I dati sulle demenze e la rete dei servizi a Modena (VIDEO)

dal 17 settembre torna l’appuntamento con la Settimana dell’Alzheimer

Il fenomeno delle demenze, in linea con le previsioni epidemiologiche legate all’invecchiamento della popolazione, non risparmia la nostra provincia, territorio in cui più del 20% della popolazione ha più di 65 anni. La demenza, infatti (causata da più di cento patologie diverse di natura degenerativa, vascolare o traumatica) rappresenta una delle principali cause di disabilità per le persone anziane. I primi sintomi sono spesso erroneamente attribuiti all’invecchiamento, o allo stress. Invece, in modo più o meno veloce, portano alla perdita dell’autonomia, dell’autosufficienza, e al dover dipendere dagli altri. Sono oltre 10.000 le persone affette da demenza in provincia di Modena (circa 70.000 in Emilia-Romagna), il 60% con la forma più nota e grave, l’Alzheimer. Nel 2021, nonostante il periodo di sospensione di parte delle attività a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, sono state eseguite dal sistema sanitario provinciale dedicato alla demenza (l’AUSL lavora in maniera integrata con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria sul percorso demenze) 8.524 prime visite (contro 6.904 nel 2019 e 5.697 nel 2020), con più di 5.000 nuove diagnosi di demenza. È stato avviato anche un percorso specifico per la cura dei casi, ad esordio atipico e più aggressivo (circa 300 casi in provincia di Modena al 31 dicembre scorso), che si verificano prima dei 65 anni: la cosiddetta demenza giovanile (o “Early Onset Dementia”), che il miglioramento della capacità diagnostica e tecnologica del sistema sanitario permette di far emergere sempre più tempestivamente. Una fotografia, quella del 2021, che conferma anche la presenza in tutta la provincia modenese di una rete territoriale e ospedaliera capace di fornire un’assistenza qualificata: sono attivi 10 CDCD – Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (3 ospedalieri e 7 territoriali), 5 Nuclei residenziali nelle Case Residenza Anziani (CRA) per l’assistenza temporanea (Modena, Carpi, Mirandola, Pavullo e Formigine), 2 Centri diurni specialistici (Modena e Carpi) e un nucleo ospedaliero dedicato alla gestione dei gravi disturbi comportamentali situato presso la Casa di cura accreditata Villa Igea di Modena che permette di rispondere a molte emergenze legate a questo problema, supportando le famiglie e avviando il sostegno necessario. Tutti i progetti che il sistema locale ha messo e sta mettendo in campo in questi anni sono il frutto di uno straordinario sforzo collaborativo, solo in parte limitato dall’emergenza legata alla pandemia, ma attualmente in piena ripresa, attuato in molti ambiti nella nostra comunità, che vede insieme le Aziende Sanitarie, il Comune, l’Università, le Associazioni dei familiari, uniti per rispondere a una delle grandi priorità di salute pubblica del nostro tempo che interessa un numero sempre crescente di famiglie. Al 31 dicembre 2021 i casi di demenza in provincia di Modena sono pari a 11.990 (1.728 in più rispetto al 2020, anno in cui si è avuta una diminuzione delle diagnosi a causa di una riduzione del numero degli accessi al CDCD durante il periodo del lockdown), numero che è destinato ad aumentare in rapporto all’invecchiamento della popolazione: la fascia degli over 85enni è in incremento ed è anche quella dove la demenza incide di più (arriva a percentuali del 30-40%) ed è prevalente nel sesso femminile. La prevalenza nella nostra provincia (fonte RER) è di 24,9% per 1.000 abitanti. Sul totale, la percentuale di malati di Alzheimer è del 60%. Le percentuali dei pazienti che fanno ricorso all’Assistenza domiciliare integrata (25,1%, corrispondente a 2.711 persone con demenza, contro i 1.994 del 2020) e quelle assistite in CRA (20,8%, ovvero 2.247 persone con demenza) e in hospice (0,6%, corrispondenti a 69 persone) rappresentano la fascia di popolazione affetta da forme di gravità maggiore. Fondamentale nella gestione del percorso demenze è il ruolo del medico di medicina generale non solo per l’intercettazione precoce dei casi (se la demenza viene diagnostica e presa in carico in fase precoce si riducono le complicanze della malattia e migliora la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie), ma anche per il monitoraggio della malattia, spesso associata alle più diffuse patologie croniche dell’anziano, che permette di ridurre accessi in Pronto Soccorso e ricoveri inappropriati in Ospedale. Nel 2021 la medicina generale, tramite il progetto di gestione integrata approvato già da molti anni dall’AUSL di Modena, ha avuto in carico 4.600 persone con demenza (6.017 nel 2020) con una flessione delle “prese in carico” per le difficoltà legate al periodo Covid. I dati del 2021 mostrano un incremento dei casi con la ripresa delle attività (che non si sono mai interrotte in quanto le urgenze sono state sempre garantite e molte attività di monitoraggio sono state effettuate con modalità a distanza e telemedicina), anche grazie al potenziamento della rete di assistenza dedicata ai disturbi cognitivi che vede in prima linea i geriatri della struttura complessa Disturbi Cognitivi e Demenze dell’ AUSL (diretta dal dottor Andrea Fabbo) oltre a psicologi, infermieri e terapisti occupazionali. In particolare la figura del terapista occupazionale, innovazione legata al potenziamento della rete dei servizi territoriale da parte dell’AUSL, permette di effettuare programmi di trattamento a domicilio finalizzati da un lato al mantenimento delle autonomie delle persone con demenza (attività fondamentale per ridurre l’impatto della disabilità legata a demenza) e dall’altro al controllo dei disturbi comportamentali (spesso causa di ricoveri ospedalieri inappropriati e complicanze).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.