Ecco i nuovi cittadini di Modena: sono 230 bambini ‘stranieri’

Il conferimento della cittadinanza onoraria a ragazzi nati in Italia e residenti in città. È festa nelle scuole che hanno seguito il percorso di Unicef su diritti e doveri

Tanti applausi e grida di felicità risuonano nelle classi quinte elementare di Modena e arrivano fino al Municipio di piazza Grande dove connessi on line ai plessi scolastici di tutta la città ci sono il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, il presidente di Unicef Modena Lorenzo Iughetti, il presidente del Consiglio comunale Fabio Poggi e l’assessora a Istruzione, Sport e Pari opportunità Grazia Baracchi.

L’occasione è il conferimento delle cittadinanze onorarie a 230 bambini nati in Italia nel 2012 da genitori stranieri e residenti in città dove vivono e frequentano la scuola. Un riconoscimento simbolico conferito, durante l’iniziativa “Bambino=Cittadino”, per volontà del Consiglio comunale dal 2015 e che ad oggi hanno già ricevuto oltre 1600 bambini.

“È una giornata importante in cui vogliamo dare un significato profondo a questa scelta, affinché chi vive a Modena si senta modenese fino in fondo. Il vostro futuro è qui – afferma il sindaco Muzzarelli rivolto ai bambini – Siete un pezzo importante di questa comunità che vogliamo aperta e inclusiva, in grado di offrire a tutti le stesse opportunità e in cui ciascuno si senta artefice del bene comune”, continua mandando un abbraccio a tutti i bambini, invitandoli a fare la stessa cosa coi genitori e soprattutto a coltivare relazioni d’amore, d’amicizia e di rispetto nei confronti degli altri, a partire dall’ambiente scolastico e in questo “hanno un ruolo fondamentale le vostre insegnanti”. Un ringraziamento particolare a Unicef per “quanto sta facendo nel mondo e nelle scuole della città”.

Il presidente Unicef Iughetti salutando tutte le classi partecipanti: “La cittadinanza onoraria che Modena vi conferisce non è un premio, ma un riconoscimento dovuto, che rientra tra i vostri diritti. Voi non siete diversi dai vostri compagni; vi si vuole ugualmente protagonisti della vita sociale, culturale e sportiva della città. In questi mesi avete lavorato con le maestre e sapete che di fronte ai diritti non ci debbono essere distinzioni di provenienza, religione e idee politiche. Unicef si impegna affinché a tutti i bambini del mondo sia riconosciuto quanto sancito nella Convenzione dei diritti dell’Infanzia. Un impegno che è richiesto anche a voi che siete i nuovi cittadini di Modena. Essere cittadini vuol dire anche essere attenti alla realtà che ci circonda e impegnarci a migliorarla”.

Sul tema dei doveri che vanno di pari passo coi diritti si sofferma a lungo l’assessora Baracchi che sottolinea come: “Lontano da qualsiasi tipo di strumentalizzazione, in questi mesi i ragazzi hanno riflettuto in classe con compagni e insegnanti su cosa vuole dire essere cittadini, anche grazie al percorso di confronto e approfondimento proposto da Unicef per essere e crescere cittadini consapevoli. È la scuola il luogo privilegiato dell’incontro e dell’esercizio dei diritti e dei doveri di cittadinanza che porta ogni bambino a formarsi e riconoscersi” e, rivolta ai nuovi cittadini: “Vi chiediamo di essere buoni cittadini consapevoli dei vostri diritti ma anche dei doveri”.

Dopo i video preparati dai bambini per mostrare il loro lavoro, interviene il presidente del Consiglio comunale Poggi, che nell’aula consiliare ha già incontrato diverse classi per parlare di Istituzioni e di educazione alla cittadinanza: “Essere cittadini è un viaggio che inizia quando si nasce e non finisce più. Anche voi avete iniziato questo percorso e lo fate ogni giorno quando girate per la città, vedete cose che si possono migliorare e lo fate notare alle Istituzioni che hanno il dovere di ascoltare i cittadini” e, a questo proposito, dal sindaco arriva per tutti i bambini collegati, che prontamente prendono nota, anche il riferimento della propria email personale a cui scrivere.

Intanto, agli alunni della classe 5 A della primaria Cittadella che chiedono perché non tutti i bambini nati o che vivono qui sono cittadini italiani Poggi risponde: “Purtroppo la legge italiana non mette tutti nelle stesse condizioni: è come se qualcuno dovesse fare questo lungo percorso di cittadinanza senza scarpe. Ma ci stiamo impegnando per semplificare le cose e cambiare le leggi”. I bambini incalzano: “Che cos’è un Italiano vero (echeggiando una celebre canzone)? Ci sono anche italiani falsi? Se mi sento italiano nel cuore, allora lo sono davvero”, si risponde Emmanuel della 5B delle Begarelli. “Ma come faccio a prendere la cittadinanza italiana?”, chiedono gli alunni di 5 A della scuola Emilio Po. Poggi spiega l’iter previsto dalla legge: “Anche se i bambini nati in Italia da famiglie straniere devono sentirsi parte di questa comunità a tutti gli effetti, dovranno aspettare i 18 anni per poter richiedere la cittadinanza italiana e dovranno affrettarsi a farlo prima del compimento dei 19 anni. E per chi invece non è nato in Italia, le cose sono un po’ più compliate: dopo parecchi anni trascorsi qui comportandosi bene, potrà fare richiesta e potrà ottenere la cittadinanza, anche se non è automatico come per i suoi amici”.

“E come si cambiano le leggi?”, replicano i ragazzi: “Confrontandosi e cercando di far capire a quante più persone possibile che sono sbagliate”, spiegato Iughetti di Unicef e il sindaco: “Dobbiamo lavorare insieme per sensibilizzare i nostri legislatori a trovare il coraggio di guardare al futuro”.



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