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Valentin Vacherot, nuovo imperatore di Shanghai: un trionfo inaspettato tra emozioni di famiglia, imprese titaniche e sogni realizzati.

Un titolo che sa di favola: la vittoria di Vacherot all’ATP Shanghai 2025

Certe storie sembrano scritte da uno sceneggiatore particolarmente ispirato la domenica mattina, eppure quella di Valentin Vacherot all’ATP di Shanghai 2025 è tutta realtà. Il monegasco ha vinto il suo primo titolo Masters 1000 battendo in una finale tutta in famiglia suo cugino Arthur Rinderknech (4-6, 6-3, 6-3). Il resto? È pura magia: dal 204° posto sale di botto al numero 40 del ranking mondiale. Uno di quei balzi che farebbero saltare sulla sedia anche un matematico tranquillo.

E Vacherot lo ammette senza problemi: non ha ancora realizzato del tutto la portata dell’impresa. “Non capisco neanche perché sono seduto qui in questo momento. È pazzesco. Penso che realizzerò tutto questo nei prossimi giorni. Ora voglio solo godermi il momento.”

Una scalata fatta di giganti e colpi di scena

Chi pensa a un tabellone comodo dovrà ricredersi: il percorso di Vacherot è stato una corsa a ostacoli contro alcuni dei più grandi nomi del tennis internazionale. Novak Djokovic, Holger Rune, Tallon Griekspoor, Tomas Machac, Alexander Bublik: tutti caduti sotto i colpi del monegasco. Un autentico Everest sportivo, considerando che l’esperienza dell’atleta su grandi palcoscenici prima di Shanghai era limitata a una vittoria a Monte-Carlo contro JL Struff e alla qualificazione al main draw di Roland Garros 2024.

Anche la finale aveva uno scenario da batticuore: «Oggi era più speciale, era una finale. Ero contro mio cugino Arthur: non è stato facile gestirlo. Siamo entrati in campo con l’unico obiettivo di battere l’altro, come veri professionisti. In realtà lui ha iniziato meglio, poi sono contentissimo di essere riuscito a ribaltarla.»

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L’emozione e la famiglia: ingredienti di una vittoria epica

Non è stato solo tennis, ma una girandola di emozioni. Vacherot lo confessa: “Ero così emozionato dopo la cerimonia con Arthur. Questi sono momenti incredibili per noi e per la nostra famiglia. Sfortunatamente poteva vincere uno solo, ma la nostra famiglia ha vinto e, secondo me, anche il tennis, perché la storia che abbiamo appena scritto è eccezionale.”

A rendere tutto ancor più incredibile, la serie interminabile di ostacoli fin dalle qualificazioni:

  • Entrato solo come 22° sostituto, riuscendo a prendere parte al torneo appena il giorno prima dell’inizio.
  • Primo turno di qualificazione: sotto 7-6, 4-3.
  • Secondo turno: salva palle break e ribalta una partita iniziata in salita.
  • Sei partite vinte dopo aver perso il primo set.

“No, davvero, sono felicissimo di essere qui ora, sembra tutto surreale”, conclude il campione, con un sorriso grande quanto lo Shanghai Tower.

Pianificazione, sogni e incontri da copertina

Vale la pena sottolineare come niente di tutto questo sia arrivato per caso. “Avevo ancora questo piccolo obiettivo prima di venire qui: finire l’anno tra i migliori 100. Sapevo che serviva vincere più di un Challenger e che questo torneo era il più importante per provarci.” Anche in estate, confessa, pensava già a Shanghai come al suo appuntamento decisivo.

E come se non bastasse il tabellone, a rendere leggendaria la settimana ci si sono messe anche delle star fuori dal campo: “Ieri ho giocato contro Djokovic. Oggi ho incontrato Roger Federer. Quando lo inquadravano sugli schermi, c’era più agitazione che dopo certi scambi spettacolari al centro del campo. È immenso e grandioso per il tennis, anche dopo quattro o cinque anni dal ritiro.”

  • Vinto contro alcuni tra i migliori al mondo.
  • Pianificato la stagione attorno all’opportunità Shanghai.
  • Culmine di emozioni forti condivise con la famiglia.
  • Incontro (quasi mistico) con Federer.
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Un finale che è solo un nuovo inizio

Forse la scena di Vacherot che guarda di sottecchi il grande Roger, mentre ancora deve metabolizzare l’impresa, è la sintesi di tutto: una settimana pazza e meravigliosa, la realizzazione di un sogno per sé e la propria famiglia. Resta solo da vedere dove porterà questa scalata e quanto ancora Valentin riuscirà a sorprendere. Una cosa è certa: la favola di Shanghai è appena diventata realtà, e lo sport, almeno stavolta, ci ha guadagnato tutti.

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