Sant’Agostino sia ‘Spazio aperto e multifunzionale’

Ok del Consiglio all’ordine del giorno, presentato da Federica Di Padova, che invita a rafforzare il progetto incentrato sul dialogo tra sapere scientifico e umanistico

Continuare a costruire e a promuovere il progetto del Sant’Agostino, nell’ambito del Polo culturale che comprende il Palazzo dei Musei e il cantiere dell’ex Ospedale Estense, come spazio aperto, multifunzionale e multidisciplinare, incentrato sul dialogo tra sapere scientifico e sapere umanistico, sostenendo la regia pubblica e condivisa del progetto stesso e rinforzando la collaborazione tra i diversi istituti culturali della città che vi partecipano. È questo l’invito contenuto nell’ordine del giorno incentrato sulle sfide e le opportunità offerte dalla realizzazione del progetto Sant’Agostino e approvato dal Consiglio comunale di Modena nella seduta di giovedì 20 ottobre. L’ordine del giorno, illustrato da Federica Di Padova (Pd), ha ottenuto il voto a favore dei gruppi proponenti: Pd, Sinistra per Modena, Europa verde-Verde, Modena civica, Movimento 5 stelle. Contrari Lega Modena, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Modena sociale; astenuti Gruppo indipendente per Modena e Fabio Poggi (Pd).

Nelle premesse il documento mette in evidenza che all’interno del complesso del Sant’Agostino, dove sono in corso i lavori di riqualificazione, sono operativi Ago Modena Fabbriche Culturali, che mette a sistema le istituzioni culturali che si affacciano su largo Porta Sant’Agostino, Fem-Future Education Modena, nuovo centro internazionale per l’innovazione in campo educativo, e DhMoRe, il centro interdipartimentale di ricerca sulle digital humanities dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Ricorda, inoltre, la collaborazione tra Fmav-Fondazione Modena Arti Visive e il Progetto Ago nel campo dell’educazione, divulgazione e produzione di eventi espositivi e che il Museo della figurina troverà in Ago una collocazione adeguata all’importanza e unicità del patrimonio che gestisce. Sottolinea, infine, anche la nascita dell’annunciata nuova Fondazione di partecipazione che gestirà Ago, grazie alla sinergia tra Comune di Modena, Fondazione di Modena e UniMoRe.

Aprendo il dibattito, Barbara Moretti (Lega Modena) ha definito l’ordine del giorno “un esercizio inutile, che non porta nulla di nuovo a quello che c’è già e all’impegno che l’amministrazione si è già assunta”. Oltre a rilevare il ritardo dei lavori, la consigliera ha affermato che “il Polo manca di un’identità palpabile e di un’anima. Modena – ha detto – prima che sui contenuti, lavora sempre sui contenitori, che poi rimangono scatole vuote perché non partono da una visione culturale forte e condivisa”. Per Giovanni Bertoldi si tratta di “uno dei più grandi fallimenti della nostra città. Un progetto nato male e rifatto più volte perché non ha una direzione chiara”.

Per Enrica Manenti (Movimento 5 stelle), il progetto del Polo “all’inizio era sbagliato”, ma il ritardo dei lavori “ha permesso di elaborare un’idea che dà senso a tutto: l’intreccio tra sapere umanistico e scientifico, testimoniato dal coinvolgimento di tutti gli istituti cittadini, con una regia pubblica in un luogo che dovrà essere aperto sempre. Uno sforzo così importante su un comparto culturale in Italia si è visto raramente: è un’occasione imperdibile e dobbiamo farne buon uso”.

Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) ha sostenuto che “l’ordine del giorno è poco chiaro, come il progetto: manca una visione e strutturiamo un contenitore senza contenuto”. La consigliera ha affermato, quindi, “di non trovare corretta nei confronti dei cittadini una mozione che ha un carattere così autocelebrativo e inutile”.

Per il Pd, Diego Lenzini ha replicato che “si può non condividere il progetto ma non dire che non c’è. Parliamo di un progetto trattato in una ventina di commissioni, di visite, di incontri con tutti gli interessati, del fatto di aver messo insieme le esigenze, provando a capire cosa non andava e cosa doveva essere valorizzato. Questo progetto è enorme, sia per la riqualificazione sia per i contenuti: ci vorrà ancora tempo ma sta già succedendo”. Anche secondo Alberto Bignardi “il progetto è ambizioso, una fabbrica di cultura e le industrie culturali sono energie in movimento che non possono essere completamente definite. Quello che noi possiamo fare è indicare gli sviluppi e favorirli”. Per Federica Di Padova, il progetto è stato “complesso, articolato e rivisto, anche a dimostrazione di quanto sia stato in grado di rispondere alle sollecitazioni. Il Polo di Sant’Agostino diventerà un complesso di prestigio internazionale e noi siamo pronti per questa sfida. Il progetto evidentemente non è concluso ma è vivo e in divenire e questo è un bene, perché la cultura cambia e si evolve”.

Per Paola Aime (Europa verde-Verdi) il lavoro fatto sul progetto di Sant’Agostino, “pur con tutti gli errori che sono stati fatti, è importante e profondo. Abbiamo rischiato, ma ora ce la stiamo facendo. L’ordine del giorno – ha aggiunto – definisce il tipo di spazio che deve diventare, aperto alla cittadinanza e di contaminazione e movimento, perché la cultura è movimento”.

Al termine del dibattito, il vice sindaco Gianpietro Cavazza, dopo aver sottolineato che sono mancate proposte alternative, ha affermato che “i cambiamenti culturali richiedono tempo perché bisogna essere d’accordo nel volerli ed è necessario imparare a progettare insieme. Il progetto del Sant’Agostino è frutto di un percorso di ascolto, condivisione e anche ridefinizione della traiettoria e tutti noi dovremmo continuare a riflettere su come portarlo avanti in modo condiviso”. Sulla Fondazione di partecipazione, Cavazza ha sottolineato che è “un passo ulteriore verso il consolidamento dell’assetto e delle relazioni tra i diversi soggetti partecipanti” e che permette “di avere risorse continuative nel tempo per continuare a far crescere il Polo con proposte importanti”.

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