Plank challenge: il segreto per un ventre piatto in un mese? Gli esperti frenano l’entusiasmo

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Plank challenge: il segreto per un ventre piatto in un mese? Gli esperti ci raffreddano gli entusiasmi, ma la verità – come sempre – si trova sotto il tappetino della palestra (e tra le righe degli hashtag più cliccati!).

Cos’è il plank challenge? L’hashtag che promette miracoli

Il «Plank challenge» è la sfida che nel giro di poco tempo è diventata una vera mania sui social: pensate che l’hashtag #plankchallenge vanta oggi oltre 3 miliardi di visualizzazioni su TikTok. Tutto è iniziato nel 2015 grazie alla coach americana Anna Kaiser. Il principio è semplice ma non particolarmente innovativo: si tratta di eseguire la classica «plank» – il celebre esercizio di tenuta isometrica – quasi ogni giorno, concedendosi soltanto un giorno di riposo a settimana, per un mese intero. La durata della posizione aumenta progressivamente. Obiettivo dichiarato? Un ventre più piatto e muscoloso in sole quattro settimane. Esistono varie versioni della sfida, ma la più diffusa invita a partire con 20 secondi di plank e raggiungere i cinque minuti (ovvero 300 secondi!) entro il trentesimo giorno.

Ma… funziona davvero? Qui entrano in scena una coach sportiva e una dottoressa dello sport a farci atterrare con i piedi per terra (e l’addome ben contratto).

Promesse e realtà: cosa ne dicono gli esperti?

Secondo la dottoressa dello sport Victoria Tchaikovski, i risultati estetici del plank challenge sono alquanto limitati. La motivazione è semplice: «i muscoli superficiali dell’addome, quelli famosi per l’effetto “tartaruga”, in plank vengono appena sollecitati». Cioè: potete anche spremervi sul tappetino, ma il six-pack non arriva solo così! Ribadisce inoltre che la ripetizione dell’esercizio può portare a una lieve riduzione del girovita grazie alla tonificazione del muscolo traverso (ossia quello più profondo), tuttavia non basta per ottenere «muscoli disegnati» da post esibizionismo su Instagram.

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E allora per il tanto agognato “ventre piatto”? Tchaikovski taglia corto: il plank, essendo un esercizio isometrico, mantiene la contrazione invece di attivare movimenti ripetuti. Non serve quindi a fornire uno sforzo cardiovascolare sufficiente né a smaltire la massa grassa in eccesso! Insomma, chi spera di scolpire l’addome solo con questa sfida rischia la delusione (nonostante la costanza… e i selfie sudati).

I veri benefici della plank (spoiler: non solo estetica!)

Tuttavia, la pratica regolare della plank resta interessante. Secondo la coach sportiva Anouk Hamel, questo esercizio tonifica in particolare il muscolo traverso, gli obliqui e il pavimento pelvico. Un bel vantaggio, perché:

  • Migliora la postura e aiuta a prevenire i dolori alla schiena.
  • Rinforza la cintura addominale profonda: più è forte, meglio sostiene il nostro peso.
  • Riduce rischi di infiammazioni e lombalgie, come precisa la dottoressa Tchaikovski.

E ancora: la plank non comporta rischi per gli organi interni del bacino, al contrario di alcuni crunch. L’esercizio viene definito «ipopressivo» perché non esercita pressione sul pavimento pelvico, secondo la coach Hamel. E, senza movimenti bruschi delle vertebre, il rischio di farsi male alla schiena è praticamente inesistente. Insomma: braccia che tremano ma schiena salva!

Cosa serve DAVVERO per risultati visibili?

Morale di questa storia sudatissima: il plank challenge è certamente benefico per corpo e postura, ma resta insufficiente. Per vedere cambiamenti visibili all’addome, la coach Hamel consiglia di abbinare alla sfida:

  • Esercizi di rafforzamento muscolare (come il Pilates per esempio);
  • Allenamenti cardiovascolari, fondamentali per bruciare calorie e grassi superflui;
  • Una buona dose di passi giornalieri: tra 7.000 e 10.000, né uno di meno!

Inoltre, la dottoressa Tchaikovski ricorda l’importanza dell’alimentazione per ottenere risultati visibili. Per perdere massa grassa in poche settimane bisogna creare un deficit calorico, insomma bruciare più di quanto si introduce (spoiler: la «gonfiata all’americana» non funziona se ci si abbuffa prima e dopo l’allenamento; e no, la Diet Coke insieme alla torta di mele non salva proprio nessuno!).

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Alcuni esercizi addominali possono non essere delicati con il nostro pavimento pelvico: meglio optare per esercizi come il Pilates per lavorare i muscoli in modo più «gentile».

In conclusione: il plank challenge è ottimo per iniziare a tonificare, proteggere la postura e sostenere il benessere lombare, ma il ventre piatto non si ottiene con una sola mossa. Serve costanza, varietà di esercizi, cuore che pompa e attenzione alle scelte a tavola. Una vera ricetta… salva addome e buonumore. Pronti al prossimo hashtag?

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