Carpi-Correggese, c’è chi dice no…

Il Sindaco di Correggio Ilenia Malavasi esprime la sua contrarietà: “Ci sono cose che non sono in vendita e che nessuno potrà comprare: il nostro orgoglio, la nostra storia e il patrimonio sportivo della nostra città. Questi sono i valori che tuteleremo in tutti i modi”.

Si agitano le acque in cui naviga il progetto Carpi-Correggese. La strada sembrava in discesa, i passaggi burocratici una pura formalità. Invece il percorso per riportare il calcio a Carpi dopo l’esclusione del club biancorosso dai campionati professionistici si sta rivelando più tortuoso del previsto. La richiesta di cambio di denominazione – i cui termini ordinari sono scaduti il 26 luglio – con la trasformazione della Correggese in “Carpi Correggese” ha trovato la ferma contrarietà del sindaco di Correggio Ilenia Malavasi. Contrarietà al progetto che la prima cittadina di Correggio aveva espresso da subito a mezzo stampa e successivamente rappresentata in un colloquio telefonico direttamente al presidente della FIGC Gabriele Gravina. Gravina che, d’altro canto, aveva ascoltato anche i pareri di segno opposto del presidente della Correggese e fautore del trasferimento a Carpi, Claudio Lazzaretti, e del sindaco di Carpi Alberto Bellelli, che in Lazzaretti, imprenditore carpigiano del settore tessile, aveva individuato subito dopo l’estromissione dal panorama professionistico del fu Carpi FC 1909 l’interlocutore ideale per riportare il calcio al Cabassi. L’ostacolo alla traversata verso il Cabassi è rappresentato dalle sempre più ferme posizioni del sindaco di Correggio, Ilenia Malavasi, spinta dallo ‘sciopero’ annunciato dai volontari che gestiscono lo stadio Borelli e dall’appoggio delle forze politiche cittadine. Il rischio è quello di dar corso a un Piano B che farebbe entrare tutti gli attori in una sorta di dilemma del prigioniero da cui ognuno avrà qualcosa da perdere. Per sciogliere il nodo, oggi Lazzaretti rientra dalla località di vacanza ed inizierà subito il giro di consultazioni che includerà i due Primi cittadini coinvolti. Gli sviluppi sono difficilmente prevedibili perché la necessaria deroga della Figc ai regolamenti, fino a ieri data per scontata a fronte della peculiarità della situazione, ora si scontra col malumore di Correggio e con le dichiarazioni contrarie della Sindaca Malavasi:
«Tutti sono pronti a fare la loro parte affinché il patrimonio che è frutto sì dell’impegno di Lazzaretti, ma anche di tutta una comunità non vada dispersa. La cosa che mi lascia perplessa è che si pensi di portar via il nome Correggese dalla sua città. Ci sono cose che non sono in vendita e che nessuno potrà comprare: il nostro orgoglio, la nostra storia e il patrimonio sportivo della nostra città. Questi sono i valori che tuteleremo in tutti i modi”. Di fronte al conflitto, la sensazione predominante è che la Federazione si atterrà alle scadenze regolamentari senza autorizzare il cambio di nominativo. la Correggese potrebbe ancora chiedere e fose ottenere di giocare le proprie partite casalinghe nel prossimo campionato di Serie D allo stadio Sandro Cabassi di Carpi. Ma potrebbe farlo continuando a chiamarsi solo e soltanto Correggese, senza aggiunta del nome Carpi. Non certo un dettaglio, visto che quel nome marca la differenza tra il germe di rinascita del Carpi (per quanto a scapito di una realtà a suo modo storica come la Correggese) e una semplice squadra di un altro comune che sceglie il Cabassi come stadio di casa. E il rischio che i tifosi del Carpi non abbiano nessuna squadra da tifare almeno per un anno diventa ormai una triste certezza. e neppure il trasloco al Cabassi. A quel punto, Lazzaretti potrebbe abbracciare una soluzione alternativa che arriverebbe più o meno allo stesso risultato ma scontentando tutti. L’imprenditore carpigiano, infatti, vuole a tutti i costi fare calcio nella sua città e avrebbe già dato la disponibilità per pagare i 300 mila euro necessari a creare una nuova società che possa ripartire in sovrannumero dalla Serie D. A quel punto, il Comune di Carpi potrebbe bandire la manifestazione di interesse o addirittura aggiudicare con affidamento diretto. Nel contempo, non potendo essere proprietario di due società e con tempi stretti per una cessione, Lazzaretti non potrà che rinunciare al campionato con la Correggese, come fece il Sondrio nella scorsa stagione. Una soluzione che lascerebbe Correggio senza squadra e Lazzaretti senza 300 mila euro. Cui prodest? Meglio, molto meglio, che la diplomazia faccia il suo corso e trovi una quadra tra le diverse esigenze. Compresa l’ambizione di mister Texcart, che nel 2014 dovette rinunciare alla Serie C perché, allora come oggi, privo di uno stadio che ne rispettasse i requisiti strutturali. In quella occasione venne richiesta la disponibilità del Cabassi, che venne concessa.

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