Il mondo del calcio italiano è tornato a vivere giorni convulsi: dopo dimissioni e nomine mancate, la questione su chi debba decidere il futuro della Nazionale riemerge al centro del dibattito. Giancarlo Abete, sconfitto alle elezioni per la presidenza FIGC, ha insinuato che il progetto annunciato per dare maggior autonomia alla “Club Italia” rischia di svanire se l’allenatore verrà scelto prima del direttore tecnico.
Ricostruire la sequenza degli eventi recenti
Negli ultimi giorni si è susseguita una catena di avvenimenti che ha spinto la FIGC in una nuova crisi di immagine.
- Paolo Maldini era stato indicato come direttore tecnico con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia della Nazionale.
- Carlo Ancelotti e Pep Guardiola hanno rifiutato il ruolo di ct.
- Andrea Pirlo è stato individuato come candidato, ma la sua nomina è stata bloccata per la collaborazione con un marchio di scommesse russo.
- La vicenda ha spinto Maldini e Leonardo a comunicare la loro intenzione di dimettersi.
- Giovanni Malagò ha vinto le elezioni per la presidenza FIGC con ampia maggioranza.
La critica di Abete sul piano FIGC e la linea di comando
Nel corso di un incontro con la stampa, Abete ha sottolineato una carenza di programmazione strategica. Secondo lui, la sequenza delle scelte è fondamentale.
Se il presidente decide il nome dell’allenatore prima di individuare il direttore tecnico, il progetto perde senso. Questo, ha spiegato, contraddice l’assetto che Malagò aveva promesso in campagna elettorale.
Le ragioni del dissenso
- Autonomia: un direttore tecnico con poteri concreti dovrebbe guidare la scelta del ct.
- Coerenza del progetto: stabilire prima la figura strategica aiuta a definire il modello di gioco e la gestione della rosa.
- Precedenti: i presidenti che hanno ricoperto responsabilità sul Club Italia hanno pagato la mancanza di una guida unica.
Il possibile piano di Malagò e i nomi in campo
Fonti vicine alla FIGC indicano che Malagò potrebbe procedere diversamente dal progetto iniziale. Si parla della nomina dell’allenatore prima del direttore tecnico.
Tra i candidati ricompare il nome di Roberto Mancini come favorito per il ruolo di ct. Questa ipotesi avrebbe diversi pro e contro.
- Pro: esperienza internazionale e rapporto consolidato con l’ambiente azzurro.
- Contro: scegliere il ct per primo rischia di comprimere l’autonomia del direttore tecnico futuro.
Conseguenze pratiche per la Nazionale e il sistema
Il modo in cui verranno prese le decisioni avrà impatto su vari livelli del movimento calcistico italiano.
- Breve termine: possibile instabilità tecnica e ritardi nelle scelte per gare e raduni.
- Medio termine: difficoltà nel costruire un progetto di sviluppo dei talenti e della nazionale giovanile.
- Reputazione: il pubblico e gli sponsor osservano con attenzione la governance della FIGC.
Scenari aperti e punti da monitorare
Nei prossimi giorni saranno determinanti alcune mosse chiave.
- Ufficialità delle dimissioni di Maldini e Leonardo.
- Decisione formale del presidente sulla sequenza di nomina tra ct e direttore tecnico.
- Eventuali colloqui con i tecnici più accreditati, tra cui Mancini.
Abete avverte che, se si torna al vecchio schema in cui il presidente sceglie prima l’allenatore, le promesse di cambiamento resteranno solo parole.
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Marco Rossi è giornalista calcio. Con dieci anni di esperienza, analizza trasferimenti, tattiche e successi dei club europei. Offre analisi precise e coinvolgenti. Il suo stile chiaro ti aiuta a comprendere i punti chiave di ogni partita.