Come cambia l’assistenza sanitaria territoriale in città

Sindaco Gian Carlo Muzzarelli e direttore Ausl Antonio Brambilla fanno il punto su riorganizzazione e nuovi servizi per un’offerta integrata e più vicina ai cittadini

Un’offerta di servizi più integrata e più vicina ai cittadini: è l’obiettivo della profonda e innovativa riorganizzazione dell’assistenza territoriale che prevede nuovi servizi sanitari e strutture sul territorio comunale modenese.

La riorganizzazione dell’assistenza territoriale in città si colloca nell’ambito di un ampio progetto provinciale ed è in linea con gli obiettivi della Missione 6 Sanità del Pnrr che promuove un maggior utilizzo delle tecnologie e più coordinamento tra le figure professionali.

A fare il punto in conferenza stampa su nuovi servizi, strutture e connessioni di rete, sono stati il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e il direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale Antonio Brambilla che ha contribuito a definire, anche a livello regionale, la nuova visione della sanità territoriale.

Nell’occasione il sindaco Muzzarelli ha consegnato la statuetta della Bonissima, simbolo della città, al direttore Brambilla, giunto al termine dell’incarico ai vertici dell’Azienda sanitaria locale, ringraziandolo dell’impegno profuso al servizio della comunità modenese, soprattutto nella lunga e difficile fase di emergenza sanitaria che ha messo alla prova il sistema assistenziale e sanitario influenzando anche i profondi cambiamenti in atto a cui ha contribuito in modo importante.

Accanto al potenziamento della rete territoriale, ospedaliera e tecnologica per avvicinare sempre di più la sanità ai cittadini e ai nuovi investimenti per garantire la presa in carico, il sindaco ha innanzitutto sottolineato l’impegno per il potenziamento dei percorsi di prevenzione e promozione della salute, per la ricerca grazie anche al ruolo di eccellenza dell’Università degli Studi di Modena e, di conseguenza, per la formazione di tutte le professionalità della filiera sanitaria.

Concentrandosi quindi sulla sanità territoriale, il direttore Brambilla ha affermato che “ci troviamo davanti a importanti sfide: potenziare le cure intermedie, migliorare l’accesso ai servizi e la risposta ai bisogni assistenziali e sociali, aumentare la prossimità al cittadino, rafforzare la connessione tra professionisti territoriali e ospedalieri per un’offerta sanitaria rinnovata, in linea con le esigenze di presa in carico che anche la pandemia ha reso più urgenti ed evidenti”.

Il quadriennio 2023-2026 vedrà la progressiva concretizzazione di diversi progetti. Dalle due nuove Case della Comunità, che prima si chiamavano Case della Salute, quella di Modena Centro presso l’ex Ospedale Estense e quella del Polo Sud-Ovest, in via Panni presso l’ex Charitas, oltre all’Hospice territoriale che sorgerà a Villa Montecuccoli, fino gli investimenti a cui hanno dato grande slancio i finanziamenti del Pnrr, tra i quali il nuovo Ospedale di Comunità per ricoveri a breve termine che sarà costruito nei pressi dell’Ospedale Civile di Baggiovara.

Secondo la programmazione nazionale, dovrà essere completato entro fine settembre il progetto esecutivo per la realizzazione della Cot, la Centrale Operativa Territoriale che secondo il nuovo modello organizzativo previsto dal Pnrr costituirà la vera svolta nella gestione di fragilità e cronicità. Si occuperà infatti del coordinamento della presa in carico della persona con bisogni complessi e del raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nel processo e nei diversi contesti assistenziali: ricevendo le segnalazioni da ospedale e territorio potrà, infatti, mettere in campo la soluzione più appropriata per il paziente.

La Cot sarà realizzata nel complesso dell’ex Estense, adiacente alla Casa della Comunità Modena Centro e al suo interno avrà sede la Centrale provinciale di Telemedicina che è già in funzione su un primo nucleo di pazienti fragili. La centrale per il monitoraggio in remoto dei parametri di salute consente di tenere sempre attivo un dialogo a distanza con l’infermiere Cot che monitora la gestione delle patologie croniche e può così accorgersi subito di anomalie, contattare il paziente per un intervento tempestivo e attivare l’infermiere della Casa della salute di riferimento o il medico curante.

La Centrale operativa territoriale e la Centrale di telemedicina con l’utilizzo più diffuso della tecnologia sanitaria vanno di pari passo con il potenziamento dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi). Il servizio di presa in carico delle persone con fragilità, anche grazie all’istituzione di un nuovo sistema di triage telefonico, consente al cittadino e ai suoi caregiver un accompagnamento e monitoraggio costante lungo il percorso di cura. La casa diventa il primo luogo di cura e la figura dell’infermiere funge così da fondamentale nodo di collegamento tra l’assistenza ospedaliera e quella territoriale, tra il Medico di Medicina generale o Pediatra e l’assistito con tutta la sua famiglia.

In progettazione due ulteriori Case della Comunità (Modena Centro e Polo Sud-Ovest), l’Hospice, la Centrale operativa territoriale e l’Ospedale di Comunità

I profondi cambiamenti che attraversano l’assistenza sanitaria territoriale si esprimono in città, in primo luogo, nei grandi interventi in progettazione con risorse Pnrr (la Centrale Operativa territoriale e l’Ospedale di comunità di Modena, OsCo) e in quelli già finanziati dall’Accordo di programma per il settore degli investimenti sanitari – articolo 20 firmato lo scorso anno, a cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha contribuito a dare un assetto compiuto nella rete dei nuovi servizi assistenziali.

Innanzitutto, la Casa della Comunità di Modena Centro che, grazie a un investimento complessivo di 1,5 milioni di euro, sorgerà su un’area di circa mille metri quadrati presso l’ex Ospedale Estense attraverso la ristrutturazione della sede delle attività distrettuali. Dopo l’approvazione del progetto esecutivo da parte della Regione, potrà essere attivata la gara per l’esecuzione dei lavori. Stesso iter per la Casa della Comunità Polo Sud-Ovest di via Panni che avrà una superficie molto più estesa e un costo di 5,1 milioni di euro. Quadro economico complessivo simile (5,1 milione di euro) per l’Hospice di Baggiovara da 14 posti letto che sarà realizzato all’interno del fabbricato storico Villa Montecuccoli concesso gratuitamente dal Comune all’Ausl nell’ambito Protocollo sottoscritto anche con Fondazione Hospice; per l’intervento è in corso la progettazione esecutiva.

Ammontano invece complessivamente a circa 3,8 milioni di euro le risorse che arriveranno in città dal Pnrr per l’assistenza sanitaria territoriale (quindi escludendo le risorse destinate invece all’assistenza ospedaliera) con l’obiettivo di potenziare le cure primarie, migliorare l’accesso ai servizi assistenziali, aumentare la prossimità al cittadino, rafforzare la connessione tra professionisti del territorio e dell’ospedale, completare la rete dei servizi territoriali.

In questo quadro, si collocano i lavori per la Centrale Operativa Territoriale di Modena nell’ex Ospedale Estense, ed è finanziata con un investimento di circa 245mila euro. La Cot di Modena si occuperà della gestione degli OsCo provinciali, del governo delle dimissioni protette dell’Aou per l’intera provincia, della gestione della Centrale di Telemedicina Provinciale con infermieri 7 giorni su 7, del coordinamento delle Cot provinciali.

È infine in corso di progettazione l’Ospedale di Comunità di Modena: la nuova struttura a due piani con 15 posti letto sarà realizzata in via Camillo Guidelli a Baggiovara per una superficie complessiva di 1.200 metri quadrati. Ponte tra l’assistenza ospedaliera e quella domiciliare, l’OsCo rappresenta un presidio territoriale rivolto a pazienti anziani che non necessitano di assistenza ospedaliera, ma le cui condizioni richiedono un’assistenza infermieristica continuativa, o a pazienti fragili con patologie croniche in fase di riacutizzazione. Sarà quindi una struttura di ricovero a breve termine per la presa in carico dei pazienti provenienti da altre strutture di ricovero (ad esempio dall’ospedale) o dal domicilio, che necessitano di una stabilizzazione clinica, o per i quali sono necessari interventi sanitari a bassa intensità di cura che non possono essere erogati a domicilio.

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