L’addio di Modena all’Ingegner Forghieri

Per molti era “Furia”, quello che quando si arrabbiava erano guai, e “Furia” rimarrà per sempre: un soprannome accolto con affetto, a un certo punto; parte di un carattere diventato leggendario in Formula 1 almeno quanto le soluzioni tecnologiche. Il ricordo di Mauro Forghieri è un ricordo vivo, come se fosse ancora in mezzo ai suoi amici, ai suoi famigliari, ai suoi meccanici.
Maestro sia della teoria che della pratica, sette titoli costruttori e quattro titoli piloti in carriera, Forghieri ha avuto il mondo in mano ma ha scelto la sua Magreta. Era di casa ovunque, Forghieri, nella Motor Valley; che se lo è conteso e lo ha imitato, copiato, ascoltato.
A dargli l’ultimo saluto, nella chiesa di San Pietro, c’erano Mattia Binotto e Piero Ferrari, il presente del Cavallino Rampante; i messaggi di rispetto di Maserati e Lamborghini; e anche il mondo accademico che ha attinto alla sapienza di Forghieri fino all’ultima stilla, consapevole che un genio come il suo raramente si ripete.

A dare l’ultimo saluto a Mauro Forghieri c’era anche il pilota René Arnoux, che con lui ha condiviso tre anni in Formula Uno dal 1983 al 1985. Due anime diverse ma affini e rimaste profondamente legate attraverso gli anni.

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