Generazione S, il progetto formativo dell’U.S. Sassuolo per aiutare giovani e squadre minori (VIDEO)

“Lavoro, impegno e organizzazione. Perché i giovani di oggi siano i migliori uomini di domani”. È la sintesi di “Generazione S – Per diventare grandi ci vuole passione”, il progetto avviato un anno fa dalla società di calcio neroverde, che vuole coinvolgere bambini e adolescenti tra i 6 e i 16 anni. 365 giorni dopo i risultati sono stati presentati al Mapei Stadium: 80 società coinvolte su tutto il territorio nazionale, 41 aderenti all’area Educational/Experience, 39 a quella Academy.


(convegno)


(Interviste singole)

Ieri “Generazione S”, progetto del Sassuolo Calcio, ha compiuto un anno di vita e al Mapei Stadium è stata festa grande. Con la proprietà del Sassuolo, rappresentata da Veronica Squinzi, figlia dell’ex patron Giorgio e vice presidente del club neroverde, ma anche con l’a.d. Giovanni Carnevali e il responsabile del vivaio Palmieri. Correttezza, imparzialità, responsabilità, trasparenza, impegno sociale, uguaglianza: sono i valori etici di Generazione S, il progetto del Sassuolo che ha compiuto un anno e che si allarga sempre di più: è partito dall’Emilia, ma è già diventato nazionale e in futuro sarà internazionale.

Giovanni Carnevali. “Vogliamo essere vicini ai giovani, non solo nell’affiliazione”, ha raccontato Giovanni Carnevali, ad e dg del Sassuolo Calcio. Il nostro è un progetto etico, sociale e sportivo. Vengo dal mondo dei dilettanti, ho iniziato a vent’anni con una società del milanese. È stata la mia scuola e non l’ho dimenticato. Da lì nasce questo progetto formativo, i giovani devono crescere come uomini e come donne e poi come sportivi”.

Carlo Rossi. “Questo convegno si è tenuto a quattordici anni dai festeggiamenti per la promozione in serie B”, ricorda il presidente Carlo Rossi.

Veronica Squinzi. ”Il coinvolgimento dei ragazzi, del territorio e la passione, il calcio deve essere inclusivo, insegnare a mettersi in gioco e a fare gioco di squadra”, ha aggiunto Veronica Squinzi, ad del gruppo Mapei e vice presidente Sassuolo Calcio. “Passo dopo passo il grande sogno di Giorgio ( Squinzi, ndr.) si sta avverando”. È grazie infatti a Giorgio Squinzi, diventato nel 2002 proprietario del Sassuolo, che la piccola realtà di provincia presa in C2 è arrivata nel 2013 in Serie A. Un legame rafforzato dalla presenza del cuore produttivo della Mapei nel piccolo paese emiliano.

Giacomo Raspadori. “Questo progetto mi rappresenta a pieno, è fantastico e dà molte opportunità a tutti. Se aggiungiamo anche la possibilità di fare cose con valori importanti ti porta dall’essere bambino a diventare ragazzo. Quando vedi gli occhi dei più piccoli che si illuminano a guardarti prendi tanta energia. Il consiglio che do è di dare sempre il massimo per crescere”.

Giampiero Piovani: “Generazione S dimostra quanto fatto di buono negli anni, un peccato non aver centrato la Champions. In questi anni, il Sassuolo ha dimostrato di aver creato qualcosa di importante, a testimoniarlo sono Benedetta Orsi e Giacomo Raspadori: due 2000 cresciuti nel settore giovanile e che hanno fatto cose straordinarie in prima squadra. Questo progetto è la ciliegina sulla torta della cavalcata neroverde a partire dal settore giovanile sia maschile che femminile”.

Francesco Palmieri, responsabile del settore giovanile: “Quello che soddisfa di più è stata la vicinanza delle società dilettantistiche. Ci abbiamo messo un po’ per partire, ci abbiamo lavorato tanto, ma una volta partiti abbiamo avuto tantissime richieste di adesione, tant’è che scegliamo noi le società alle quale dare la possibilità di avvicinarsi alla nostra società. È un progetto improntato su tanti valori ma è stata fatta una scelta ben precisa con il fatto di far partecipare gli allenatori dell’attività di base, gli istruttori meglio dire, che si confrontano con le realtà dilettantistiche. Quando abbiamo invitato le società dilettantistiche nel nostro centro sportivo abbiamo fatto degli allenamenti congiunti e i tecnici si sono confrontati in campo con i nostri istruttori”.

Emiliano Bigica: “Io penso che ci voglia grandissima passione. Noi educatori, noi istruttori, allenatori, dobbiamo dedicarci totalmente alla crescita dei giovani, sia dentro che fuori dal campo, e cercare di mettere da parte la nostra ambizione. Lavorare coi giovani è bellissimo perché vedi i miglioramenti. Io penso che ci voglia dedizione totale. Io sono orgoglioso di far parte di questa famiglia. Il direttore mi ha dato la possibilità di venire qui e quindi sono totalmente dedicato alla crescita dei ragazzi. La Primavera è la punta dell’iceberg del settore giovanile e noi cerchiamo di spiegare ai ragazzi il mondo dei grandi, cerchiamo di prepararli a quello che sarà”

Dottor Claudio Pecci: “La fascia d’età illustrata dal punto di vista anagrafico è diversa dal punto di vista biologico. È evidente che gli operatori che si prendono cura di questi ragazzi devono tenere ben presente il concetto dell’individualizzazione, cioè lo stesso lavoro deve essere individualizzato. È vero che far fare degli esercizi troppo precoci può essere un guaio ma è nel diritto dell’individuo raggiungere la miglior prestazione e diventa un problema di formazione degli operatori. Superato il momento della valutazione iniziale per vedere se il ragazzo possa affrontare il percorso di una scuola calcio, il secondo obiettivo è l’insegnamento degli stili di vita e si passa da una scelta corretta dal punto di vista dell’alimentazione”.

Ermanno Rampinini (Mapei Sport): “Tutta la settimana siete voi con i ragazzi, li avete per tutta la settimana sul campo e dovete decidere cosa e dove allenare. Ci sono delle fasi per i ragazzi di 7-8 anni che sono dei momenti d’oro per lo sviluppo dei ragazzi perché se vengono allenati nella maniera adatta riescono a sviluppare quei movimenti importanti che serviranno in futuro e avere una bussola che possa aiutare nell’individuazione del giusto momento credo possa essere uno strumento molto utile. Lo sport ha un effetto nello sviluppo cognitivo del ragazzo.

Cecilia Glorioso, psicologa: “In questa fase di età specifica è una fase d’età sensibile perché ha preso via il processo di formazione della propria identità e dunque si vanno ad attraversare una serie di compiti e per cui l’altro diventa fondamentale, nel senso di riconoscimento e confronto dell’altro, che permette al ragazzo di mettere in campo quegli aspetti del se fondamentali per la parte relazionale, non solo tra i bimbi ma anche con le varie figure che ruotano in quel mondo come gli istruttori. È fondamentale che i ragazzi imparino ad essere flessibili, a non essere focalizzati su un solo aspetto”.

Andrea Fabris, direttore organizzativo del Sassuolo, e Alessandro Terzi, responsabile del settore femminile neroverde. Fabris. “Stiamo facendo un lavoro parallelo a quello delle squadre calcistiche in senso stretto, l’altro ramo d’azienda sarà quello legato alle scuole e stiamo dialogando con le amministrazioni comunali, in particolare con quella di Sassuolo. La base del mondo calcistico è fatta dai ragazzi che nell’arco della giornata frequentano il mondo scolastico. Abbiamo delle idee che cercheremo di portare avanti per portare il mondo della conoscenza del Sassuolo Calcio all’interno delle scuole e siamo all’inizio di un percorso che ci porterà a migliorare questo progetto. Abbiamo anche la fortuna di poter usufruire di due strutture straordinarie come il Mapei Stadium e il Mapei Football Center”.

Alessandro Terzi: “Quando abbiamo iniziato al progetto dello sviluppo del femminile abbiamo voluto ripartire dalla territorialità e abbiamo costruito tanto in pochi anni. Siamo partiti con 12 bambine e ora siamo 250 che è un numero importante per il calcio femminile, ad ora il 40% dei tesserati del Sassuolo Calcio è femmina. In questi due anni il Covid ha tanto minato questo percorso di educazione. Tutti gli operatori sanno benissimo quale problema abbia rappresentato il Covid per i ragazzi. Noi da lì siamo ripartiti e siamo ripartiti da questo progetto scolastico che è molto importante”.

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