Il serial killer Pasquale Concas condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’avvocatessa Morandi

è la richiesta avanzata dalla procura di Modena durante l’udienza in rito abbreviato per l’omicidio dell’ex-avvocato Elena Morandi. I fatti risalgono al settembre 2017: secondo le indagini l’uomo, approfittando dello stato confusionale della donna, che quel giorno aveva abusato di alcol e medicinali, l’avrebbe uccisa per rubarle il computer e alcune centinaia di euro. Poi, per cancellare le tracce, avrebbe dato fuoco al letto dell’abitazione simulando un incidente domestico. L’ipotesi fu però subito scartata dagli investigatori della squadra mobile che nonostante l’incendio riuscirono a trovare elementi da metterli sulle tracce del Concas.

il serial killer Pasquale Concas è stato giudicato oggi con rito abbreviato e condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’avvocato modenese Elena Morandi. La donna fu trovata cadavere nella sua abitazione a seguito di un incendio a fine settembre 2017. In base a quanto ricostruito dagli agenti della squadra mobile, Concas la ammazzò di botte, voleva rapinarla dei pochi soldi che custodiva in casa.

SERIAL KILLER AVEVA UCCISO ALTRE DUE DONNE

Nell’aprile scorso nei confronti del magazziniere sardo la Cassazione aveva rigettato il ricorso presentato dalle difese, confermando la sentenza pronunciata in appello per il delitto della prostituta ungherese di 24 anni Arietta Mata, trovata morta nel gennaio 2018 lungo il tratto ferroviario di Gaggio. I giudici hanno motivato la condanna a vent’anni di carcere nei confronti del 51enne sardo Pasquale Concas descrivendolo come “cinico e crudele vista la modalità del delitto: ha ucciso una ragazza di soli 23 anni con brutalità, sottoponendo il cadavere ad uno scempio al fine di simularne il suicidio”. I giudici avevano sottolineato come la personalità di Concas emergesse già dal precedente delitto – ovvero l’assassinio, nel ’94 ad Olbia dell’anziana Loredana Gottardi, colpita alla testa e sgozzata – così come dalle indagini sull’omicidio dell’avvocato Elena Morandi. A seguito dell’autopsia sul cadavere della donna emersero numerose fratture ed ecchimosi di natura ‘contusiva’ e traumatica che si erano verificate in rapida successione. Gli inquirenti hanno dimostrato come l’ex avvocato – trovato appunto riverso a terra, in bagno – non cercasse una via di salvezza dal fuoco – appiccato poco dopo – ma dal suo assassino. Le ustioni da calore erano localizzate inoltre nella parte posteriore del corpo, riverso a terra e non sulla testa come invece avrebbero dovuto risultare nel caso in cui la vittima fosse deceduta per le inalazioni da monossido sprigionate dal materasso su cui inizialmente si pensava fosse coricata.

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