Incontro con gli autori finalisti al Premio Strega 2022 (video)

Erano davvero tanti, ben 74, i libri proposti dagli Amici della domenica, i giurati del riconoscimento letterario più ambito, il Premio Strega. E per la prima volta al Premio Strega 2022 si disputerà una singolare finale a sette, anziché con la tradizionale cinquina: a guidarla è Mario Desiati, con 244 voti per il suo Spatriati (Einaudi).

Due condizioni del regolamento hanno permesso l’ingresso di altri due autori: dalla votazione al Teatro Romano di Benevento di giovedì 9 giugno sono emersi due ex equo e il ripescaggio di un piccolo editore.
Il secondo autore più votato è stato Claudio Piersanti con Quel maledetto Vronskij (Rizzoli) 178 voti, terzo Marco Amerighi con Randagi (Bollati Boringhieri) 175 voti, quarta Veronica Raimo con Niente di vero (Einaudi) , 169 voti. Ex equo con 168 voti Fabio Bacà con Nova (Adelphi) e Alessandra Carati con E poi saremo salvi (Mondadori). Ripescato Nina sull’argine (Minimum Fax), 103 voti, di Veronica Galletta.
I sette autori erano tutti a Modena presso il Teatro della Fondazione San Carlo: era la seconda tappa dello Strega Tour, un evento reso possibile dalla partnership di BPER Banca con il prestigioso riconoscimento.
L’incontro è stato condotto da Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci che organizza il Premio Strega.
Gli “Spatriati” (Einaudi) sono gli irregolari, spiega Mario Desiati. Un libro che è anche la storia di una generazione fluida, sradicata, inquieta che deve guardare lontano per ritrovarsi.
La storia di Claudio Piersanti in “Quel maledetto Vronskij” (Rizzoli) è quella di un amore, un amore fatto di “ossessioni, tenacia e tenerezza”. L’amore è quello tra Giovanni e Giulia, che corre su binari sempre uguali, almeno finché non capita un evento imprevisto.
“Randagi” (Bollati Boringhieri) di Marco Amerighi è un libro che restituisce l’affresco di una generazione complessa: ferita, delusa e sradicata dal mondo, ma non ancora disposta a darsi per vinta.
La letteratura non è un esercizio psicoterapeutico, dice Veronica Raimo in “Niente di vero” (Einaudi), che non crede alla terapia. Un libro memoir, tragicomico, una storia di formazione al contrario che racconta con sincerità anche l’inadeguatezza dello stare al mondo.
La storia di una fuga e di una ricerca: Alessandra Carati in “E poi saremo salvi” (Mondadori) narra la storia di una guerra vista attraverso gli occhi di una bambina di sei anni in fuga dalla Bosnia e la ricerca di un’identità perduta.
L’inconoscibilità dell’altro è uno dei temi fondanti di “Nova” (Adelphi) il romanzo di Fabio Bacà che analizza da una prospettiva inedita le pulsioni e i conflitti dell’animo umano.
“Nina sull’argine” di Veronica Galletta (minimum fax) è un libro che parla di lavoro con un linguaggio tecnico e sentimentale. La protagonista è l’unica donna in un ambiente maschile, in cerca della propria realizzazione professionale ma soprattutto di se stessa, del proprio posto nel mondo.

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