense ha rimarcato i settori tecnici e tattici su cui intende lavorare.
- Dritto più incisivo: serve maggior profondità e maggior ritmo nelle uscite dal fondo.
- Transizioni: migliorare la precisione e l’aggressività quando sale a rete.
- Rovescio: aumentare la variabilità per creare più problemi agli avversari.
Shelton ha riconosciuto che con giocatori come Zverev le opportunità sono rare e vanno sfruttate al massimo.
La questione dei tempi tra prima e seconda di servizio
Un’altra nota emersa in conferenza riguarda i ritmi di gioco. Shelton ha chiesto limiti più chiari sul tempo concesso tra prima e seconda di servizio.

Secondo lui, mentre per la prima si può usare tutto il tempo consentito, la seconda non dovrebbe godere di intervalli illimitati. Ha suggerito una regolamentazione più rigida per evitare perdite di ritmo e giochi troppo dilatati.
La presenza di Trinity Rodman e il sostegno della famiglia
Non è passato inosservato il supporto personale: la fidanzata Trinity Rodman è riuscita ad arrivare per assistere alla finale, nonostante avesse una partita a Washington.
- Shelton ha definito il gesto «fantastico», sottolineando i sacrifici reciproci nella coppia.
- Ha ringraziato famiglia e amici per il continuo supporto durante il tour.
- Ha ricordato quanto quei legami siano una motivazione fondamentale per continuare a competere.
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Matteo Conti è giornalista tennis. Da cinque anni segue i Grandi Slam, i circuiti ATP e WTA. I suoi articoli offrono analisi tattiche e reportage esclusivi con i protagonisti. Il suo stile conciso ti porta nel vivo di ogni match.