Sport e cervello: la verità definitiva? Le ultime ricerche dividono gli esperti

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Sport e cervello: la verità definitiva? Le ultime ricerche dividono gli esperti

Un vecchio detto sotto la lente della scienza

Immaginate che il famoso motto latino “Mens sana in corpore sano” possa essere messo in discussione. Panico nei corridoi delle palestre! Ma è proprio quello che sta succedendo. Gli effetti positivi dell’attività fisica sulla salute sono universalmente riconosciuti. Tuttavia, una recente ricerca ha scosso la tradizione, mettendo in dubbio l’importanza dello sport per la salute del cervello e le nostre capacità cognitive. La domanda sorge spontanea: chi ha ragione? Come spesso accade in scienza, la risposta non è affatto semplice.

Due studi, due risultati: chi vince?

La prima pietra nello stagno arriva dalla rivista Nature Human Behavior il 27 marzo 2023. Parliamo di una revisione di ben ventiquattro meta-analisi, dati ricavati da 11.266 persone sane e una metodologia più rigorosa rispetto al passato. Anche se quasi tutte queste meta-analisi mostrano un effetto positivo dell’attività fisica regolare sulle funzioni cognitive, gli autori puntano il dito su una mancanza di aggiustamenti cruciali. Quali?

  • Il livello di attività fisica iniziale dei partecipanti
  • La tendenza a pubblicare solo risultati “interessanti” (sì, anche i ricercatori fanno i selettivi)

Dopo aver tenuto conto di questi fattori, i benefici dello sport sembrano molto più deboli, a volte addirittura trascurabili. Gli autori suggeriscono addirittura che enti come l’Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbero togliere dalla lista i vantaggi cognitivi dell’attività fisica e il successo scolastico!

Sul finale dell’articolo arriva anche l’avvertimento: attenzione a sostenere che lo sport aiuta la testa, almeno finché non avremo prove più solide. E qui parte il colpo di scena.

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Il contrattacco: la genetica sale in campo

Soltanto quattro giorni dopo, su Nature, un’altra squadra di ricercatori pubblica una nuova indagine. Questa volta si parla di genetica e di un campione mastodontico di circa 350.000 persone. La metodologia? Una randomizzazione mendeliana a due campioni—tranquilli, non serve consultare Mendel in persona—che sfrutta le variazioni casuali nel nostro DNA.

Come funziona? Breve lezione: il 99,9% del DNA di due persone è identico, ma circa una bacca ogni mille è diversa (le famose “SNP”, si pronuncia “snips”). Nel primo campione di studio (91.084 persone), si identificano le varianti genetiche connesse ai diversi livelli di attività fisica tramite sensori da polso. Con il secondo gruppo (257.854 persone), si scopre se chi ha queste varianti mostra migliori capacità cognitive. Se la risposta è sì, il nesso di causalità viene servito su un piatto d’argento.

Ebbene, la nuova randomizzazione mendeliana, ancora più precisa delle precedenti, mostra che livelli moderati e alti di attività fisica migliorano davvero il funzionamento cognitivo. Sorpresa nella sorpresa: l’effetto della semplice camminata veloce o della bicicletta è 1,5 volte superiore a quello dell’allenamento intenso (della serie, non serve diventare maratoneti per svegliare i neuroni!). Tuttavia, attenzione: considerando tutta l’attività, inclusi sport soft e sedentarietà, l’effetto sparisce. Tocca sforzarsi un po’, non basta portare il cane a fare pipì sotto casa!

Questi dati trovano eco in uno studio pubblicato su The Journal of Physiology l’11 gennaio 2023: la durata e l’intensità dell’attività fisica sono fondamentali per rilasciare una preziosa proteina, chiamata BDNF, che stimola la nascita di nuovi neuroni e vasi sanguigni nel cervello. Esiste quindi un meccanismo fisiologico a sostegno di questi effetti cognitivi positivi.

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Divergenze e riflessioni: è davvero il caso di cambiare le raccomandazioni?

Dove sta allora la verità? Le divergenze tra le due ricerche sono comprensibili. La meta-analisi citata in primo luogo riguarda solo persone in perfetta salute, mentre lo studio genetico abbraccia chiunque. Inoltre, soltanto la seconda differenzia fra intensità moderate e elevate, valutando anche effetti a lungo termine; la meta-analisi si limita a interventi brevi (da un mese a due anni).

E per chi teme di aver perso il treno, buona notizia dall’ennesima ricerca (stavolta del 2019): mettersi in gioco tardi nella vita offre gli stessi vantaggi che essere sportivi da sempre. Quindi, mai disperare!

Morale della favola? Attendiamo (e continuiamo a muoverci!)

Alla luce di tutto ciò, rimuovere subito i benefici cognitivi dalla lista dello sport sarebbe una mossa un filo affrettata. Meglio aspettare altre prove, specie quando la fiducia nella scienza è già messa a dura prova. Quel che è certo? I benefici dell’attività fisica per corpo e mente sono ancora saldamente al loro posto. Nel dubbio, allacciate le scarpe: il vostro cervello potrebbe ringraziarvi!

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