Cardiologia del Policlinico di Modena, alfabetizzazione digitale per ottimizzare i percorsi

La Struttura complessa, in prima linea nel trattamento delle aritmie, nel 2021 ha eseguito 150 ablazioni, in crescita rispetto agli anni precedenti del 20%

Solo il 25% dei pazienti cardiologici dai 75 anni in su utilizza mezzi digitali convenzionali come motori di ricerca, mail, smartphone e app. È il risultato dello studio pubblicato sul Journal of Geriatric Cardiology e firmato dalla Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena Policlinico, secondo cui l’alfabetizzazione digitale è buona tra i pazienti anziani qualora associata ad un livello alto di scolarità (diploma di scuola secondaria). “La medicina è fatta soprattutto di decisioni più che di prestazioni di routine: i sistemi digitali ci facilitano, ma vanno resi accessibili”. Sono le parole del professor Giuseppe Boriani, Direttore della Struttura complessa di Cardiologia del Policlinico di Modena e professore all’Università di Modena e Reggio, alla guida di un reparto di 17 medici e 44 fra infermieri, tecnici e Oss. Nel 2021 gli accessi al reparto sono stati 1800.

“Dobbiamo lavorare ancora molto – prosegue il professore – se vogliamo sfruttare questi preziosi strumenti digitali che celano molte potenzialità. Per farlo è necessario agire sull’educazione del paziente e dei caregiver. Siamo al principio di una strada complessa: il Covid ha dato il “via” all’espansione della telemedicina, che già attuavamo nei pazienti con dispositivi elettrici impiantati, ma bisognerà ancora investire molto per un ampio coinvolgimento di tutti i pazienti con cardiopatie e in particolare con scompenso cardiaco”.

Oltre al trattamento e follow up delle patologie cardiache, la Struttura di Cardiologia interviene sulle attività di emergenza-urgenza, in presenza di malattie acute e croniche e sulla prevenzione (vedi le iniziative di screening in collaborazione con l’Associazione Amici del Cuore). L’attività ambulatoriale, dalla diagnostica alla prevenzione, prevede il collegamento con gli altri ospedali della provincia, nonché con i medici di medicina generale sulle principali patologie cardiologiche, primo tra tutti lo scompenso cardiaco, nonché per le valvulopatie e le aritmie. Una particolare attenzione viene dedicata alla fibrillazione atriale, la più comune alterazione del ritmo cardiaco, affrontata in un ambulatorio “dedicato” dove i pazienti vengono selezionati per le più avanzate terapie di tipo farmacologico o interventistico, inclusa l’ablazione, in accordo con le risultanze di studi internazionali a cui il gruppo ha contribuito in modo importante.

La Cardiologia del Policlinico collabora strettamente con la Cardiologia dell’OCB di Baggiovara, diretta dal dottor Stefano Tondi. “In questi anni abbiamo lavorato in sinergia, mettendo in campo due importanti progetti nell’ambito del nostro Dipartimento: il percorso della cardiologia interventistica strutturale e le procedure di ablazione, che consentono interventi volti a trattare le aritmie. Nel 2021 ne sono state eseguite al Policlinico 150 ablazioni, in crescita rispetto agli anni precedenti del 20%, e tali procedure sono state eseguite anche in collaborazione con gli elettrofisiologi dell’OCB di Baggiovara”, riferisce il professor Boriani. “Un ulteriore esempio di sinergia fra Policlinico e OCB è testimoniato dal fatto che le due equipe di Emodinamica lavorano insieme al programma per le cardiopatie strutturali, che prevedono la sostituzione delle valvole con interventi percutanei volti ad evitare interventi a cuore aperto. Tali interventi vengono svolti a Hesperia Hospital, con back-up cardiochirurgico, coinvolgendo anche gli Anestesisti e i Chirurghi Vascolari dell’Azienda Ospedaliera”.

Nel contesto delle sempre maggiore importanza del settore della cardioncologia, anche il Policlinico è sensibile al trattamento dello scompenso cardiaco e di altre forme di patologia cardiaca come effetto a distanza delle chemioterapie o della radioterapia. “L’attenzione in questo settore è stata tradizionalmente molto concentrata sulla tossicità in acuto, ma vanno considerati anche gli effetti a lungo termine, visto che oggi abbiamo fortunatamente una ampia quota di soggetti trattati per patologia tumorale che sopravvive a distanza. È nostro dovere continuare a seguire questi pazienti, sorvegliando la insorgenza di problemi di scompenso o problemi aritmici o di ischemia con controlli a distanza, mediante una stretta collaborazione fra cardiologi e oncologi che stiamo intensificando”, conclude il professor Boriani.

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