Dal Consiglio Comunale / “Attuare azioni contro lo sfruttamento e la tratta”

Ok del Consiglio all’odg presentato da Bosi (Lega Modena). “Intervenire per la sicurezza dei cittadini e sostenere le associazioni che liberano le donne dalla schiavitù”

Attuare azioni contro lo sfruttamento della prostituzione e la tratta di esseri umani, “verificando le criticità di ordine pubblico e intervenendo per la sicurezza dei cittadini, e aiutando, anche economicamente, le associazioni e organizzazioni che cercano di liberare le donne dalla schiavitù dello sfruttamento”. È il contenuto dell’ordine del giorno discusso e approvato nella seduta di giovedì 7 ottobre dal Consiglio comunale di Modena.

L’ordine del giorno, presentato da Alberto Bosi (Lega Modena) e sottoscritto anche da Forza Italia, Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia, Modena sociale e Movimento 5 stelle, è stato approvato, dopo essere stato emendato su proposta del capogruppo Pd Antonio Carpentieri, con il voto a favore anche del Pd (eccetto Federica di Padova e Tommaso Fasano che si sono astenuti) e di Modena civica; contrari Sinistra per Modena ed Europa verde-Verdi.

L’ordine del giorno che, come ha sottolineato il consigliere Bosi nella presentazione, “cerca di dare risposte a un problema drammatico che tutte le forze politiche devono affrontare unite”, mette in evidenza nelle premesse che il fenomeno dello sfruttamento “è determinato dalla domanda dei clienti, che si rendono complici della tratta” e ricorda che il Comune di Modena aderisce già al progetto regionale “Oltre la tratta”, un sistema integrato di interventi socio-sanitari finalizzato all’emersione delle donne vittime di sfruttamento, e che sul territorio agiscono associazioni di volontariato che, con proprie unità di strada, attuano iniziative di contatto, sostegno e cura. Rileva, inoltre, che la prostituzione su strada è un fenomeno ancora presente anche a Modena, “pregiudicando oggettivamente le condizioni di vita dei cittadini che vivono nelle zone interessate”.

Il documento invita, quindi, l’Amministrazione a verificare, tramite gli operatori del progetto Oltre la strada e la Polizia locale, “le criticità di ordine pubblico causate dalla prostituzione su strada e quali azioni siano state intraprese per monitorare e migliorare la situazione, con particolare riferimento agli episodi che creano insicurezze ai residenti e agli utilizzatori degli spazi urbani interessati”. Invita, inoltre, a mettere in campo tutte le azioni necessarie, “valutando anche azioni straordinarie, come per esempio l’ordinanza emessa dal Comune di Rimini, in un contesto integrato con tutte le attività già in essere nell’ambito della lotta alla tratta, allo sfruttamento e alla domanda di prestazioni sessuali”, con l’obiettivo, come specifica l’emendamento approvato, “di non punire le persone che offrono prestazioni sessuali a pagamento”. L’ordine del giorno invita, infine, ad aiutare, anche economicamente, le associazioni e le organizzazioni che cercano di liberare le donne dalla schiavitù dello sfruttamento della prostituzione e propone di dedicare una seduta della Commissione servizi o del Consiglio comunale all’approfondimento del progetto Oltre la strada e dell’opera svolta dalle altre associazioni, e alle possibilità di attuare azioni di eliminazione e contenimento di un fenomeno che causa insicurezza ai cittadini.

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO

Gli interventi dei consiglieri prima dell’approvazione dell’ordine del giorno

Il dibattito che ha preceduto l’approvazione da parte del Consiglio comunale dell’ordine del giorno contro lo sfruttamento e la tratta è stato aperto da Vittorio Reggiani (Pd). Il consigliere ha sottolineato come spesso, quando si affronta il tema della prostituzione, “sembra che l’attenzione prevalente sia sull’ordine pubblico, mentre la nostra preoccupazione principale deve essere tenere alta l’attenzione sul fenomeno anche quando non è visibile. Per questo il documento specifica che anche la proposta di prendere in considerazione strumenti come l’ordinanza di Rimini deve essere valutata nell’ambito di un lavoro integrato con tutte le associazioni sul territorio”. Anche per Ilaria Franchini “il fenomeno non può e non deve essere discusso solo in chiave securitaria ma va affrontato da diversi punti di vista: il nostro obiettivo deve essere capirlo, verificare le misure intraprese fino a oggi e trovare la strada giusta per venire in contatto con le persone sfruttate e tenute in schiavitù che hanno bisogno di protezione ma anche di un successivo percorso di inclusione sociale”. Federica Di Padova, esprimendo diverse perplessità sull’ordine del giorno e auspicando un approfondimento, si è detta dispiaciuta “nel constatare che l’ordine del giorno, che nobilmente dice di voler aiutare le vittime della tratta, nella prima parte del dispositivo si concentra in realtà sull’ordine pubblico: il fatto che ci siano persone costrette a compiere atti sessuali dovrebbe starci a cuore anche quando non si vedono e quando i cittadini non si lamentano”. Per Antonio Carpentieri “l’esperienza del Comune di Rimini può essere interessante ma va analizzata a fondo. Le ordinanze possono essere uno strumento nell’emergenza, come quelle utilizzate a Modena anni fa che punivano i fruitori, ma noi dobbiamo continuare a tenere l’attenzione su tutto quello che c’è dietro il tema della sicurezza e cioè sulle persone in balia dei trafficanti e costrette a prostituirsi”.

Per Camilla Scarpa (Sinistra per Modena) il tema è “delicatissimo e dovrebbe essere affrontato e approfondito in modo organico, non tirato fuori in modo strumentale. La mozione indica alcuni elementi reali, ma presenta anche forti criticità, incentrandosi sull’elemento della sicurezza e dell’ordine pubblico al punto da prendere a riferimento l’ordinanza di Rimini, che prevede le stesse sanzioni per chi offre prestazioni sessuali e chi concorre all’offerta. Non mette abbastanza l’accento, invece, sul tema della prevenzione e su quello del contrasto alla criminalità organizzata”.

Anche per Paola Aime (Europa verde-Verdi) il tema è “delicato e complesso e non può essere risolto votando una mozione che è incentrata sulla sicurezza. La sicurezza dei cittadini è sacrosanta ma non coincide con la sicurezza delle donne e con la dignità, o la ricerca di una dignità, nel lavoro di prostituzione, non sempre le donne sono obbligate. Avrei voluto un’occasione per cercare di capire il fenomeno e un ordine del giorno che andasse oltre la sanzione”.

Elisa Rossini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia) ha messo in evidenza che la mozione si inserisce nel contesto legislativo già in vigore in Italia, e confermato anche dalla relazione conoscitiva depositata nei mesi scorsi in Senato, che “applica un modello cosiddetto abolizionista, colpendo soltanto i comportamenti di terzi che possono indurre, promuovere e sfruttare la prostituzione. In questo quadro l’ordine del giorno agisce sul tema della sicurezza”.

altre dal consiglio
IL CONSIGLIO CHIEDE L’ISTITUZIONE DEL GARANTE COMUNALE

Approvata mozione che invita il Comune ad attivare un percorso in tal senso. A favore maggioranza e M5s, astenuti Lega Modena e Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia

Il Consiglio comunale chiede al Comune di Modena di attivare un percorso di verifiche giuridiche ed amministrative, coinvolgendo se necessario anche l’amministrazione di Castelfranco Emilia, per giungere alla istituzione del garante comunale dei diritti delle persone private della libertà.

Nella seduta di giovedì 7 ottobre, infatti, l’Assemblea ha approvato la mozione presentata da Pd, Sinistra per Modena, Modena civica ed Europa Verde – Verdi, illustrata dal capogruppo del Pd Antonio Carpentieri, con il voto a favore della maggioranza e del M5s; astenuti Lega Modena e Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia.

La mozione, che recepisce una petizione popolare sottoscritta da diversi cittadini per l’istituzione del garante comunale, evidenzia la necessità di questa figura con importanti compiti di vigilanza e tutela, ricordando che nel Comune di Modena è presente la Casa circondariale di Sant’Anna e nel Comune di Castelfranco una Casa di reclusione a custodia attenuata. Il documento chiede di attivare un percorso di informazione e partecipazione della cittadinanza, anche coinvolgendo i Quartieri, in merito alla istituzione di tale figura, e si impegna a convocare sul tema, in tempi brevi e comunque entro la fine del 2021, una Commissione consiliare specifica per svolgere una o più audizioni aperte anche ai Quartieri e alle associazioni che operano sui temi della detenzione, al fine di acquisire esperienze e informazioni utili al percorso.

Presentando la mozione, il consigliere Carpentieri ha precisato: “Non si tratta di una figura a pagamento ma che necessita che l’ente pubblico gli metta a disposizione gli strumenti minimi per poter operare, ad esempio un ufficio e un computer. Spero che tutti – ha aggiunto – condividano il fatto che sia giusto garantire quello che a volte, magari non per dolo, non può essere sempre assicurato nelle carceri, perché nel nostro ordinamento è presente l’attenzione all’essere umano anche quando è privato della libertà”.

Irene Guadagnini (Pd) ha sottolineato “l’importanza che in città hanno associazioni che si occupano delle persone private della libertà. Lo stesso Comune – ha proseguito – per tanti interventi, in particolare politiche culturali, si è impegnato con la convinzione che queste persone debbano mantenere un legame con la comunità e abbiano il diritto di perseguire il reinserimento. Questa mozione nasce da percorsi precedenti, da idee che vedono anche in questo strumento una possibilità per far sì che questa parte della comunità non sia completamente reietta ed esclusa”.

Giovanni Silingardi del M5s ha evidenziato la rilevanza della mozione “che si fonda sull’idea di Stato costituzionale che garantisce diritti a tutti e fa sì che vengano rispettati. Il modello carcerario è ancora quello del ‘700 – ha aggiunto – che si fondava su punizione e sorveglianza e non si preoccupava della rieducazione del detenuto. La Costituzione ha invece recepito un’idea completamente diversa: rieducare dove possibile i soggetti che hanno sbagliato e reintrodurli nella società”. Il consigliere ha, infine, evidenziato come sia esercizio della democrazia il fatto che il Consiglio recepisca istanze che provengono dalla cittadinanza.

Per Vincenzo Walter Stella di Sinistra per Modena, “l’assenza di una figura come quella del garante è un problema concreto cui bisogna dare risposta al più presto. Si tratta di una figura di particolare utilità, che può agevolare le persone deboli alla partecipazione alla vita civile e garantire loro la libertà personale, e va individuata non solo per i carcerati ma anche per tutti i soggetti deboli, come ad esempio anche le persone ospitate in strutture sociosanitarie”. Il consigliere ha infine evidenziato che, attraverso forme di collaborazioni tra enti, è possibile azzerare o rendere irrisorio l’onere economico che ne potrebbe derivare.

Paola Aime di Europa Verde – Verdi si è detta “contenta” di votare “una mozione volta all’istituzione di una figura necessaria, in quanto le persone nelle carceri hanno poche possibilità di essere ascoltate. I diritti dei carcerati sono strettamente collegati alla specifica situazione nel carcere e spesso il sovraffollamento fa venire meno quanto sulla carta è previsto; c’è quindi bisogno di una protezione, di un ascolto e di una figura in più. Io non dimentico e non posso dimenticare – ha concluso la consigliera – le morti che ci sono state nella rivolta carceraria lo scorso anno”.

CELEBRARE I CENTO ANNI DEL CORNI, OK DEL CONSIGLIO A ODG

Voto unanime, nella seduta di giovedì 7 ottobre, per il documento sottoscritto da tutti i gruppi. “Ha contribuito allo sviluppo economico, industriale e sociale di Modena”

Celebrare i cento anni dalla nascita dell’istituto tecnico e professionale Fermo Corni “che ha contribuito allo sviluppo economico, industriale e sociale di Modena, e che, ancora oggi, è un importante punto di riferimento per l’istruzione modenese”. È l’invito che il Consiglio comunale di Modena rivolge all’amministrazione con l’approvazione unanime, avvenuta nella seduta consiliare di giovedì 7 ottobre, di un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi e presentato dal primo firmatario Stefano Manicardi (Pd).

Nell’illustrare il documento, il consigliere ha sottolineato come l’istituto Fermo Corni, “anzi, gli istituti con il tecnico, il professionale e il liceo, rappresentino perfettamente il modo di essere dei modenesi. Come modenese era l’industriale Fermo Corni che, nel 1921, fondò la Regia scuola popolare operaia per arti e mestieri per sostenere lo sviluppo industriale del territorio e fornire la preparazione tecnica sempre più richiesta agli operai, senza dover essere costretti a importare manodopera”. Fin dai primi anni la scuola ebbe numerose iscrizioni e, nel tempo, ha accompagnato la trasformazione del tessuto economico cittadino da agricolo ad artigianale e industriale, “offrendo un’occasione di riscatto sociale ai modenesi tramite lo studio e la specializzazione nelle professioni artigianali e industriali”.

L’ordine del giorno invita, dunque, l’Amministrazione a istituire un programma di celebrazioni per il centesimo anniversario dalla fondazione degli istituti Corni; a creare occasioni per far conoscere la storia e l’importanza economica della scuola, coinvolgendo anche l’associazione Amici del Corni e gli istituti scolastici; a promuovere iniziative dedicate agli studenti dell’istituto che abbiano a oggetto le materie del loro percorso di studi; a concedere il patrocinio all’istituto e alle associazioni riconosciute di studenti ed ex studenti per le celebrazioni dell’anniversario. Invita, infine, a realizzare anche all’interno del Consiglio comunale un momento di approfondimento e celebrazione dell’istituto Corni.

“L’ordine del giorno rende onore a una figura lungimirante – ha detto Federico Trianni (Sinistra per Modena) aprendo il dibattito – che, ben prima della nascita della Costituzione, diede concretezza al diritto allo studio per tutti e sostanza alla funzione di ascensore sociale della scuola, una funzione che oggi non si è ancora del tutto realizzata”.

Secondo Enrica Manenti (Movimento 5 stelle), il Corni “ha incarnato perfettamente la sintesi tra capacità intellettive, manuali e, più di recente, tecnologiche. È una scuola figlia di un artigianato innovativo e intelligente che risale almeno al Settecento: è uno dei primati di Modena che, per fortuna, ogni tanto riemerge e che sarebbe interessante tenere presente anche nel marketing territoriale”.

Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia), che aveva presentato una mozione propria poi fusa con quella discussa e approvata, ha affermato che “il centenario celebra Fermo Corni e il suo insegnamento: nelle aule dell’istituto hanno studiato migliaia di studenti, tra i quali anche Ferrari e Panini, che hanno portato avanti ciò che lui ha insegnato e le capacità per le quali Modena è conosciuta nel mondo”.

Per il Pd, Marco Forghieri si è augurato che il centenario sia l’occasione “per parlare di formazione tecnica in modo più ampio: da anni si riflette sul suo rilancio ma ancora non si è riusciti a concretizzarlo”. Sullo stesso tema è intervenuto anche Antonio Carpentieri per ribadire che “nelle celebrazioni bisogna mettere in rilievo l’importanza degli istituti tecnici sia per l’inserimento immediato nel mondo del lavoro sia come preparazione per frequentare l’università. Come politici – ha aggiunto – dobbiamo tornare a dare valore agli istituti tecnici, negli ultimi anni considerati quasi una seconda scelta, affermandone la pari dignità rispetto a tutti gli altri percorsi”.
INSEDIAMENTO ABUSIVO, SINDACO: RIPRISTINARE LA LEGALITÀ

Su via Campestre, “attenzione alle persone ma rispetto della legge”: Muzzarelli ha risposto a tre interrogazioni presentate rispettivamente da Pd, FI e Lega

“La linea politica del Comune nei confronti dell’insediamento abusivo di via Campestre è chiara: ripristinare al più presto la legalità, appellandosi anche all’autorità giudiziaria, sempre agendo nel rispetto della legge e della dignità personale. Ogni intervento di aiuto sociale che si valuterà di attivare, dovrà svilupparsi in un quadro di assoluta e ripristinata legalità” ha affermato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli nel Consiglio comunale di giovedì 7 ottobre rispondendo congiuntamente a tre interrogazioni sul tema illustrate rispettivamente da Diego Lenzini del Pd, Piergiulio Giacobazzi di Forza Italia e Stefano Prampolini di Lega Modena.

Le interrogazioni chiedevano, in particolare, se l’Amministrazione ha ricevuto segnalazioni o esposti formali sull’area di via Campestre, se sia possibile risalire a tutti i coinvolti nell’abuso, quali provvedimenti sono stati presi, che iter si attiva e con quali tempi. Interrogavano inoltre su caratteristiche dell’area e persone presenti (nazionalità, eventuali minori, pregiudicati, persone che beneficiano di aiuti comunali o statali) e se vi sono collegamenti con l’insediamento in stradello Riva a Baggiovara.

Il sindaco, ricostruendo la vicenda, ha confermato la presenza dell’insediamento abusivo di via Campestre (accertato da diversi sopralluoghi di forze dell’ordine e tecnici) formatosi a fine agosto in un’area privata di circa 100 metri quadri a destinazione agricola acquistata lo scorso dicembre tramite transazione tra privati. Ha anche confermato le segnalazioni alla Polizia locale (quattro tra il 26 e il 28 agosto), mentre il 9 agosto, aveva avuto esito negativo un controllo fatto dalla Polizia locale su segnalazione dello Sportello Unico Edilizia e Controlli, probabilmente si era trattato di movimenti preparatori a ciò che sarebbe poi accaduto.

L’insediamento abusivo con relative case mobili (in un ultimo sopralluogo del 4 ottobre per la rimozione di uno striscione pubblicitario non autorizzato, è stata accertata anche la presenza di una sorta di baracchina) è opera di un nucleo familiare allargato di cinque persone maggiorenni e un neonato, fino a oggi residenti nella microarea autorizzata di via Django 8; tra loro anche l’attuale proprietario del terreno. Sono italiani, residenti a Modena da tempo (tranne la madre del neonato); beneficiari nel 2020 dei buoni spesa per emergenza alimentare Covid; non risultano precedenti penali a loro carico. Oltre a tre prefabbricati non autorizzati, usati come abitazioni, sono state accertate opere di urbanizzazione (fosse biologiche, inghiaiamento, recinzione e allacciamento alla fornitura elettrica e idrica) in violazione alle prescrizioni degli strumenti urbanistici. Il 17 settembre l’Ufficio Sportello unico Edilizia e Controlli ha pertanto firmato l’ordinanza per l’immediata sospensione dell’intervento di lottizzazione non autorizzato e di qualsiasi intervento edilizio. Se il proprietario non demolirà le opere e ripristinerà lo stato dei luoghi entro 90 giorni dalla notifica, il terreno sarà acquisito al patrimonio del Comune che provvederà alla demolizione a spese del responsabile dell’abuso; lo stesso termine è vincolante anche per le responsabilità penali. Le testimonianze raccolte sono state utili, infatti, ai fini dell’informativa alla Procura di Modena per l’avvio di un procedimento penale e si stanno raccogliendo elementi per procedere anche nei confronti delle ditte che hanno collaborato.

Da rilevare che non sono stati notificati all’Avvocatura Civica del Comune ricorsi al Tar e non si è a conoscenza di procedimenti giudiziari in atto.

Il sindaco, ha sottolineato anche che il 3 settembre personale di Servizi sociali e Polizia Locale ha parlato con il nucleo familiare per chiarire l’abuso, approfondire il motivo del trasferimento, annunciare i provvedimenti dell’Amministrazione e spiegarne le conseguenze legali, perché “il rispetto della legalità viene prima di tutto, ma è necessario sempre anche avere attenzione per le persone.”.

Non risulta, infine, alcun collegamento tra questa famiglia e l’insediamento abusivo di Stradello Riva in zona Baggiovara per il quale il Comune ha ordinato, già da tempo, lo sgombero di due aree agricole in cui i proprietari hanno effettuato opere edilizie abusive. “L’iter è in corso – ha osservato Muzzarelli – questo tipo di attività, sia in sede di programmazione che di attuazione, prevede il coinvolgimento della Prefettura e delle Forze dell’Ordine”. Supportati da alcuni studi legali del territorio, i proprietari si sono opposti tramite ricorsi giudiziari all’attività e alle ordinanze dell’Amministrazione comunale. Il sindaco ha quindi fatto un dettagliato resoconto dei ricorsi in atto per ciascuna delle due aree: tre ricorsi pendenti sulla prima (di cui due al Tar e uno al presidente della Repubblica in merito al quale, presentate le controdeduzioni dell’Avvocatura civica, si attende la sentenza) e uno pendente sulla seconda area, presentato al Tar che, comunque, ha già respinto l’istanza di sospensione cautelare.

Nella replica, il consigliere Lenzini si è detto soddisfatto per la risposta e per “l’atteggiamento ineccepibile dell’Amministrazione: a fronte di una segnalazione il 9 agosto a ora di pranzo – ha affermato – nel giro di qualche ora era già stato fatto un sopralluogo dal quale non era emersa la situazione perché evidentemente non ancora in fase avanzata. Il percorso iniziato è quello che porta al ripristino della legalità nell’area, pur nella tutela del minore”.

Piergiulio Giacobazzi si è complimentato con il Comune “per l’alta attenzione sulla situazione e la tempestività dell’intervento già dalle prime segnalazioni. È necessario prendere in considerazione – ha aggiunto – il fatto che potranno capitare spesso situazioni in cui persone acquistano lotti e provano a edificarci sopra. Bisognerà inoltre valutare se ci sono responsabilità da parte di chi ha concesso l’allacciamento alle utenze”.

Il consigliere Prampolini ha ringraziato il sindaco per gli aggiornamenti “sulla situazione di stradello Riva e su quella più recente di via Campestre. Prendiamo atto dell’impegno del Comune in merito e sollecitiamo a mantenere alta l’attenzione sugli abusi edilizi perché sul territorio non diventi una brutta abitudine”.

BENE LA RIAPERTURA DELLE DISCOTECHE, MA CHE SIA “REALE”

“La riforma fiscale può essere una grande occasione per la ripartenza: attenzione agli Enti locali”. Il sindaco Muzzarelli al Consiglio durante l’informazione sul Covid-19

“Era ora che si desse il via libera all’attività di discoteche e sale da ballo, ora bisogna sia un ‘semaforo verde’ reale, non un’illusione. Se tutti i clienti devono essere muniti di Green Pass, non si capisce perché non si possa avere una capienza più alta, almeno in linea con il resto del mondo della cultura. Occorre, inoltre, considerare anche l’ampio universo dell’associazionismo e dei circoli, che svolge un ruolo sociale e ricreativo diverso rispetto alle imprese, ma che da chiusure e restrizioni ha subito lo stesso drammatico impatto”.

È quanto ha affermato il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli giovedì 7 ottobre in occasione della consueta informazione al Consiglio comunale sull’andamento dell’epidemia da Covid-19. Dopo aver ricordato l’andamento positivo, evidenziato dai dati dei contagi che continuano a calare, il sindaco si è infatti concentrato sui recenti provvedimenti del Governo: “In questa settimana c’è stata, finalmente, un’apertura sul fronte discoteche e sale da ballo”. Il Cts ritiene che, in zona bianca, le attività delle sale da ballo si possano consentire con accesso con Green pass e una capienza massima (comprensiva del personale) pari al 35% al chiuso e al 50% all’aperto, oltre all’utilizzo della mascherina a eccezione che durante il ballo (come le attività fisiche al chiuso). “Una percentuale di questo tipo, specie con la stagione fredda in arrivo che renderà necessario restare al chiuso, rischia di essere bassa per dare convenienza economica alle imprese del settore. Noi ribadiamo la nostra posizione, che è quella della maggior parte d’Europa: con i vaccini bisogna restituire libertà”, ha sostenuto il sindaco ricordando che a breve il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il nuovo decreto che conterrà anche l’annunciato aumento della capienza di musei (per i quali dovrebbe cessare ogni limite tranne il distanziamento) e per cinema, teatri, sale da concerto, impianti sportivi all’aperto e al chiuso.

Sul fronte economico Gian Carlo Muzzarelli ha sottolineato che l’approvazione del disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale “è un fatto politico importante perché, come sappiamo, la riforma delle principali tasse e tributi del nostro sistema è, non solo parte integrante della strategia di ripartenza economica post Covid, ma anche una delle riforme attese dall’Europa per lo stanziamento dei fondi Next Generation Eu a sostegno del nostro Pnrr”.

Tra le novità annunciate dalla nota di Governo, il sindaco ha evidenziato il riferimento alle imposte locali con la possibilità che il nuovo sistema sia disegnato per garantire che nel complesso Regioni e Comuni abbiano un gettito equivalente e prevedendo la revisione dell’attuale riparto tra Stato e Comuni del gettito dei tributi sugli immobili a uso produttivo, al fine, tra l’altro, di rendere l’Imu un’imposta pienamente comunale. “Prendiamo atto di questa volontà – ha rimarcato Muzzarelli – auspico veramente che vi sia la voglia di fare un passo avanti, ascoltando i Comuni (è anche l’appello che i sindaci neo eletti delle grandi città hanno rivolto a Draghi e al Governo) perché le entrate per la spesa corrente sono il primo problema a ogni Bilancio Previsionale, anche per un Comune sano nei fondamentali economici e la riforma fiscale può essere davvero una grande occasione, fondamentale per il dopo pandemia e la ripartenza”.

A livello territoriale il sindaco ha inoltre evidenziato le ulteriori azioni di ristoro per attività economiche colpite dal Covid (alberghi, ristoranti, negozi, artigianato di servizio e non solo) che la Regione ha annunciato per complessivi 54 milioni, il tutto gestito con la collaborazione delle Camere di Commercio.

Infine, per quanto riguarda il tema vaccinazioni, se sono circa 43 milioni coloro che in Italia hanno completato il ciclo vaccinale e oltre 3,3 milioni in regione, nella provincia modenese si è raggiunto il traguardo dei 500mila completamente vaccinati e altre 537.990 hanno ricevuto la prima dose. Dal 20 settembre hanno iniziato la terza somministrazione i trapiantati e gli immunocompromessi e dall’11 ottobre si parte anche per gli over80 anni e per ospiti e lavoratori dei presidi residenziali per anziani (Cra e Rsa): la platea potenziale è di circa 400mila persone.

Regione e Ausl hanno programmato anche la campagna di vaccinazione antinfluenzale che partirà il prossimo 25 ottobre: a disposizione un milione e mezzo di dosi destinate prioritariamente ai soggetti ad alto rischio, di tutte le età, per condizione patologica, fisiologica o esposizione lavorativa.

Dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 nella provincia di Modena i casi positivi sono stati 71.952: 69.319 guariti, 1.824 deceduti, 809 malati tuttora di cui 35 ricoverati in ospedale. Nel comune di Modena i casi sono stati 19.555 con 537 deceduti, 18.749 guariti e 269 tuttora malati.

GIOCO D’AZZARDO, A MODENA SOLO SETTE LE SALE DEDICATE

Erano 29 nel 2016 quando il Comune ha iniziato il percorso per la limitazione e la regolamentazione. L’assessore Bosi ha risposto all’interrogazione di Venturelli (Pd)

A Modena, oggi, sono sette gli esercizi commerciali esclusivamente dedicati al gioco d’azzardo. Erano 29 nel 2016, quando l’Amministrazione comunale ha cominciato il percorso per limitare e regolamentare la pratica, prima consentendo il funzionamento delle “macchinette” per sole otto ore al giorno e, dalla fine del 2017, applicando la legge regionale che obbliga la chiusura o il trasferimento delle sale gioco ad almeno 500 metri dai luoghi sensibili. Lo ha annunciato l’assessore alle Politiche per il lavoro e la legalità Andrea Bosi che lunedì 4 ottobre, nel corso della seduta “question time” del Consiglio comunale, ha risposto all’interrogazione presentata da Federica Venturelli (Pd). La consigliera aveva chiesto quali sono le azioni attuate dal Comune per contrastare il gioco d’azzardo patologico, quali i risultati raggiunti, se ci sono sale slot che stiano attualmente delocalizzando e quale sia la situazione della sala scommesse di via delle Suore.

Nel corso degli ultimi anni, ha risposto l’assessore Bosi, il Comune di Modena, anche su indirizzo esplicito del Consiglio comunale che si è espresso in più occasioni sul tema, ha avviato azioni diverse per il contrasto al gioco d’azzardo patologico, “sia intervenendo direttamente sull’attività delle sale gioco, sia attraverso interventi di formazione, informazione e promozione della cultura del gioco sano”.

L’azione del Comune, ha spiegato l’assessore, si svolge nell’ambito del Testo unico per la promozione della legalità e della cittadinanza responsabile adottato dalla Regione Emilia Romagna nel 2016 e che contiene anche importanti disposizione per gli enti locali che vogliono intraprendere azioni concrete di contrasto alle azzardopatie. In questa cornice, il Comune ha emesso nel 2017 l’ordinanza per limitare a 8 ore al giorno (invece di 24 ore su 24) il funzionamento di ogni singola slot machine o videolottery presente sul territorio, “bilanciando, in questo modo, la libera iniziativa economica e la tutela della salute pubblica”. Alla fine del 2017 è cominciata la mappatura dei luoghi sensibili, risultati oltre 400 tra scuole, campi sportivi e palestre, luoghi di culto e di ricovero, dai quali, in virtù della legge regionale, le case da gioco devono distare almeno 500 metri. Di seguito ha individuato gli esercizi commerciali che non rispettavano il limite e che hanno dovuto chiudere o delocalizzare. “E questo è stato il vero spartiacque per la regolamentazione del gioco d’azzardo in città”.

Attualmente è in corso la delocalizzazione oltre la tangenziale di una sala bingo, mentre, ha aggiunto Bosi, “la situazione del centro di vicinato di via delle Suore è più complessa perché gli esercizi presenti si configurano come ‘corner’ e sono quindi soggetti a una disciplina diversa che prevede la chiusura allo scadere delle licenze in essere. L’esercizio di strada Canaletto sud, invece, a un sopralluogo della Polizia locale è risultato essere una sala scommesse on line e gli è quindi stata contestata la violazione della legge regionale sulle distanze, aprendo il percorso verso la chiusura o la delocalizzazione”.

L’assessore ha ricordato, quindi, alcune delle azioni sviluppate nel corso degli anni attraverso il Tavolo intersettoriale per il contrasto al gioco d’azzardo, il Tavolo per la legalità e il Centro studi documentazione sulla legalità: il fenomeno del gioco d’azzardo è stato approfondito nei suoi diversi aspetti (sanitario, economico, della legalità) per promuovere e realizzare interventi coordinati di prevenzione dell’azzardopatia mirati su diversi target di popolazione. Per incentivare la dismissione delle macchinette sono stati deliberati benefici economici per gli esercenti, come la riduzione della Tari e la concessione di contributi per la riqualificazione delle attività economiche, anche attraverso la promozione del marchio Slot free. Sono stati realizzati, inoltre, itinerari didattici dedicati alla prevenzione ed è stato dato sostegno a progetti e iniziative delle associazioni di volontariato per promuovere la prevenzione e la diffusione del gioco sano.

Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza, Elisa Rossini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia) ha messo l’accento sul gioco d’azzardo on line, “problema cresciuto considerevolmente durante il lockdown, insieme ai cosiddetti conti gioco, un ulteriore aspetto del fenomeno che merita la nostra attenzione”. Affermando che l’azzardo patologico “è una piaga sociale”, anche Vincenzo Walter Stella (Sinistra per Modena) ha sottolineato la grande diffusione delle app per il gioco che rende praticamente impossibile monitorare la situazione. Tanto è stato fatto, ma è necessario fare ancora tanto”. Stefano Manicardi (Pd) ha affermato che “l’azione meritoria dell’amministrazione deve essere supportata da una più ampia azione a livello nazionale, che dimostri un cambio di paradigma rispetto alla legislazione corrente”.

In replica, la consigliera Venturelli ha detto che “i numeri dimostrano che il percorso intrapreso sta ottenendo risultati. Il Comune è un esempio virtuoso, sia dal lato della prevenzione che da quello del contrasto, pur nella scarsità degli strumenti amministrativi a disposizione”.

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