Sanità, “Via al percorso per il nuovo osco a Baggiovara”

L’annuncio del sindaco Muzzarelli in Consiglio prima dell’approvazione all’unanimità della mozione che invita la giunta a realizzare l’ospedale di comunità. Il resoconto della seduta di giovedi in Consiglio.


(Inaugurazione di un Osco a Novi di Modena)

Il nuovo Osco di Modena, l’ospedale di comunità con una ventina di posti, “sarà collocato a Baggiovara, in un terreno comunale individuato nei pressi della chiesa della frazione”, contribuendo così a sviluppare strategicamente un polo sanitario che, oltre all’ospedale civile Sant’Agostino Estense, ospiterà anche l’hospice Villa Montecuccoli. Lo ha affermato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli nella seduta di giovedì 4 novembre del Consiglio comunale, intervenendo alla fine del dibattito sulla mozione a prima firma di Tommaso Fasano del Pd, sottoscritta pure da Sinistra per Modena, Europa verde – Verdi e Modena civica, poi approvata all’unanimità dall’Assemblea, che invita la giunta a proseguire appunto nel percorso finalizzato alla realizzazione dell’Osco. Annunciando anche l’avvio dell’iter amministrativo volto a concedere all’Azienda Usl, in diritto di superficie, il terreno che ospiterà la struttura, il sindaco ha precisato che l’ospedale di comunità “sarà gestito dalla stessa azienda sanitaria col coinvolgimento dei medici di medicina generale”. Nei prossimi mesi l’Ausl svilupperà la fase iniziale, quella di progettazione, “con l’obiettivo finale di completare l’intervento nel rispetto dei tempi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per la concessione delle risorse economiche”.

Illustrando l’ordine del giorno in aula, il consigliere Fasano ha spiegato che l’emergenza Covid ha fatto emergere “la necessità di costruire una rete sanitaria più vicina ai cittadini”, favorendo anche maggiore interazione con le azioni sociali, nell’ambito del rafforzamento del carattere pubblico e universalistico di questi servizi. Si è individuata quindi come soluzione “il potenziamento delle strutture intermedie tra territorio e servizi”, come peraltro rilevato anche dalle linee di indirizzo della Conferenza territoriale socio-sanitaria (Ctss). In questo contesto si inseriscono gli Osco, centri che si collocano a metà via tra l’assistenza domiciliare e ospedaliera e in cui l’assistenza è erogata, di norma, in moduli assistenziali di 15-20 posti letto, destinate ai cittadini che non hanno necessità di ricovero in un reparto specialistico ma richiedono una tipologia di assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio (come, per esempio, pazienti con patologie croniche).

Gli ospedali di comunità, infatti, “rientrano nella programmazione degli investimenti della sanità pubblica per il territorio modenese”, si legge nel documento, a partire dal potenziamento della filiera ospedaliera (che prevede la ricostruzione dei poliambulatori di via del Pozzo, la demolizione dell’ala A del Policlinico, il completamento della piattaforma tecnologica dell’ospedale di Baggiovara) fino, appunto, allo sviluppo della filiera territoriale che comprende pure le Case della salute, il nuovo Sert e i punti prelievo.

La mozione, quindi, sollecita l’Amministrazione a proseguire il percorso verso la costruzione dell’Osco a Baggiovara, già annunciata a gennaio in una seduta della commissione consiliare Servizi, sottolineando che “la collocazione della struttura a Baggiovara permetterebbe di creare un polo sanitario territoriale forte, a beneficio sia delle relazioni tra le strutture sanitarie sia della qualità dei servizi per i cittadini”.

Nel suo intervento, il sindaco ha specificato anche che la vicinanza del nuovo Osco all’ospedale civile si collega alle “caratteristiche di intervento e cura garantite da questo nosocomio”. Più in generale, ha affermato, la realizzazione dell’ospedale di comunità contribuisce al perseguimento degli obiettivi dell’Amministrazione, ovvero “garantire vicinanza dei servizi e completare il quadro delle esigenze nel perimetro della rete ospedaliera e socio-sanitaria provinciale”, assicurando inoltre il necessario sviluppo tecnologico e, in sinergia con Unimore, la formazione che porterà a incrementare “la presenza di figure professionali della sanità”.

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Gli interventi in aula prima dell’approvazione all’unanimità della mozione presentata dal Pd e sottoscritta anche dagli altri gruppi di maggioranza

Aprendo il dibattito che ha preceduto l’approvazione all’unanimità, da parte del Consiglio comunale di Modena, della mozione che invita la giunta a realizzare un ospedale di comunità, Elisa Rossini (Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia) ha espresso tre perplessità: la sostenibilità della rete sanitaria, “visto che la denatalità avrà riflessi sulla potenziale spesa pubblica”, l’impostazione del sistema “che risulta poco connesso col sociale, come emerge anche dal documento ‘PrendiaMoci cura’”, e il ruolo dei medici di medicina generale: “Non vorrei che, inserendoli in strutture come gli Osco, decadano i rapporti diretti con i pazienti”.

Per Lega Modena, anche Giovanni Bertoldi si è interrogato sulla sostenibilità degli investimenti in programma sulla rete sanitaria: “Non vorrei – ha detto – che si facesse il passo più lungo della gamba”. Il consigliere ha spiegato “di non avere nulla da eccepire sull’opera, e, anzi, differenziare le strutture evita che la sanità sia ‘schiacciata’ sugli ospedali”. Definendo “ottimo” il rafforzamento della rete sanitaria “anche alla luce dell’invecchiamento della comunità”, Barbara Moretti ha precisato che in parallelo “la risposta della sanità regionale sul personale medico non è stata adeguata, con un taglio di centinaia di posti non compensato da un opportuno ricambio generazionale”.

“Il modello di medicina territoriale è in linea con i principi della sanità che deve essere pubblica e universale”, ha osservato Giovanni Silingardi (Movimento 5 stelle), interrogandosi tuttavia sulla sostenibilità economica del sistema: “Il Pnrr finanzia solo gli investimenti e non la spesa corrente – ha dichiarato – e potrebbe quindi esserci, per esempio, il rischio di non poter sostenere le spese per il personale impiegato all’interno delle strutture”.

Per il Pd, Vittorio Reggiani ha sottolineato anche il valore simbolico dell’Osco: “Non è solo una struttura sanitaria – ha affermato – ma un centro che, ponendosi a un livello intermedio, e coinvolgendo le realtà presenti sul territorio, garantisce inclusione e favorisce il supporto da parte della comunità alle situazioni di fragilità”. Marco Forghieri ha sottolineato i vantaggi di un modello sanitario di prossimità “con contenuti e servizi di medicina territoriali innovativi: in questo modo si ‘costruisce salute’ affiancando i nuovi servizi alle strutture ospedaliere esistenti”, contribuendo pure a rendere “efficiente la gestione della rete ed evitare ulteriori costi”. Per Tommaso Fasano, primo firmatario della mozione, la realizzazione dell’Osco va nella direzione di “una sanità territoriale rafforzata e più vicina ai cittadini”. La struttura, adeguatamente integrata nella rete sanitaria locale, potrà ospitare soprattutto “un ricambio continuo di pazienti, in uscita dagli ospedali, che rimangono il tempo necessario affinché l’assistenza domiciliare torni a essere per loro la migliore opzione”.

“A Modena sarebbero necessari quattro Osco”, ha affermato Federico Trianni (Sinistra per Modena) citando uno studio di Nomisma “che suggerisce la presenza di una struttura ogni 50mila abitanti”. La tutela del diritto della salute “non deve piegarsi a logiche economiche – ha spiegato – e il Covid ha ben chiarito l’importanza di beneficiare di un sistema sanitario efficiente”.

Una sanità “preventiva, partecipativa, predittiva e personalizzata” è l’obiettivo da raggiungere secondo Paola Aime (Europa verde – Verdi), in maniera tale da “costruire salute, riducendo i carichi di lavoro degli ospedali grazie anche al ruolo indispensabile, ma purtroppo al momento fragile, e quindi da rinforzare, dei medici di medicina generale”.

A MODENA I PROCEDIMENTI DISCIPLINARI PER L’AREA NORD

Ok del Consiglio comunale alla convenzione, richiesta dall’Unione dei Comuni, per la gestione associata dell’ufficio

Per l’Unione dei Comuni modenesi dell’Area nord l’Ufficio per i procedimenti disciplinari relativi alle infrazioni dei dipendenti e dei dirigenti punibili con sanzione superiore al rimprovero verbale sarà quello del Comune di Modena. Lo stabilisce la convenzione per la gestione in forma associata di questa specifica attività, obbligatoria per gli enti pubblici, che è stata approvata dal Consiglio comunale giovedì 4 novembre con il voto di Pd, Sinistra per Modena, Movimento 5 Stelle, Modena civica, Europa verde-Verdi, Modena sociale; si sono astenuti Lega Modena, Forza Italia e Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia.

È stata la stessa Unione dei Comuni modenesi dell’Area nord a chiedere la disponibilità del Comune di Modena per questa modalità gestionale per la durata di un anno, poi rinnovabile. Il provvedimento, illustrato dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli, prevede come corrispettivo del servizio il pagamento da parte dell’Unione per ogni procedimento disciplinare di 1.500 euro (più Iva) se a carico di un dipendente e di 2 mila euro si tratta di un dirigente.

La delibera ha ottenuto anche l’immediata esecutività necessaria, come ha spiegato il sindaco, per “non incorrere nella decadenza dell’azione disciplinare, con riferimento ad alcuni procedimenti già avviati dall’Unione Comuni Area nord”.

NEL CDA DELLA DON MILANI DUE DIPENDENTI COMUNALI

Le nomine sono state comunicate dal sindaco Muzzarelli al Consiglio comunale

Nel Consiglio di amministrazione della Fondazione scuola d’infanzia Don Milani, il Comune di Modena ha nominato due dipendenti comunali: Laura Cuoghi e Monica Fabbri. Lo ha comunicato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli nella seduta di giovedì 4 novembre del Consiglio comunale. Gli incarichi non comportano compensi ulteriori.

Alla Fondazione, che ha iniziato la propria attività nel 1867, compete la gestione, in convenzione con il Comune, della scuola materna paritaria e dell’asilo nido Don Lorenzo Milani nella frazione di Saliceta San Giuliano. La Fondazione ha lo scopo di organizzare e gestire servizi socio-educativi, scuole d’infanzia, asili-nido e servizi innovativi con finalità di socializzazione e formazione rivolti ai bambini d’età compresa da uno ai sei anni, dando la precedenza ai residenti nel territorio comunale.

URBANISTICA, OK AL SUBENTRO DEI NUOVI OPERATORI

Il Consiglio approva all’unanimità l’ingresso di Happy Casa ed Ecu in due iniziative di rigenerazione sostituendo i soggetti commerciali che hanno rinunciato

Via libera del Consiglio comunale di Modena al subentro di nuovi operatori economici in interventi di rigenerazione urbanistica già avviati che prevedono la realizzazione di medie strutture di vendita in immobili produttivi dismessi. Non cambiano, rispetto ai progetti già approvati dal Consiglio comunale in applicazione del Documento d’indirizzo Sblocca Modena, gli interventi edilizi programmati e le opere di urbanizzazione che contribuiscono alla concreta riqualificazione delle aree interessate.

La delibera, che prende atto della rinuncia di alcuni operatori a causa della crisi economica indotta dall’emergenza sanitaria, è stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale nella seduta di giovedì 4 novembre.

Il provvedimento, presentato dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli sottolineando l’interesse pubblico delle proposte progettuali, prevede che nell’area dell’ex Ragno di Cittanova, in viale Virgilio 30 (proprietà di Carol Adastra srl), non si insedi una struttura commerciale di Cosmo spa (il Globo) ma una della società Happy Casa Store, del gruppo Cassano.

Una procedura analoga avverrà anche in via Giardini 57, zona Gallo (proprietà Fogliani srl), dove avrebbe dovuto ampliarsi la medio-piccola struttura di vendita alimentare di Favorita spa, mentre ora ci sarà la possibilità di insediamento al posto dell’attuale lavanderia della società Realco sc, con l’ampliamento dell’area del vicino supermercato Ecu.

Il percorso dei due interventi era stato avviato nel 2017 con l’Avviso pubblico per la presentazione di manifestazioni d’interesse per la realizzazione di medie strutture di vendita con l’obiettivo di sostenere operazioni di recupero, sostituzione e qualificazione del patrimonio edilizio, miglioramento del contesto e della qualità urbanistica e ambientale.

CASSA DI ESPANSIONE SECCHIA, OK ALL’INTERVENTO DI AIPO

Il Consiglio comunale ha approvato la delibera, presentata dall’assessora Vandelli, per dare il via libera ai lavori sul territorio comunale in variante al Poc

Adeguare la cassa di espansione del Secchia con l’obiettivo di arrivare a garantire, insieme agli interventi sugli argini a valle, la messa in sicurezza del territorio per piene con tempo di ritorno a cinquant’anni. È l’obiettivo dei primi stralci funzionali del progetto presentato dall’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) alla Regione Emilia Romagna ai quali il Consiglio comunale di Modena ha dato l’ok approvando, nella seduta di giovedì 4 novembre, la delibera presentata dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli, che dà il via libera ai lavori previsti sul territorio comunale in variante al Piano operativo comunale (Poc).

La delibera è stata approvata con il voto a favore dei gruppi di maggioranza (Pd, Sinistra per Modena, Modena civica, Europa verde-Verdi) e di Lega Modena. Astenuti, invece, Movimento 5 stelle, Forza Italia, Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia, Modena sociale.

Come ha spiegato l’assessora Vandelli presentando il provvedimento, la cassa di espansione del fiume Secchia è stata costruita alla fine degli anni ’70 del secolo scorso e risulta oggi non completamente adeguata alle normative emanate nel tempo e a laminare le piene più importanti che il sistema arginale a valle non riesce a contenere. La cassa di espansione è già stata oggetto di un primo lotto di interventi di manutenzione straordinaria, “la variante che approviamo oggi inserendo nel Poc le opere previste – ha detto l’assessora – consente di avviare interventi che, una volta realizzati, metteranno in sicurezza il territorio per piene con tempo di ritorno a 50 anni”. Questi interventi costituiscono i primi tre lotti funzionali del progetto complessivo di Aipo che prevede di raggiungere, con gli stralci successivi, la sicurezza idraulica per eventi di piena con tempo di ritorno a 200 anni.

In particolare, gli interventi previsti nel territorio modenese riguardano l’adeguamento dei manufatti di sbarramento e regolazione anche manuale dell’invaso; opere di svaso e ricalibratura della cassa in linea, finalizzate anche al recupero del materiale necessario per adeguare i tratti arginali; l’adeguamento e l’innalzamento delle arginature della cassa di espansione oltre alla risagomatura e alla rimozione dei sedimenti della vasca in linea. L’opera principale di questi primi lotti funzionali è l’ampliamento della cassa di espansione che ricade nel territorio di Rubiera ma che mette in sicurezza anche quello modenese. Il progetto, ha sottolineato ancora l’assessora, presta attenzione anche al tema ecologico e paesaggistico: “Le alberature rimosse per l’ampliamento dell’area di laminazione, infatti, saranno ripiantumate per equivalente”.

Il Comune di Modena, ha ricordato infine l’assessora, fa parte della conferenza dei servizi che sarà convocata per il rilascio del provvedimento di Via necessario alla realizzazione del progetto di Aipo.

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO

Gli interventi dei consiglieri prima dell’approvazione della delibera

Aprendo il dibattito che ha preceduto l’approvazione della delibera che dà l’ok all’intervento di Aipo sulla cassa di espansione del Secchia, Barbara Moretti (Lega Modena) ha affermato che “a distanza di quarant’anni dall’inaugurazione delle casse di espansione, l’obiettivo della messa in sicurezza del territorio appare ancora molto distante e con tempistiche incerte. La delibera di oggi consente un miglioramento graduale ma non sappiamo nemmeno se saranno finanziati tutti i lotti iniziali, per fronteggiare una piena con tempo di ritorno a 50 anni, e siamo ancora molto indietro rispetto ai 200 anni previsti dal progetto complessivo”. Per Giovanni Bertoldi “bisogna fare in modo che la realizzazione della parte di intervento che manca, che è la più grande, sia accelerata il più possibile. È vero che ci vogliono molti soldi, ma i danni delle piene per la popolazione e le imprese sono altrettanto elevati. Inoltre – ha aggiunto – Aipo si deve impegnare a effettuare con costanza la manutenzione ordinaria degli argini e dei fiumi”.

“L’approccio agli eventi alluvionali è quasi sempre stato solo emergenziale – ha detto Vincenzo Walter Stella (Sinistra per Modena) – ma oggi, con gli evidenti cambiamenti climatici e la maggior frequenza delle alluvioni, bisogna adottare quelle che noi consideriamo le chiavi per un territorio più sicuro: presidio, previsione, pianificazione e prevenzione”.

Antonio Carpentieri (Pd), ricordando che la realizzazione delle casse di espansione è stata “il frutto di una strategia di prevenzione e di governo delle acque e che i lavori recenti sulla cassa del Secchia hanno salvato il territorio nell’ultima alluvione”, ha affermato che la delibera “è un passo fondamentale per andare avanti nella messa in sicurezza del territorio. La politica non solo ha capito che è necessario prevenire, ma sta trovando i finanziamenti per concretizzare i progetti”.

Elisa Rossini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia) ha motivato il voto di astensione sostenendo che, “prima di parlare di progetti a lungo termine, sarebbe opportuno che Aipo svolgesse tutti i compiti ordinari di manutenzione e pulizia del fiume. Il fatto che con i lavori si arrivi a contenere solo le piene con tempo di ritorno a 50 anni non è trascurabile: in caso di piene più importanti rimarremo comunque a rischio alluvionale, e questa non è una situazione rassicurante”.

Dichiarando l’astensione, Enrica Manenti (Movimento 5 stelle) ha affermato che “è opportuno predisporre gli strumenti urbanistici per realizzare l’opera, ma per contenere i problemi creati dal deflusso delle acque bisognerebbe ragionare in modo più ampio e complessivo, comprendendo anche la montagna e l’impermeabilizzazione del suolo. Inoltre – ha aggiunto – soldi sono pochi e, visti i tempi di realizzazione delle opere, rischiamo di usarli solo per quelli che sostanzialmente sono rattoppi”.

Per Europa verde-Verdi, Paola Aime ha affermato che “la gestione del territorio con una visione frammentata invece che globale non sempre ha saputo portare il dovuto rispetto alle diverse parti che lo compongono. Oggi, però, visti anche i cambiamenti climatici, non possiamo più sperare nella buona sorte, trascurare la manutenzione e risparmiare sulle risorse economiche. La delibera traccia una via di correzione e tutela che non potrà più essere abbandonata ma soltanto fortificata”.

SICUREZZE, TELECAMERE OLTRE QUOTA 350 ENTRO L’ANNO

Il sindaco risponde a interrogazione di FdI-Il Popolo della Famiglia sottolineando impegno per videosorveglianza e Polizia locale e la collaborazione con Questura e Prefettura

“Sulle sicurezze urbane siamo in pressing costante verso il Governo nazionale in tutte le sedi formali e informali, sempre con il massimo rispetto istituzionale, ma con fermezza e insistenza. E sono fiducioso che con l’arrivo della dottoressa Silvia Burdese a capo della Questura e l’impegno della Prefettura, possa ufficializzarsi a breve il percorso di elevazione in fascia A. Confermo anche l’impegno dell’Amministrazione comunale sia sul fronte dell’organico di Polizia locale che per quanto riguarda la videosorveglianza cittadina che supererà l’obiettivo delle 350 telecamere fissato per il 2021”.

È quanto ha affermato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli rispondendo nel Consiglio comunale di giovedì 4 novembre all’interrogazione di Fratelli d’Italia-Il Popolo della Famiglia. L’istanza, illustrata da Elisa Rossini, chiedeva quali iniziative sono state intraprese per ottenere l’elevazione in fascia A della Questura o comunque per ottenere un potenziamento dell’organico di Polizia; quale la risposta del Governo e se il Ministero dell’Interno abbia dato corso alle intenzioni manifestate durante la visita a Modena; quali le iniziative adottate per potenziare la videosorveglianza comunale e sostenere cittadini e imprese; quali ulteriori iniziative ha in programma l’amministrazione anche nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica previsto dal Patto per Modena sicura.

“Le istanze del nostro territorio sono una priorità assoluta – ha osservato il sindaco – non certo condizionate dalle quotidiane dinamiche politiche nazionali e mi aspetto sempre massima collaborazione da parte dei nostri rappresentanti nazionali in Parlamento, senza distinzione di partito”. Ha anche ricordato la recente visita in Municipio della nuova Questora sottolineando che sul “percorso di elevazione alla fascia di dirigente generale, con la conseguente rivalutazione di dotazioni di personale e strumentali, siamo in attesa che arrivino notizie ufficiali da Roma”. Attualmente i dati aggiornati ad ottobre dalla Prefettura parlano di 365 appartenenti alla Polizia di Stato in forza a Questura di Modena e Commissariati con 7 nuove unità assegnate in estate di cui 4 al Posto di Polizia integrato; un contingente dei Carabinieri pressoché al completo con una dotazione organica di 148 militari e la Guardia di Finanzia con una forza effettiva pari a 153 a fronte dei 198 previsti (con una carenza quindi di 45 finanzieri). Infine, dalla legge di Bilancio si evince il prolungamento per tutto il 2023 del progetto Strade Sicure che prevede il coinvolgimento dell’esercito in attività di presidio del territorio.

“A fianco delle Forze dell’Ordine – ha continuato Muzzarelli – c’è il corpo della Polizia Locale con 215 agenti pienamente operativi; entro l’anno altri tre saranno assunti dal corso concorso regionale e due ispettori tramite concorso del Comune; inoltre, nell’integrazione al piano occupazionale 2021, già valutato dalla Giunta, sarà prevista la selezione per assunzione di almeno altri nove agenti.

Inoltre, “l’implementazione della videosorveglianza rappresenta un elemento strategico strutturale che diventa complementare con le azioni di rigenerazione urbana”, ha affermato citando quanto sta avvenendo per esempio nell’area nord con il Progetto periferie. Dal 2014 il numero delle telecamere è quasi triplicato e oggi sono 345 quelle integrate nel sistema cittadino (a cui si aggiungono 23 del Sistema di Controllo Nazionale Targhe e Transiti; 20 afferenti al sistema Stadio Braglia; 22 presso il comando di Polizia locale e cinque su un mezzo del Corpo) quindi, l’obiettivo delle 350 telecamere tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 sarà quindi superato”, ha affermato ricordando che potenziamento della Polizia locale e sviluppo della videosorveglianza cittadina sono tra le linee d’intervento del Piano delle Sicurezze urbane del Comune nell’ambito del Patto per Modena Sicura più volte richiamato durante l’incontro con la nuova responsabile della Questura che ha condiviso sia la necessità di “fare squadra”, sia la volontà di svolgere molto presto una serie di sopralluoghi congiunti per verificare problemi e soluzioni concrete.

“Insieme abbiamo ribadito l’impegno comune per garantire le sicurezze al plurale che rappresentano una priorità per la comunità – ha proseguito il sindaco – e per affrontare situazioni che preoccupano, come i tentativi della criminalità organizzata di entrare nel tessuto economico e sociale, fenomeni come lo spaccio di droga e i furti nelle abitazioni, l’aggressività e la violenza che caratterizzano certi gruppi giovanili e a tal proposito la questora ha garantito massima attenzione da parte della Questura rispetto agli ultimi episodi di violenza giovanile, collaborando, con il coordinamento della Prefettura, col Comune e le istituzioni già impegnate. “Ci tengo infine a sottolineare – ha concluso il sindaco – che la nuova questora guarda con molto interesse all’esperienza del Controllo di vicinato (che ad oggi conta quasi 90 gruppi) e ha dato piena disponibilità a incontrare i cittadini che si sono messi a disposizione della propria comunità”.

In replica, Elisa Rossini si è dichiarata soddisfatta per “lo sforzo diretto ad aumentare la videosorveglianza” che ha chiesto di proseguire. Concentrandosi, quindi, sull’elevazione in fascia A della Questura, ha affermato che dalla corrispondenza intercorsa tra Amministrazione e ministri dell’Interno dal 2018 a oggi, “emerge che la richiesta di avanzamento è solo un punto tra i tanti e non emerge una richiesta diretta di elevazione, nonostante i problemi di sicurezza della città. Invitiamo quindi il sindaco a interrogare il ministro esplicitamente sul solo punto della questura, perché il compito del sindaco, che è sindaco di tutti i cittadini, è andare dal Governo per dare risposta ai problemi dei modenesi”.

SINDACO: “SERVE UN NUOVO PATTO TRA ENTI LOCALI E GOVERNO”

Legge di Bilancio da migliorare per sostenere le politiche locali di ripartenza post-Covid: Gian Carlo Muzzarelli in occasione della comunicazione al Consiglio

È partito dal G20 di Roma, dall’impegno preso dai grandi della Terra sui temi prioritari, cioè pandemia ed emergenza climatica, raccomandando “che alle intenzioni seguano i fatti per misurare già dal prossimo anno la concretezza degli impegni presi”, e ha concluso commentando la legge di Bilancio proposta dal Consiglio dei ministri italiano, per esprimere un forte richiamo al Governo.

Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, durante la consueta comunicazione al Consiglio comunale sull’andamento dell’emergenza Covid-19, giovedì 4 novembre non ha usato mezzo termini per ribadire la richiesta di un “nuovo patto tra Enti Locali e Governo nazionale, in attesa della partenza concreta dei bandi europei del Pnrr (auspicando quello sull’edilizia scolastica già da novembre), perché tenere fuori il protagonismo delle città dalla ripresa economica e sociale del Paese sarebbe un errore imperdonabile”.

“La prima stesura della legge non contiene grandi risposte alle richieste strutturali degli Enti Locali”, ha infatti osservato Gian Carlo Muzzarelli sottolineando il ruolo fondamentale giocato dalla legge di bilancio nella prospettiva della sfida per il 2022 sulla scorta dei nuovi incoraggianti dati economici. “Il titolo undicesimo della manovra – ha precisato – contiene qualche buona notizia per i Comuni in merito al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, al Fondo di solidarietà comunale per sociale e asili nido e anche sulla condizione degli amministratori locali. Però, come è evidente, queste non sono le risposte straordinarie e strutturali che Anci chiede da tempo per sostenere le politiche locali di ripartenza post-Covid. Auspico davvero che in Parlamento la legge di bilancio possa essere migliorata dal Governo e dalle forze di maggioranza – ha continuato – e spero che ci sia maggiore chiarezza su riforma fiscale e possibili modifiche al Testo Unico Enti Locali di cui si discute da mesi”.

Passando invece alla questione sanitaria, il sindaco ha ricordato “l’aumento della circolazione del virus e dei contagi nel Paese, senza però che la situazione desti particolare allarme nelle autorità sanitarie per il dato dei ricoveri in ospedale, grazie innanzitutto ai vaccini. L’ultimo report dell’Agenzia sanitaria regionale, che ha analizzato l’incidenza del Covid-19 sul territorio evidenzia, infatti, che l’efficacia dei vaccini continua a confermarsi molto elevata soprattutto nel prevenire i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva e i decessi, mentre chi non ha ricevuto nemmeno una dose rischia di infettarsi 3,6 volte in più, incorre in probabilità di ricovero 5 volte maggiore e rischia il ricovero in terapia intensiva 14 volte di più.

A livello locale, alla data del 3 novembre, i casi in provincia di Modena da inizio epidemia sono stati 72.943; i deceduti 1.832 e i guariti 70.387. Sono 724 le persone tuttora malate, delle quali 26 ricoverate in ospedale (5 in terapia intensiva e subintensiva, 16 in reparti per acuti) e 698 in isolamento domiciliare. Nel Comune di Modena, i casi totali sono stati 19.749 con 542 deceduti, 19.093 guariti e 114 con malattia in corso.

Per quanto riguarda la campagna di vaccinazione a Modena e provincia sono state somministrate complessivamente 1.063.423 dosi, di cui 512.697 seconde dosi; sono invece 3.659 le dosi aggiuntive. “Considerando le prenotazioni sia Modena che l’Emilia-Romagna supereranno il 90 per cento di popolazione over 12 anni vaccinata entro poco tempo e questo è senza alcun dubbio un grande risultato”, ha evidenziato Muzzarelli ricordando anche gli scenari su cui sta discutendo la politica nazionale per la gestione di almeno questi mesi invernali. “La proroga dello stato di emergenza fino a marzo e green pass obbligatorio fino a giugno – ha detto – sembra essere una delle ipotesi più accreditata al vaglio del Governo per gestire la seconda fase della campagna vaccinale, ma soprattutto per evitare nuove chiusure anche se i contagi dovessero continuare a salire”.

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