La prima gara del ciclo regolamentare 2026 si apre già tra dubbi e sospetti: Mercedes e Red Bull Powertrains sono finite nel mirino per una presunta strategia che aumenterebbe il rapporto di compressione dei motori oltre il limite imposto. La questione riapre il vecchio dibattito sulle «zone grigie» del regolamento, in un periodo in cui la FIA aveva annunciato di voler applicare norme più rigide e chiarezza totale.
Cos’è successo: un trucco termico che solleva dubbi sul rapporto di compressione
Secondo quanto riportato dalla testata tedesca Motorsport-Magazin, le soluzioni tecniche adottate su alcune power unit sfrutterebbero la dilatazione dei materiali a caldo. In pratica, il rapporto di compressione misurato a motore freddo rispetterebbe il limite, ma in esercizio la geometria cambierebbe.
Non si tratta di un gonfiabile aerodinamico, ma la sostanza è simile: la regola prescrive un valore massimo, ma il controllo avviene in condizioni statiche. Questo crea uno spazio interpretativo che può essere sfruttato.
Precedenti comuni: casi che hanno cambiato la F1
- Il dibattito sul flussometro del 2019-2020, che sollevò sospetti su limitazioni aggirate ma senza una sanzione pubblica.
- La direttiva tecnica 039 del 2022, che puntualizzò il controllo sulla densità del plank.
- Il DAS del 2020, modificato in stagione successiva perché ritenuto contrario allo spirito delle regole.
- Il doppio diffusore del 2009, uno degli esempi più noti di interpretazioni divergenti tra squadre.
Questi episodi mostrano come, storicamente, la FIA abbia spesso reagito a posteriori. La novità per il 2026 sarebbe stata la promessa di un approccio meno permissivo.
Perché misurare il rapporto di compressione è complicato
Il regolamento richiede che il rapporto di compressione venga verificato a temperatura ambiente. Questa scelta nasce dalla necessità di uniformare i controlli nelle condizioni più semplici da replicare.
Ma i motori lavorano a temperature molto più alte. Se un componente si dilata sotto carico termico e cambia la geometria della camera di combustione, il valore effettivo in pista può differire da quello rilevato in officina.
La differenza tra controllo statico e condizioni reali è il cuore del problema. In passato la FIA ha ammesso questa limitazione anche per gli alettoni, accettando misure statiche quando il comportamento dinamico è difficile da riprodurre.
Implicazioni tecniche e legali
- Se il motore supera il limite solo in condizioni di esercizio, dimostrare l’irregolarità è più complesso.
- Intervenire richiede spesso modifiche al regolamento o direttive tecniche, processi che richiedono tempo.
- I team possono sviluppare soluzioni legali che rispettano la lettera, ma non lo spirito, delle norme.
Le dichiarazioni di Tombazis e la linea della Federazione
Il direttore del reparto monoposto FIA, Nikolas Tombazis, aveva avvertito più volte i team: chi sfrutta interpretazioni ambigue senza chiedere chiarimenti prende un rischio enorme. Secondo lui, la Federazione intende comunicare a tutti se esistono dubbi interpretativi.
Tombazis ha definito«suicida» l’idea di sviluppare concetti ambigui senza consultare la FIA. L’obiettivo dichiarato è evitare interpretazioni divergenti tra squadre.
La procedura ideale sarebbe semplice: un costruttore chiede chiarimenti, la FIA valuta e invia la stessa risposta a tutti. Questo dovrebbe impedire vantaggi ottenuti sfruttando lacune non segnalate.
Scenari possibili e impatti sul mondiale 2026
Se la Federazione decidesse di proibire la soluzione contestata, le conseguenze pratiche sarebbero numerose.
- Interventi tecnici su motore e componenti potrebbero influenzare i costi di sviluppo.
- Va valutato l’effetto sul budget cap e chi dovrà sostenere spese straordinarie.
- L’assegnazione dell’ADUO e i ritardi degli altri motoristi potrebbero cambiare la distribuzione delle opportunità di sviluppo.
Una decisione tardiva potrebbe anche alterare la competitività in pista. Il modo in cui la FIA gestirà la vicenda sarà considerato un banco di prova per la credibilità delle sue minacce di tolleranza zero.
Chi doveva muoversi e quando
Nella visione di Tombazis, la responsabilità era anche dei motoristi e dei team. Avrebbero dovuto chiedere chiarimenti prima di inserire in produzione una soluzione ambigua.
Se la richiesta fosse arrivata, la FIA avrebbe potuto inviare una direttiva chiarificatrice a tutti i competitor, livellando il campo di gioco. Questo non sembra essere avvenuto in tempo utile.
Le scelte pratiche che la Federazione può adottare
- Emettere una direttiva tecnica che spieghi come misurare il rapporto in condizioni variabili.
- Bandire retroattivamente soluzioni ritenute non conformi e richiedere retrofit ai team coinvolti.
- Applicare sanzioni o richiedere compensazioni finanziarie in caso di vantaggio provato.
Ogni opzione comporta costi operativi e richieste di tempo. Inoltre, modifiche decise sul breve possono innescare ricorsi e controversie legali.
Tempi ristretti e rischio di precedenti
La finestra per intervenire senza sconvolgere la stagione è stretta. La FIA dovrà bilanciare la necessità di una risposta rapida con il bisogno di non creare ingiustizie.
Qualunque scelta traccerà un precedente e influenzerà il comportamento dei team per il resto del ciclo regolamentare.
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Stefano Lombardi è giornalista Formula 1. Da dodici anni segue ogni Gran Premio, da Monaco a Suzuka. Le sue analisi tecniche e strategiche svelano i segreti di team e piloti. Il suo stile chiaro ti guida ad ogni curva.