Dal Consiglio Comunale / Nuovo pug,la maggioranza: “via a una nuova stagione di rigenerazione”

Il documento si concentra sullo sviluppo dei servizi di prossimità e sull’integrazione tra verde e aree produttive. L’assessora Vandelli: “Piano caratterizzato da partecipazione e trasparenza”

Il nuovo Pug, il Piano urbanistico generale che definirà lo sviluppo della città nei prossimi 30 anni, è stato adottato dal Comune di Modena nella seduta di giovedì 22 dicembre. La delibera è stata approvata con il voto del Pd e di Modena civica, l’astensione di Sinistra per Modena ed Europa Verde – Verdi. I gruppi di opposizione Movimento 5 stelle, Lega Modena, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Alternativa popolare non hanno partecipato al voto per protesta rispetto al poco tempo avuto per esaminare i contenuti del provvedimento. Assenti nella seduta Modena sociale e Gruppo indipendente per Modena.

Insieme all’adozione del Pug è stato approvato all’unanimità anche un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi di maggioranza e illustrato dalla prima firmataria Paola Aime (Europa verde – Verdi) che impegna l’Amministrazione comunale ad assumere, contestualmente all’approvazione definitiva del Pug, una delibera di indirizzo sulla programmazione e l’attuazione urbanistica in ottica di tutela ambientale e riduzione del consumo di suolo. Il documento chiede, infatti, che il ricorso alle aree libere per la costruzione possa avvenire solo attraverso bandi pubblici e periodici, dopo aver verificato che non siano disponibili aree adeguate per la rigenerazione. Invita, inoltre, a condividere con la Provincia e gli altri Comuni della cintura modenese una strategia condivisa di riduzione dell’espansione, a redigere un “elenco del dismesso”, da aggiornare periodicamente, per orientare le politiche attive degli insediamenti sia residenziali che produttivi, e a sollecitare la Provincia affinché realizzi un atlante analogo per garantire una visione di area vasta e ottimizzare gli interventi sulle aree produttive che tengano conto del patrimonio non utilizzato su scala provinciale.

L’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli ha ricordato che “l’adozione del Pug arriva al termine di un percorso avviato nel 2017 e caratterizzato da trasparenza e partecipazione, che ha permesso al documento di completarsi rispetto alla proposta approvata in fase di assunzione”. In parallelo, l’assessorato all’Urbanistica e l’ufficio di Piano “sono sempre stati a disposizione dei consiglieri, che dal 2018 a oggi hanno avuto tutto il tempo per approfondire la conoscenza dei documento ed esercitare, attraverso gli strumenti previsti dal Regolamento del Consiglio, attività di impulso e atti di indirizzo o interrogazioni”. L’assessora ha segnalato poi la centralità, nel Pug, del nuovo elemento rappresentato “dalla Valutazione di beneficio pubblico: è una metodologia ‘elegante’ che dà concretezza e forza alla visione di città e alle strategie”. Ora il piano verrà consegnato “alla Regione – ha aggiunto – per poi tornare in Consiglio entro l’estate del 2023 per l’approvazione, assumendo le note che usciranno dalla Commissione regionale”.

Sono numerosi i consiglieri di maggioranza intervenuti durante il dibattito, in cui è intervenuto anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, che ha preceduto l’adozione del Pug.

Aprendo gli interventi per il Pd, Diego Lenzini ha evidenziato che “il documento mette al centro anziani, famiglie, giovani e lavoratori, offrendo loro servizi sempre più di prossimità, in grado di dare risposte ai bisogni”. Lenzini ha poi specificato la portata sociale del documento: “Innesca processi di socialità, conoscenza reciproca, in cui soprattutto il pedone è protagonista”. Evidenziando le principali novità introdotte dal Pug, il consigliere ha ricordato come il piano valorizzi il beneficio pubblico dei futuri interventi urbanistici: “I progettisti dovranno domandarsi quali saranno i benefici per la nostra comunità”, mentre, sul tema del parametro del 3 per cento che, secondo la legge regionale, costituisce la soglia di territorio consumabile (fino al 2050) per nuove urbanizzazioni, ha osservato che “non dobbiamo imporre questo limite, dobbiamo rendere inutile averlo. È questa la vera sfida politica”. Secondo Alberto Bignardi “il Pug rappresenta un cambio di visione e garantisce trasparenza nelle progettazioni edilizie”. Per il consigliere il nuovo piano urbanistico “aumenta la qualità dell’offerta di welfare e gli spazi destinati ai servizi” che si potranno raggiungere più facilmente “tramite il potenziamento della mobilità dolce”. In parallelo, il piano potrà “adeguare le norme del costruire alle sfide dei cambiamenti climatici e al miglioramento del comfort urbano”. Stefano Manicardi è intervenuto valorizzando la suddivisione in 38 rioni della città prevista dal nuovo piano: “Saranno cellule identitarie in grado di rafforzare il concetto di prossimità”. Il consigliere si è poi soffermato sulla ripartenza dei Centri di vicinato: “Una volta riqualificati potranno essere centrali nelle politiche pubbliche e coinvolgere anche i privati”. Per Marco Forghieri il Pug traccia una nuova direzione per gli spazi destinati al commercio: “Favorisce quelli ridotti piuttosto che quelli di grandi superfici”. Il consigliere ha poi evidenziato come il nuovo documento porti a un’integrazione armonica tra il centro cittadino e le periferie: “Consentirà di tenere insieme queste due anime attraverso la presenza diffusa di servizi”. Anche secondo Vittorio Reggiani il piano è uno strumento di riqualificazione che può consentire una migliore relazione tra la città storica e le zone periferiche “dove si è tutti modenesi, anche se di origine straniera”. Per il consigliere il Pug consegna una direzione in cui la progettazione del verde si integra meglio con quella edilizia “grazie anche a una migliore relazione tra settore pubblico e settore privato”. Ilaria Franchini, sottolineando l’importanza e la centralità delle aree verdi della città, ha specificato come il nuovo piano valorizzi e rinnovi anche le ampie zone agricole del territorio: “Anche attraverso queste aree – ha dichiarato – è possibile raggiungere un nuovo equilibrio tra sostenibilità economica, sociale e ambientale, rilanciando anche un percorso di turismo rurale. Lo sviluppo di alberghi diffusi, e non solo di agriturismi, può consentire una conoscenza attiva del territorio, delle sue peculiarità, della sua storia, delle sue tradizioni abitative, culturali e sociali”. Per Federica Venturelli il nuovo piano urbanistico “sancisce la fine della stagione dell’espansione e l’inizio della rigenerazione urbana: in questo modo viene superata la dicotomia tra sviluppo e ambiente”. Secondo la consigliera, il documento, oltre a premiare le progettualità di qualità e sostenibili, consente di dare “risposte al problema dell’abitare grazie allo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale (Ers)”. Il capogruppo Antonio Carpentieri, mettendo l’accento sulla centralità del Pug nelle sfide ambientali e climatiche, ha posto l’attenzione sul processo di riqualificazione che attende la città: “È necessario intervenire sull’esistente, in un territorio ricco come il nostro, progettando nuove aree, strutture e servizi in spazi già esistenti”. Il consigliere, inoltre, ha individuato nei giovani i principali destinatari nel nuovo piano: “Dobbiamo attrarre, oltre ai turisti, anche i giovani, grazie alle nuove opportunità di lavoro che questo piano ci consente di sviluppare”.

Per Katia Parisi (Modena Civica) il Pug “può essere una risposta alla grave situazione abitativa della nostra città” ma anche “alla criticità della rete infrastrutturale del trasporto pubblico”. Per la consigliera, infatti, Piano urbanistico generale e Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) “devono lavorare in sinergia, riducendo soprattutto l’uso del mezzo privato”. Per la consigliera, inoltre, il Pug potrebbe essere uno strumento per “promuovere il riordino urbanistico, soprattutto per quelle strutture produttive sorte in contesti di incompatibilità ambientale”. La capogruppo si è poi soffermata sulla necessità di preservare l’integrità del nuovo piano urbanistico: “Occorre mantenere il documento coerente con la versione assunta”.

Per Sinistra per Modena, Camilla Scarpa ha ricordato che il 3 per cento di consumo di suolo “corrisponde, per la nostra città, a ben 117 ettari di trasformazione di territorio agricolo vergine in aree urbanizzate, oltre alle eccezioni previste sulla normativa”. Occorrono, quindi, “scelte più radicali e coraggiose a favore dell’ambiente e della sostenibilità, ma anche più coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali”. Illustrando le ragioni alla base del voto di astensione del gruppo, la consigliera ha auspicato “maggiori interventi a favore della rigenerazione, sia residenziale sia produttiva” e ha indicato due proposte per facilitare l’individuazione di luoghi e strutture da rigenerare: “Un catasto delle aree produttive, in vista del riutilizzo a seguito di eventuali dismissioni, da compilare in un’ottica provinciale; e una maggiore attenzione alle aste sui fallimenti”. Anche Federico Trianni è intervenuto sul tema del 3 per cento, domandando “se si tratti di un limite fisso o abbattibile da parte della pianificazione locale: esistono deroghe, per esempio, che riguardano le infrastrutture e che vanno inevitabilmente ad aumentare la quota di suolo vergine trasformato”. Attraverso il Pug (“uno strumento perfettibile”) sarà poi possibile “affrontare il problema abitativo in città, che necessita di risposte, grazie anche agli investimenti pubblici che dovranno andare a favore dell’edilizia residenziale pubblica”.

Paola Aime di Europa Verde – Verdi, motivando il voto d’astensione, ha evidenziato la necessità di verificare la nuova legge alla prova dei fatti: “Abbiamo l’esigenza di comprendere quanto la nuova legge e il Pug siano davvero in grado di affrontare un fenomeno non più sostenibile come il consumo di suolo”. La capogruppo ha proseguito sottolineando la propria preoccupazione per i possibili interventi in deroga al 3 per cento: “A Modena ci sono circa 65 ettari stimati che sfuggono a quel limite e che nel computo reale sono suolo vergine perso”. Pur sottolineando la portata innovativa del documento e la capacità di intercettare bisogni e desideri dei cittadini, la consigliera ha sottolineato come “la sua messa in pratica dovrà essere coerente con le dichiarazioni di principio”.

L’OPPOSIZIONE: “DOCUMENTO SENZA PROGETTUALITÀ”

I consiglieri hanno contestato “il tempo limitato concesso per approfondire i materiali” e per protesta sono usciti dall’aula prima della votazione

Sono numerosi i consiglieri di opposizione intervenuti durante il dibattito che ha preceduto l’adozione del Pug, il Piano urbanistico generale; i gruppi di minoranza Movimento 5 stelle, Lega Modena, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Alternativa popolare non hanno partecipato, comunque, al voto per protesta rispetto al poco tempo avuto per esaminare i contenuti del provvedimento.

Aprendo il dibattito per Lega Modena, Giovanni Bertoldi ha segnalato innanzi tutto “lo scarso tempo a disposizione dei consiglieri per valutare il documento e il mancato coinvolgimento dei gruppi consiliari nella fase di discussione del piano”. Entrando nel dettaglio, ha affermato che il principale limite del Pug “è di creare una città iperespansa che cresce ancora, in cui il pubblico avrà ampia libertà di azione nella realizzazione di nuove opere, e che accentuerà il degrado nelle periferie, mentre per la classe media sarà sempre più difficile avere un’abitazione e un tenore di vita decenti”. Inoltre, il consigliere ha segnalato che “le mappe del rischio idrogeologico sono superate, con i rischi che ne conseguono e manca la salvaguardia del territorio rurale, con poca attenzione quindi per la svolta ambientale”. Barbara Moretti, dopo aver precisato che il gruppo avrebbe voluto “maggiore tempo e partecipazione”, ha espresso perplessità “sull’azione del Comune di fronte agli interventi di rigenerazione avviati dai privati: il piano rischia di disincentivare gli investimenti, perché il rischio è quello di avviare una procedura per poi vederla rallentare o bocciare”, mentre non è chiaro il percorso “per la definizione del beneficio pubblico che dovrà scaturire dagli interventi”. Stefano Prampolini ha auspicato che il piano sia in grado di dare “risposte rapide agli interlocutori che si rivolgono agli uffici comunali perché vogliono fare investimenti edilizi: in questo momento, infatti, le richieste di aziende e cittadini sui temi dell’urbanistica vengono trattate con tempi lunghissimi”. Il consigliere, quindi, ha auspicato “un potenziamento delle risorse e del persone della struttura tecnica dell’Amministrazione”

Dopo aver ricordato che “era stata bocciata una nostra mozione che proponeva di abbassare la quota del 3 per cento di consumo di suolo”, Alberto Bosi (Gruppo indipendente per Modena) ha definito “irrealistiche le intenzioni del Pug, che denota una mancanza di visione da parte della giunta. Sarebbe stato meglio – ha aggiunto – realizzare un documento più a misura della realtà che proponesse strumenti concreti”. Il consigliere ha citato, per esempio, “la necessità di interventi di welfare come quelli sull’edilizia residenziale sociale e sul sostegno alle famiglie con figli. Queste azioni devono essere legate al supporto all’imprenditoria con infrastrutture, servizi e risposte rapide: sono le aziende, infatti, a creare la ricchezza che si può poi redistribuire sul territorio”.

Per il Movimento 5 stelle, secondo Giovanni Silingardi “è stata persa un’occasione per realizzare un documento sfidante, che andasse al di sotto del vincolo del 3 per cento e che fosse capace da una parte, quindi, di fermare il consumo di suolo, perché è una risorsa vitale non rinnovabile, e dall’altro di investire sulla qualità urbanistica puntando su valori di inclusività ed ecosostenibilità. L’obiettivo non è stato raggiunto”. Il consigliere ha precisato anche che, nella definizione dei 38 rioni in cui sarà suddivisa la città, “sarebbe stato opportuno individuare innanzi tutto gli standard minimi dei bisogni nelle varie aree: il rischio, altrimenti, è che i rioni in cui non saranno presenti servizi restino ai margini”. Per Enrica Manenti, dal Pug “è assente l’elemento di pianificazione, è un insieme di documenti che si combinano sul territorio in maniera non programmatica e in cui mancano i criteri fissi per lo sviluppo del territorio”. Dopo aver sottolineato che “il modello perseguito è quello, superato, di una città che punta poco sul verde, nonostante elementi come i ‘corridoi verdi’”, la consigliera ha espresso preoccupazione per il fatto che “il vincolo del 3 per cento prevede sforamenti anche elevati e, al contempo, penalizza chi vuole rigenerare”. Dopo aver espresso “perplessità sul Pug”, Andrea Giordani ha affermato che “nonostante le affermazioni della maggioranza, nel concreto dei provvedimenti l’attenzione per i ciclisti e per i pedoni è scarsa. Così come sarebbe necessaria anche maggiore attenzione verso i temi della sostenibilità, visto che continua il taglio di alberi sul territorio e che le acque del Naviglio, per esempio, sono torbide”.

Anche Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) ha esordito contestando le scelte di metodo legate al Pug: “Occorrevano maggiore partecipazione e un contradditorio pubblico. Ai consiglieri, poi, sarebbe servito più tempo per valutare un documento così complesso”. Nel merito, sul fronte dell’abitare, la consigliera ha segnalato che “l’edilizia sociale nel Pug è viziata e vengono tarpate le ali all’iniziativa privata”; mentre sui parchi “manca una visione per la fruibilità in sicurezza: per esempio – ha osservato – è rimasto sulla carta l’invito, sollecitato da una nostra mozione, di trasformare il Novi Sad in una palestra a cielo aperto”. Infine, resta “il rischio idraulico: le cartografie del Pug restituiscono una rappresentazione obsoleta del territorio”.

“Si tratta di un piano – ha dichiarato Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) – che chiude alla progettualità: troppi vincoli, variabili e ostacoli per chi presenta progetti”. Più in generale, secondo il consigliere è “preoccupante la mancanza di prospettiva. Questo documento non punta alla crescita di Modena ma restituisce l’immagine di una città che si chiude in sé stessa, nei suoi rioni, senza interagire con ciò che è all’esterno”. Ha quindi invocato “l’apertura di un dialogo col territorio, c’è ancora tempo per ascoltare i cittadini con l’obiettivo di ottenere una ‘visione d’insieme’”.

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