Covid: ho quasi smesso di giocare

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Alessandro Gentile torna a parlare della sua battaglia interiore, raccontando come la pandemia abbia fatto emergere ansia e depressione che lo hanno segnato anche sul campo. L’ex capitano dell’Olimpia e oggi protagonista con l’Urania Milano descrive i giorni in cui tutto è cambiato, e invita chi vive difficoltà simili a non restare soli.

Quando la pandemia ha rotto l’equilibrio

Gentile spiega che il punto di svolta è arrivato durante il periodo in cui risultò positivo al Covid. Era in Spagna e dovette isolarsi per settimane. Quel tempo forzato, lontano dalla routine e dalla squadra, ha amplificato difficoltà già latenti.

Camera d'albergo vuota con silhouette vicino alla finestra, sentimento di isolamento
Il periodo di isolamento in Spagna ha ampliato il senso di vuoto e rottura della routine.

«Il vuoto della quotidianità ha messo in crisi tutto», dice, sottolineando come il sonno sparito e l’introspezione abbiano peggiorato la situazione.

Ansia, attacchi di panico e la scoperta del disagio

L’atleta racconta di aver inizialmente cercato risposte nel fisico. Esami e controlli non hanno rilevato problemi organici. Così è diventato chiaro che il malessere era di natura mentale.

La diagnosi è stata dura da accettare. Per uno sportivo abituato al controllo e alla disciplina, ammettere una sofferenza psicologica ha richiesto tempo e coraggio.

Il peso delle responsabilità e il senso perduto

Gentile ammette di aver avuto responsabilità pesanti fin da giovane. Quelle pressioni, combinate con la mancanza di routine, hanno reso difficile gestire aspettative personali e altrui.

Ha confessato di aver perso la passione per gli allenamenti e per il gioco, fino a valutare il ritiro dal basket. Gli infortuni non furono la causa principale.

La svolta: psicoterapia e supporto professionale

La terapia ha cambiato la sua vita. Gentile racconta di aver trovato sollievo grazie al lavoro con uno psicoterapeuta e continua il percorso anche oggi.

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Due persone durante una seduta di psicoterapia, dialogo e sostegno
La psicoterapia ha rappresentato la svolta nel percorso di recupero.

«Non ho vergogna di curarmi», afferma, sottolineando l’importanza di chiedere aiuto quando serve.

Un appello rivolto a chi soffre

Il messaggio è diretto: non nascondere le difficoltà. Gentile parla anche della durezza del giudizio pubblico e dell’ipocrisia sociale che spesso obbliga le persone a fingere benessere.

Segnali da non trascurare e come intervenire

  • Insonnia persistente o cambiamenti nel sonno;
  • Perdita della motivazione o del piacere nelle attività;
  • Attacchi di panico, ansia intensa o pensieri intrusivi;
  • Isolamento sociale e difficoltà a chiedere aiuto.

Se compaiono questi segnali, è consigliabile rivolgersi a uno specialista. Psicoterapeuti, medici dello sport e gruppi di supporto possono offrire strumenti efficaci.

Consigli pratici per atleti e famiglie

  • Mantenere una routine anche in periodi di stop;
  • Parlare con allenatori e staff sanitario senza timori;
  • Cercare supporto psicologico precoce;
  • Promuovere una cultura che riconosca la salute mentale come priorità.

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