La strada verso Milano-Cortina si è fatta ancora più controversa dopo l’ultima presa di posizione dell’IOC. Le decisioni sull’ammissione degli atleti russi e bielorussi come neutrali hanno acceso dibattiti politici e sportivi. Nel mezzo, parole forti di ex dirigenti dell’hockey hanno scatenato reazioni e richiamato l’attenzione sui confini tra sport e diplomazia.
La linea dell’IOC per i Giochi invernali 2026
L’International Olympic Committee ha ribadito che, per Milano-Cortina, gli atleti russi e bielorussi potranno partecipare solo in veste di neutrali. Nessuna bandiera, nessun inno. La misura segue le sanzioni già in vigore dal 2022.
La regola del marzo 2023 resta operativa: un gruppo di atleti neutrali non è considerabile una squadra nazionale. L’Executive Board conferma l’approccio adottato a Parigi 2024.
Reazioni dal mondo dell’hockey russo
Vladimir Plyushchev, ex responsabile della nazionale russa di hockey, ha criticato duramente la decisione. Le sue dichiarazioni, rilasciate a un media locale, contengono insulti e un tono fortemente polemico.
Ha inoltre suggerito che la posizione dell’Occidente non cambierà finché persisterà il conflitto armato. Secondo lui, la Russia dovrebbe cercare alleanze sportive alternative e non attendere concessioni.
Come cambiano i diritti di partecipazione: cosa significa per gli atleti
Le conseguenze pratiche per gli atleti ammessi come neutrali sono chiare:
- Partecipazione individuale, non in rappresentanza di una nazione.
- Assenza di simboli nazionali: né bandiera né inno.
- Controlli e procedure di verifica più stringenti.
Negli ultimi grandi eventi solo una minoranza degli esclusi ha ottenuto l’ok per gareggiare sotto questa condizione.
Il ruolo dell’IIHF e le speranze sull’hockey
L’International Ice Hockey Federation ha confermato che si atterrà alle indicazioni dell’IOC. Questo ha spento voci su un possibile rientro con una squadra completa.
Per il torneo di hockey è una battuta d’arresto. Federazioni e tifosi avevano ipotizzato soluzioni per veder tornare i grandi nomi russe.
I campioni che restano fuori
La situazione priva il mondo dell’hockey di protagonisti attesi. Nomi come Alexander Ovechkin ed Evgeni Malkin non potranno invece rappresentare la loro patria in una competizione ufficiale.
Per molti appassionati è la perdita della possibile “ultima esibizione” di campioni che hanno segnato la NHL e gli ultimi cicli olimpici.
Contesto politico: la sospensione del Comitato Olimpico Russo
Nell’ottobre 2023 l’IOC aveva sospeso il Comitato Olimpico Russo. La causa fu il riconoscimento da parte di Mosca di consigli olimpici regionali in territori ucraini occupati. L’azione fu valutata come violazione della Carta Olimpica e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.
Questa mossa ha consolidato l’isolamento del movimento olimpico russo e ha reso più complicato qualsiasi ritorno sotto la bandiera nazionale.
Possibili alternative e strategie per la Russia
Di fronte all’esclusione, alcuni dirigenti e osservatori prospettano vie parallele:
- Intensificare rapporti con Paesi disposti a collaborare sportivamente.
- Promuovere tornei internazionali al di fuori del circuito olimpico.
- Usare lo sport come strumento di relazioni estere, ma con nuove alleanze.
Plyushchev ha invitato le autorità sportive a muoversi in questa direzione, criticando chi resta fermo in attesa di soluzioni dall’esterno.
Impatto sulla percezione pubblica e sul calendario sportivo
L’assenza di squadre complete aumenta la tensione tra tifosi, federazioni e organizzatori. Le misure dell’IOC hanno effetti concreti sul valore mediatico delle competizioni.
Alcuni organismi internazionali hanno comunque autorizzato la partecipazione individuale in discipline selezionate, come il pattinaggio artistico. Ma per l’hockey la strada resta più chiusa.
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Andrea Fontana è giornalista atletica leggera. Con sette anni di esperienza, segue Diamond League, Mondiali e Giochi Olimpici. I suoi articoli esaltano prestazioni, record e storie di atleti di fama mondiale. Il suo stile preciso ti immerge in ogni impresa.