Il ghepardo ci sorpassa, il bisonte pure. Ma sulla distanza? L’essere umano li riprende e spesso lascia tutti nella polvere. Ecco perché, secondo la scienza, nessun animale può tenere testa a Homo sapiens quando si tratta di resistenza: il nostro corpo sembra essere creato apposta per vincere maratone… e, sì, sudare come nessun altro!
L’uomo può battere il ghepardo (e non solo) nella corsa di resistenza?
Facciamo subito chiarezza: quando si tratta di velocità pura, l’umano più rapido del mondo – pensiamo a Usain Bolt con il suo impressionante record di 44,72 km/h – resta nettamente dietro rispetto ai suoi avversari del regno animale. Il ghepardo scatta fino a 110 km/h, anche il bisonte, da sempre nel mirino della nostra specie, raggiunge facilmente i 65 km/h. Cosa mai potremmo fare contro simili velocisti?
Eppure, nella corsa di durata, oggi disciplina olimpica, la partita cambia. Nel tempo, Bolt (e noi tutti) saremmo in grado di riprendere il ghepardo, di raggiungere il bisonte… e di superare persino un cavallo sul percorso di una maratona, come sottolinea chi la scienza la vive davvero sulle proprie gambe.
Un dono (o una condanna?): perché l’uomo eccelle sulla lunga distanza?
Per quasi quarant’anni, scienziati di tutto il mondo si sono scannati (scientificamente parlando) per capire da dove arriva quest’incredibile capacità di macinare chilometri, dato che nessun altro mammifero ci riesce allo stesso modo. L’ipotesi dominante resta la cosiddetta “caccia all’esaurimento”: i nostri antenati avrebbero sviluppato, nel corso della Preistoria e grazie all’evoluzione, alcune caratteristiche fisiologiche che permettono di correre a lungo, fiaccando la preda poco a poco, fino a raggiungerla quando ormai è stremata.
Questa teoria riceve ulteriore supporto da uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour nel maggio 2024, firmato da Eugène Morin e Bruce Winterhalder. Secondo i loro calcoli, dal punto di vista energetico è spesso più efficace correre che camminare per raggiungere una preda (e sulla distanza siamo addirittura più resistenti anche nella camminata!). Questo confermerebbe l’idea della caccia all’esaurimento come motore della nostra resistenza.
Caccia all’esaurimento: mito o realtà? Una caccia lunga secoli…
Ovviamente non manca chi solleva obiezioni! Una delle critiche principali riguarda la scarsità di prove storiche: davvero i nostri antenati praticavano questa forma di caccia? Per rispondere, i ricercatori hanno spulciato archivi storici risalenti persino al XVI secolo, raccogliendo ben 400 casi da 272 luoghi diversi nel mondo. Secondo Morin, la difficoltà maggiore è che la caccia all’esaurimento è quasi sparita dopo l’invenzione delle armi da fuoco. D’altronde, chi sceglierebbe di inseguire un bisonte per ore quando ci sono soluzioni… decisamente più rapide?
- Gli umani presentano caratteristiche fisiche rarissime nel mondo animale: tante ghiandole sudoripare sparse per il corpo
- Pelle con pochi peli
- Piante dei piedi arcuate
- Tendini d’Achille elastici
- Fibra muscolare lenta
Ma tutte queste peculiarità derivano davvero solo dal nostro passato di cacciatori instancabili? Su questo, il dibattito resta aperto. Alcuni scienziati, come Nicholas Holowka dell’Università di Buffalo, dubitano che l’anatomia umana si sia plasmata esclusivamente per correre. Forse questa resistenza nasce anche per merito della camminata, sostiene Holowka, che vorrebbe trovare caratteristiche anatomiche utili solo alla corsa e non altrettanto alla marcia.
Sudore, grande gluteo e la vittoria… puzzolente?
Fra chi difende con forza la tesi della caccia all’esaurimento c’è Daniel Liberman, professore alla Harvard. È lui a notare come, nonostante un cavallo corra tre volte più veloce di noi, perda la gara su una maratona. Lo sa per esperienza personale! Inoltre, dobbiamo dire grazie al nostro grande gluteo: il muscolo si attiva proprio quando corriamo, e ci impedisce di cadere all’indietro. Mai sottovalutare il lato B nell’evoluzione umana!
Ma il vero superpotere resta la sudorazione. Siamo i campioni mondiali del sudore (non ci sono medaglie ufficiali, per fortuna). Saper eliminare il calore ci distingue: i cani, ad esempio, possono solo ansimare per raffreddarsi. Questo ci consentiva, in passato, di inseguire le prede nelle ore più calde, quando persino i grandi felini dormivano all’ombra.
- La nostra pelle praticamente nuda e la rete di ghiandole sudoripare ci regalano un vantaggio notevole
- Un maratoneta può perdere fino a 4 litri d’acqua in un’ora, fa notare Morin: una quantità enorme!
- Per Liberman, siamo così efficienti che, sudando su tutto il corpo e avendo perso la pelliccia, sembriamo “una lingua gigante”
Un ultimo pensiero? Siamo i migliori al mondo nel sudare e resistere chilometro dopo chilometro. Resta solo da sperare che la medaglia finale venga sempre lucidata… almeno più spesso di noi dopo una gara!
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Marco Rossi è giornalista calcio. Con dieci anni di esperienza, analizza trasferimenti, tattiche e successi dei club europei. Offre analisi precise e coinvolgenti. Il suo stile chiaro ti aiuta a comprendere i punti chiave di ogni partita.