COINTITOLAZIONE DEL TEATRO COMUNALE A MIRELLA FRENI (VIDEO)

Modena Città del Belcanto rende omaggio a una protagonista indiscussa della lirica, che con le sue interpretazioni ha fatto la storia di questo genere nel corso di oltre cinquant’anni di carriera. Mirella Freni, o meglio ‘Mirella’ per amici e concittadini, era cittadina del mondo, a suo agio nei maggiori teatri, dal Metropolitan di New York al Covent Garden di Londra, dall’Opéra di Parigi al Bolshoi di Mosca, ma, come amava ripetere, era soprattutto una ‘modenese’. Il suo cuore e la sua casa sono sempre rimasti nella sua città, dove tornava per vivere con semplicità fra i suoi affetti. Sorella ‘di latte’ di Luciano Pavarotti, con il quale mantenne un rapporto indissolubile, legò il proprio percorso professionale e privato a Leone Magiera e Nicolai Ghiaurov, due artisti stimati nel mondo. Nell’ultimo periodo della sua attività musicale si è impegnata con passione, dedizione e successo all’insegnamento, formando allievi che hanno calcato i più importanti teatri. La sua presenza ha contribuito in maniera sostanziale a fare di Modena un punto di riferimento imprescindibile per l’opera e la sua tradizione.
Il Teatro Comunale di Modena ha riaperto le porte al pubblico dopo un periodo di cinque mesi di chiusura della sala che ha reso possibile un imponente lavoro di ammodernamento della dotazione tecnica del palcoscenico e degli impianti. In questa importante occasione il Teatro vuole riaprire e rinascere, anche simbolicamente, nel ricordo di Mirella Freni, artista di fama mondiale che ha dato prestigio alla sua città e al Teatro Comunale. A 180 anni dalla sua apertura, è stata disvelata ufficialmente la nuova denominazione posta al di sopra dell’ingresso centrale dell’edificio. Realizzato nel 1841 dall’architetto Francesco Vandelli su commissione della “Illustrissima Comunità” cittadina, già intitolato a Luciano Pavarotti dopo la scomparsa del grande tenore nel 2007, il Teatro Comunale di Modena si chiamerà d’ora in poi “Pavarotti-Freni”.
In memoria di Mirella Freni, scomparsa il 9 febbraio 2020, si è tenuto un concerto lirico sinfonico diretto da Stefano Ranzani alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana e di solisti allievi del grande soprano: Polina Pasztircsák, Matteo Lippi e Shay Bloch. I biglietti si potranno ritirare gratuitamente presso la biglietteria del Teatro.

RINNOVAMENTO DELL’EDIFICIO
Il Teatro Comunale è stato riammodernato grazie a un progetto a cura del Comune di Modena e cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Uno dei lavori più consistenti è stato il rifacimento della ‘graticcia’, la struttura portante delle scenografie posta sopra il palcoscenico, che risaliva all’Ottocento e che da oggi consentirà un uso più efficiente e moderno della scenotecnica. Per quanto riguarda gli impianti, è stato potenziato il sistema di ricambio dell’aria per rendere l’ambiente ancora più sicuro per il pubblico, particolarmente in riferimento alle misure di sicurezza anti Covid-19. Anche la Fondazione Teatro Comunale ha contribuito all’ammodernamento delle strutture con operazioni che riguardano il restauro del sipario, la dotazione di sgabelli rialzati a diversi livelli, che aumentano la visibilità dei posti posteriori dei palchetti e la realizzazione di una nuova illuminazione per sala storica di scenografia

MIRELLA FRENI

Mirella Freni nasce a Modena il 27 febbraio 1935. Dopo una breve ma indicativa esperienza come enfant prodige della musica lirica e cinque anni di studi severi sotto la guida dei maestri Luigi Bertazzoni ed Ettore Campogalliani, Mirella Freni, diciannovenne, debutta al Teatro Comunale di Modena in Carmen di Georges Bizet (Micaela) il 3 febbraio 1955. Un contributo fondamentale alla formazione e alla crescita artistica di Mirella Freni si deve a Leone Magiera, col quale è stata sposata per oltre vent’anni. La parabola ascendente comincia dunque con l’interpretazione di ruoli di soprano lirico nella tipologia di genere sentimentale, o patetico-giocoso, nelle Nozze di Figaro e nel Don Giovanni di Mozart, nell’Elisir d’amore e nella Figlia del reggimento di Donizetti, nell’Amico Fritz di Mascagni, fino a Falstaff. In mezzo, le creature femminili del teatro di Puccini, Gounod, Massenet, che hanno fatto della Freni l’interprete ideale dei personaggi di Manon, Juliette, Marguerite, quanto al repertorio francese; di Mimì, Liù, Suzel, Madama Butterfly nelle opere della Giovane Scuola Italiana, particolarmente di Puccini. In primis la Bohème, che, firmata da Karajan e Zeffirelli alla Scala, consacrerà la Freni come la maggiore interprete di Mimì nella seconda metà del Novecento.
Una galleria di personaggi che nei primi dodici anni della carriera si completa con i Puritani di Bellini di cui, più avanti, canterà nel ruolo in titolo di Beatrice di Tenda e nella breve parentesi della Traviata data alla Scala, nei teatri dell’Emilia, a Londra, e filmata a Berlino.
Entrata alla Scala a ventisei anni vi interpreta la Nannetta del Falstaff. È l’inizio della sua intensa presenza sulla scena del celebre teatro milanese, presso il quale si contano di lei ben otto inaugurazioni e titoli di straordinaria rilevanza eseguiti, nelle parti primarie, dal 1962 alle soglie del terzo millennio: Falstaff, Serse, Carmen, L’elisir d’amore, La bohème, Faust, Turandot, Don Giovanni, Le nozze di Figaro, L’amico Fritz, La traviata, Manon (di Massenet), La figlia del reggimento, Otello, Simon Boccanegra, Don Carlo, Ernani, Evgenij Onegin, Adriana Lecouvreur, La dama di picche, Fedora. Alla Freni dei primi anni succede poi la seconda fase di un percorso che si apre al Festival di Salisburgo con la Desdemona dell’Otello verdiano (1970), diretto da Herbert von Karajan. È il passaggio dai ruoli della prima maniera (in parte mantenuti nel proprio repertorio) ai personaggi di altra statura nella dimensione vocale, nelle inflessioni espressive, nelle valenze drammatiche. Ed ecco Simon Boccanegra, Don Carlo, Ernani, Aida, Manon di Puccini, Adriana Lecouvreur, preannuncio della terza fase, quella delle opere russe. La trilogia di Ciaikovskij: Evgenij Onegin (1984), La dama di picche (1990), La pulzella d’Orléans (2002). Con essa due opere di Umberto Giordano: Fedora (Teatro alla Scala 1994), Madame Sans-Gêne (Teatro Bellini di Catania 1997).
Grande anche la discografia cui si aggiungono opere mai eseguite in teatro: Mireille di Gounod, Don Pasquale, Guglielmo Tell, Alcina di Händel, I Pagliacci, La forza del destino, Tosca e Il Trittico di Puccini, con Madama Butterfly interpretata in un film-opera.
È la vita d’artista di una cantante illustre che si nega al divismo e alle manifestazioni enfatiche dei suoi cultori, pur avendo condiviso onori e oneri con le più alte personalità della musica operistica e da concerto sulle massime scene del mondo: Karajan e Giulini, Visconti e Jean Louis Barrault, Kleiber e Abbado, Strehler e Ronconi, Prêtre e Gavazzeni, Jean Vilar e Zeffirelli; Levine, Solti, Sinopoli, Bartoletti, Muti, Ozawa. Impossibile elencarli tutti, come i teatri, del resto, che ricordiamo nelle loro principali espressioni, dalla Scala al Metropolitan; le massime scene della Mitteleuropa e dell’area austro-tedesca; Londra e Parigi, Madrid e Buenos Aires, Mosca e Tokyo.

BREVE STORIA DEL TEATRO

Un luogo speciale nella storia dell’“illustrissima comunità”
Il Teatro Comunale è stato inaugurato nel 1841 con la denominazione Teatro dell’Illustrissima Comunità.
Nel 1838 il marchese Ippolito Livizzani, nella sua veste di podestà di Modena, convocò i conservatori dell’Illustrissima Comunità per decidere la costruzione di un nuovo spazio che avrebbe sostituito l’antica sala di via Emilia (1643 – 1859), ricca di glorie artistiche ma decrepita nelle strutture. La progettazione venne affidata a Francesco Vandelli, architetto della corte del duca Francesco IV di Modena, sotto il cui ducato si trovava a quell’epoca la città.
La nuova costruzione si inaugurò tre anni più tardi, la sera del 2 ottobre 1841.
Il teatro, come allora si scrisse, fu eretto “per il decoro della città e per la trasmissione delle arti sceniche”. Costruito sopra un’area di duemila e trecento metri quadrati, ebbe un costo complessivo che ammontò a 722.000 lire. L’onere risultò poi meno gravoso grazie alla cessione dei palchi a privati acquirenti, alla vendita dei materiali ricavati dalla demolizione delle case preesistenti e, infine, beneficiando di un sostanzioso “regalo del principe” che allora reggeva le sorti del piccolo ducato. Il resto della somma fu iscritto fra le voci di spesa dell’Illustrissima Comunità. Teatro nuovo e opera nuova, per tornare alla cerimonia del 2 ottobre 1841 che riservò i primi applausi al progettista Francesco Vandelli e al pittore Adeodato Malatesta, autore del pregevole sipario che tuttora decora il boccascena. L’opera con cui si celebrò l’inaugurazione fu Adelaide di Borgogna al castello di Canossa, nuovo melodramma in tre atti composto per l’occasione da Alessandro Gandini – a quel tempo direttore della musica di Corte – su libretto di Carlo Malmusi, poeta ducale. Secondo il costume dell’epoca, il ballo Rebecca, del coreografo Emanuele Viotti, completò la serata.
La vita e la storia del Comunale cominciò così e proseguì con alterne fortune fino al 1915, quando, a causa della “Grande Guerra”, fu costretto a sospendere la propria attività, per poi riprenderla, soltanto nel 1923. Dopo un inizio che fece sperare in un recupero del migliore passato, conobbe nuove vicissitudini fino al termine del secondo conflitto mondiale. La rinascita si ebbe negli anni Sessanta, con l’assunzione della gestione diretta dell’istituzione da parte del Comune di Modena il quale, oltre a riconfermare e potenziare la tradizionale attività operistica, introdusse e valorizzò sempre più le Stagioni teatrali dedicate ai concerti, ai balletti e alla prosa.
Nel 2002 è nata la Fondazione Teatro Comunale di Modena col compito di gestire il teatro. La Fondazione vede come fondatori originari il Comune di Modena e la Fondazione di Modena, ed è aperta a nuovi soci fondatori e sostenitori.

COMPLETATI I LAVORI ALLA GRATICCIA DEL TEATRO COMUNALE
L’intervento, del valore di 700 mila euro, consente ora di sopportare un carico di scena di 600 chilogrammi al metro quadrato. Sostituiti impianti di riscaldamento e ricambio d’aria

Sono stati completati i lavori di sostituzione della graticcia, il sistema che consente la movimentazione delle scene e dell’illuminazione del palcoscenico, al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena.
L’intervento, per un importo complessivo di 700 mila euro, è stato effettuato dal raggruppamento temporaneo d’impresa Marchi impianti – Candini restauri e ha riguardato anche la sostituzione degli impianti di riscaldamento e di ricambio d’aria, che consentiranno una maggiore omogeneità di temperatura tra i diversi ambienti della sala del teatro. Ulteriori interventi di natura altamente specialistica, come l’installazione di un nuovo sistema per lo spostamento delle scenografie e delle luci, sono stati realizzati da una realtà di nicchia specializzata in campo teatrale, vista la natura estremamente particolare delle realizzazioni.
Le nuove necessità legate all’allestimento degli spettacoli, che non prevedono più l’utilizzo di scene in tessuto ma spesso in materiali compositi piuttosto pesanti, richiedono una struttura in grado di sopportare un carico di 600 chilogrammi al metro quadrato. Attraverso la sostituzione della graticcia questo ora sarà possibile: i lavori hanno riguardato infatti la sostituzione dei travetti presenti al di sotto della graticcia con travi in lamellare, in grado di sopportare carichi superiori, e delle stagge in abete. Non sono invece stati oggetto di intervento i puntoni originari né gli elementi che rientrano nel sistema storico della torre scenica.
Con i lavori, il sistema delle americane, le strutture a traliccio metallico su cui scorrono i motori elettrici che azionano l’impianto luci, è ora svincolato dalle capriate storiche della copertura cui precedentemente erano fissate con rischio di sovraccarico: in particolare, è stato realizzato un sistema di capriate metalliche e carriponte (profili in cui scorrono elementi per la movimentazione di scena) collegato direttamente ai muri perimetrali dell’edificio.
Il teatro comunale, che quest’anno compie 180 anni, fu realizzato a partire dal 1838 dall’architetto Francesco Vandelli, già autore di opere come il Foro Boario e la chiesa di San Giovanni del Cantone, cui il duca Francesco IV assegnò l’incarico. I lavori furono completati in quattro anni e, nell’ottobre del 1841, venne inaugurato il teatro, composto secondo la tradizione italiana con platea ellittica, quattro ordini di palchi e un loggione, palcoscenico con area scenica dotata di graticcia con tavole di legno parallele al boccascena, interni riccamente decorati e un palco d’onore centrale sormontato dall’aquila estense rivestita in foglia d’oro. Negli anni ’30 la quarta fila di palchi fu modificata e trasformata in galleria aperta e, dopo il passaggio della gestione diretta al Comune di Modena a partire dagli anni ’70, nel 1984 presero il via lavori di restauro, con il ripristino di parte delle modifiche intervenute nel tempo. Un ulteriore restauro venne eseguito a partire dal 1994.

ph © rosellina garbo 2018

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