F1: Max Verstappen favorito, Red Bull lascia Horner! Scopri il nuovo scenario

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L’influenza austriaca sembra aver preso il sopravvento nella gestione del team: con l’addio di Christian, Verstappen ignora le lusinghe della Mercedes e si afferma come la risorsa principale di un team destinato a evolversi. A Horner sono attribuite le partenze di Marshall, Newey e Wheatley, ma ora si impone la necessità di ricostruire ciò che è venuto meno.

Potrebbe essere soltanto un cambiamento verso una nuova era, o forse l’addio di Christian Horner segna la fine dell’egemonia di Red Bull. La data simbolica dell’inizio della decadenza della “repubblica Horner” è il 22 ottobre 2022, quando entrò nei box di Austin per annunciare al team la scomparsa di Dietrich Mateschitz, imprenditore visionario e miliardario grazie a una bevanda energetica, nonché finanziatore di un progetto che ha trasformato una scuderia di medio livello in una delle principali forze della Formula 1.

Il merito di convertire il capitale di Mateschitz in successi mondiali è di Horner, al comando del progetto fin dal suo inizio il 7 gennaio 2005. A soli 31 anni, l’ex pilota di F3000 dimostrò immediatamente un approccio deciso e una rapida comprensione delle dinamiche complesse del paddock della Formula 1.

Christian si è distinto come team principal durante l’era Vettel, superando poi un periodo difficile legato alla scarsa performance della power unit Renault. È poi tornato prepotentemente alla ribalta con un’altra era di successi, quella dominata da Max Verstappen.

Horner ha sempre dovuto gestire la complessa figura di Helmut Marko, un consulente speciale sul campo per conto della proprietà austriaca. Anno dopo anno, Horner ha visto aumentare il suo potere all’interno del dipartimento racing di Red Bull, passando da team principal a CEO, con deleghe che spaziavano dal marketing alla tecnologia e alla divisione power unit. Tuttavia, al suo fianco c’era sempre Marko, che non ha mai rinunciato al suo ruolo nella selezione dei piloti e nella gestione del vivaio e della Racing Bulls.

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Con la morte di Mateschitz, sembrava essere arrivato il momento per Horner di completare la sua ascesa, eliminando ogni ostacolo, inclusa la figura di Marko. Nella sua visione, era giunto il tempo di assumere il pieno controllo del team, ma questa ambizione si è rivelata alla fine controproducente. Quattro mesi dopo la scomparsa di Mateschitz, è scoppiato uno scandalo legato a dei messaggi con una dipendente, una situazione che molti ritengono sia stata innescata da Jos Verstappen, molto vicino a Marko, come anche Max.

Horner è sembrato vicino alla caduta, ma è stato salvato all’ultimo momento dall’azionista di maggioranza di Red Bull, il thailandese Chalerm Yoovidhya. Superata la tempesta, ha continuato per la sua strada, rafforzato anche dai successi in pista. Le vittorie di Verstappen e i festeggiamenti sul podio hanno offerto una distrazione temporanea dai conflitti interni, facendo sembrare che tutto fosse tornato alla normalità vincente.

Tuttavia, una volta svaniti gli effetti dello champagne, la realtà si è riaffacciata. Horner si è ritrovato isolato, privo della collaborazione di Adrian Newey e Jonathan Wheatley, entrambi trasferitisi altrove. Senza la possibilità di essere ancora competitivi per il titolo mondiale, Horner è diventato vulnerabile, un’opportunità che il clan Verstappen ha sfruttato in modo discreto ma efficace.

Max ha messo sul tavolo un’offerta dalla Mercedes, chiedendo come condizione per la sua permanenza una riduzione del ruolo di Horner. Una richiesta imbarazzante per Christian, proprio mentre cercava di espandere ulteriormente il suo controllo, è stato costretto a considerare uno scenario completamente opposto.

Questa volta, la pista non è stata d’aiuto a Horner, anzi, è diventata la principale accusa contro di lui. Gli sono state imputate la perdita di figure chiave come Rob Marshall e Adrian Newey, un calo di competitività evidente in questa prima parte della stagione e problemi persistenti con il secondo pilota, limitando seriamente le ambizioni del team nella classifica costruttori.

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Inoltre, a Horner è stato attribuito il rischio della partenza di Verstappen, un elemento cruciale per il progetto di Formula 1 della Red Bull. Per il CEO Oliver Mintzlaff, non è stato difficile convincere la dirigenza della necessità di un cambio di direzione. La decisione, sebbene sorprendente nel timing, sarebbe stata difficile da giustificare dodici mesi fa, con Verstappen in testa al campionato, o lo scorso inverno, quando il team celebrava il quarto titolo mondiale di Max.

Che cosa succederà ora? È difficile fare previsioni concrete, l’unica certezza è che vedremo una Red Bull rinnovata, con una maggiore presenza della proprietà austriaca e con Verstappen che dovrebbe rimanere il fulcro del progetto.

Resta comunque un team che al momento vede nel suo pilota di punta il suo bene più prezioso, esponendosi al rischio legato alle decisioni future di Verstappen. È paradossale pensare al campus creato a Milton Keynes, una struttura enorme e all’avanguardia sotto molti aspetti, un tempio che testimonia un investimento finanziario significativo. Il fatto che le ambizioni di tutto questo dipendano in gran parte da un’unica persona pone un interrogativo sul futuro.

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