Il riceve una racchetta d’oro: la reazione incredula di Sinner dopo il trionfo

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Quando la racchetta tinta d’oro si trasforma in realtà (con tanto di assegno monumentale): la reazione di Jannik Sinner dopo aver trionfato ancora alla Six Kings Slam non poteva che essere un mix di incredulità e stile glaciale. Anche i robot, però, ogni tanto sorridono timidamente.

Sinner e la Six Kings Slam: la mostra dei campioni… e dei conti bancari

Jannik Sinner ha appena scritto nuovamente il suo nome nell’albo d’oro della Six Kings Slam, torneo esibizione di Riyad che, attenzione, col Grand Slam classico ha in comune solo la parola “slam”… e forse la quantità di zeri del montepremi. In appena un’ora e tredici minuti, e con due set rapidi (6-2; 6-4), il numero due al mondo ha liquidato il rivale Carlos Alcaraz, portandosi a casa una racchetta d’oro e, soprattutto, sei milioni di dollari—più di chi vince l’US Open o Wimbledon. Non male come giornata in ufficio!

Sinner non ne fa mistero: «Mentirei se dicessi che non c’è anche una motivazione economica», ha dichiarato poco prima della vittoria. E chi lo biasima?

Robotico sì, ma solo in campo: la stagione mostruosa di Jannik

Vincitore dell’Open d’Australia e di Wimbledon, finalista sia a Roland Garros che all’US Open (sempre fermato dal solito Alcaraz), Sinner ha vissuto una stagione che ha quasi dell’incredibile. Ha perso il primo posto nel ranking ATP proprio contro lo spagnolo, ma c’è chi giura che abbia guadagnato qualcosa di più: un’aura di quasi invincibilità,
con colpi potenti e precisi che hanno spiazzato persino i suoi colleghi.

  • Carlos Alcaraz, dopo la sconfitta, ha detto: «A volte sembra giochi a ping pong, non è divertente essere dall’altra parte della rete!»
  • Alexander Bublik lo ha definito senza mezzi termini «giocatore generato da una IA» dopo una batosta all’US Open.
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Sinner ha la fisionomia da “lungagnone” (1,91 m per 77 kg), la chioma color volpe—e non è un caso che da adolescente fosse soprannominato proprio Fox—ma poca esuberanza sotto i riflettori. Niente carisma alla Nadal o Djokovic, ma un’eleganza glaciale e una riservatezza tutta tirolese: lui viene da San Candido, in Alto Adige, dove si parla la lingua di Goethe e dove il tennis non era certo la prima scelta tra gli sport locali.

Dai panini ai caffè, c’è posto per tutti: sponsor e fortune

L’Italia tennistica, sempre in cerca di un nuovo idolo, si è letteralmente innamorata di Sinner. E non solo l’Italia: tra partner e sponsor troviamo nomi come

  • Intesa Sanpaolo
  • Panini
  • Lavazza
  • De Cecco
  • Gucci
  • Nike
  • Head
  • La Roche-Posay

Secondo Forbes, Jannik nel solo ultimo anno avrebbe guadagnato 47 milioni di dollari, ben 27 fuori dal campo. Solo Alcaraz e lo “intoccabile” Federer possono vantare di più (48 e 90 milioni rispettivamente). Altro che Fox… qui si parla di volpe d’oro!

Dietro la corazza: l’uomo Jannik tra serietà e (rari) sorrisi

Non è certo il più glamour dei campioni, ma Sinner ha una serietà e una tenacia mentale a prova di bomba. L’ambiente del tennis lo sa bene: dopo una sospensione di 90 giorni per un controllo positivo al clostebol, è tornato alle gare al torneo di Roma e sembrava non aver mai smesso di vincere. Solo Alcaraz riesce a fermarlo in finale a Roland Garros, ma Sinner non si è lasciato scoraggiare e, tre settimane più tardi, si è preso la rivincita a Wimbledon con la prima vittoria italiana sull’erba londinese.

Sotto il podio, la gioia resta misurata: qualche sorriso timido per lui, mentre il rivale battuto sfoggiava invece un’espressione già pronta da pubblicità di dentifricio.

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Ma il futuro è tutto da scrivere. Perfezionista com’è, Sinner vuole migliorare anche nella comunicazione. Negli ultimi mesi ha incontrato il Papa Leone XIV, tifoso di tennis, ha cantato con Andrea Bocelli e, soprattutto, ha provato a mostrare il volto umano ai suoi follower su YouTube: «Sembro sempre serio in campo, ma fuori mi piace scherzare, ridere, sorridere. Vorrei che la gente capisse che non sono una macchina.»

Alla fine, chissà: magari le racchette d’oro aiutano a sciogliersi un po’, almeno fuori dal campo. Una cosa è sicura: chi ha investito nel “grande rosso” non si è sbagliato. E forse il prossimo sorriso lo regalerà proprio al prossimo trionfo… d’oro, naturalmente!

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