Immagina la scena: i migliori atleti del pianeta, muscoli tesi e scarpe pronte sulla linea dei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo. Si gioca il tutto per tutto, ma nessuno – davvero nessuno – riesce a superare il record stellare di Usain Bolt. Ma sai chi (in teoria) riderebbe sotto i baffi davanti a Bolt? Il tuo micetto domestico, sì, proprio lui, impegnato in quella sua tipica fuga dalle carezze. E pensa che contro un ghepardo o un’antilope, perfino Bolt partirebbe già sconfitto. Perché la scienza, coi suoi numeri e le sue leggi, ci spiega che persino l’uomo-sprint non potrà mai essere il re della velocità nel regno animale.
Il record di Bolt e il confronto animale
Qualche giorno fa, i velocisti più bravi del mondo si sono dati battaglia nei 100 metri delle Olimpiadi di Tokyo, ma nessuno è riuscito a romperlo: il record delle 9,58 secondi, proprietà del celebre Usain Bolt. Il giamaicano, per incidere il suo nome nella storia, ha toccato una velocità di circa 43 km/h. Impressionante? Certo! Però Wired fa notare che un normale gatto domestico può essere ancora più rapido. E in una gara contro i maestri della corsa, come ghepardi e antilopi, persino il meglio allenato dei nostri atleti si ritroverebbe a guardar polvere e coda svanire in lontananza.
Il modello scientifico dietro la velocità
Cosa stabilisce, allora, la velocità di punta di ogni specie? Una squadra di scienziati, guidati dal biomeccanico Michael Günther dell’Università di Stoccarda, è andata fino in fondo al mistero. Hanno definito le leggi che regolano le massime velocità di corsa nel mondo animale, pubblicando i risultati sul Journal of Theoretical Biology. Niente è lasciato al caso: il loro modello è molto dettagliato, costruito su oltre quaranta parametri che considerano:
- La forma del corpo
- La geometria della corsa
- L’equilibrio delle forze che agiscono durante il movimento
Insomma: hanno preso tutti i dati possibili per scoprire quali parti fanno davvero la differenza tra chi sfreccia e chi arranca.
Le due vere barriere della velocità
Alla fine degli studi, due sono le barriere principali che bloccano la rincorsa verso la velocità assoluta:
- La resistenza dell’aria: è la forza che si oppone quando le nostre gambe cercano di spingere il corpo in avanti. Per l’uomo (e per tutti gli animali che vogliono correre veloci) più si accelera, più si incontra quello che potremmo chiamare il “muro dell’aria”.
- L’inerzia: ovvero la resistenza che un oggetto (in questo caso, un corpo) offre quando si cerca di passare da fermo ad una velocità sostenuta. Diversamente dalla resistenza dell’aria, l’inerzia cresce con la massa: più grande è l’animale, più tempo servirà per scuotere la sua pesantezza iniziale.
Così, quando una creatura inizia a correre, ha bisogno di una frazione di tempo per portare avanti il suo stesso peso. E per gli individui più corpulenti, questo “pit stop” alla partenza diventa via via più lungo.
L’ultima posizione dell’uomo (e un pizzico di consolazione)
Günther e i colleghi sono riusciti persino a calcolare quali sarebbero, in teoria, le massime velocità possibili per le varie forme corporee. La sentenza? L’umano medio sfila proprio in coda, battuto addirittura dal gatto domestico. E se un giorno qualcuno riuscisse a battere il mitico record di Bolt? Difficile che il progresso sia davvero significativo. La biomeccanica dello sprint dimostra infatti che il campione olimpico sfiora già i limiti imposti dal corpo umano.
Morale della favola: anche se per un momento abbiamo pensato che l’essere umano potesse dominare tutto ciò che si muove… forse, questa volta, è meglio accettare il sorpasso felino (e magari consolarci con una maratona sul divano, insieme al nostro gatto-lampo).
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Marco Rossi è giornalista calcio. Con dieci anni di esperienza, analizza trasferimenti, tattiche e successi dei club europei. Offre analisi precise e coinvolgenti. Il suo stile chiaro ti aiuta a comprendere i punti chiave di ogni partita.